Marco
ormai è grandicello e frequenta già la classe terza elementare, ed anche se è
rimasto piuttosto gracile e pallido di aspetto, però si è inserito piuttosto
bene sia tra i compagni di scuola che nel gruppo di quei ragazzetti che si
ritrovano nei pomeriggi lungo la strada dove abitano. Certe volte tutti insieme
si spingono anche fino ad uno spiazzo incolto poco lontano, e spesso giocano
col pallone improvvisando piccole squadre di calcio. Lui crescendo è rimasto
abbastanza schivo di carattere, e nei giochi che affrontano non figura mai tra
coloro che si pongono in prima fila, e poi non brilla certo per delle doti o un
talento particolare, anche se in ogni caso riesce a mostrarsi già più socievole
dei periodi trascorsi. Spesso però prosegue come sempre ha fatto a starsene da
solo nel giardinetto dietro casa, magari per osservare a lungo le formiche o
per svolgere qualche semplice attività per conto proprio. In famiglia tutto
procede piuttosto bene, e quelle volte in cui sua sorella porta a casa qualche
amica o qualche compagna di scuola, a Marco fa sempre piacere quando quelle
ragazze un po’ più grandi di lui si mostrano disposte a coprirlo di complimenti
e di parole affettuose, quasi come fosse un piccolo bambolotto da strapazzare,
tanto che si lascia incoraggiare spesso nello stare insieme a loro magari a
disegnare, mentre semplicemente tutte studiano o ripassano le lezioni
scolastiche.
Poi
giungono le festività natalizie, e fuori fa ormai troppo freddo per uscire a
giocare in strada con gli amici, per cui lui preferisce starsene in casa,
magari vicino alla stufa, e riguardare semplicemente le illustrazioni di
qualche vecchio libro di fiabe per bambini. Due o tre giorni prima della fine
dell’anno però la mamma un pomeriggio prende per mano Marco e sua sorella per
accompagnarli in un cinema poco lontano da casa, dove proiettano una pellicola
adatta anche ai bambini. A lui piace molto immergersi nelle storie che vede
scorrere davanti agli occhi, e difatti apprezza molto anche quella vicenda
ambientata in altra epoca, ma è quando tutt’e tre tornano verso casa che
qualcosa inizia a non andare più del tutto bene: tira vento per strada, fa
freddo, e Marco prova dei brividi in tutto il piccolo corpo, tanto che una
volta arrivati nel loro appartamento sua mamma si accorge che lui ha già un po’
di febbre, e subito lo mette a letto. Il medico viene per visitarlo il giorno
seguente, a lui la temperatura intanto non è scesa per niente, anche se non è
altissima, ma il dottore è implacabile nella sua diagnosi, e dice che non si
tratta di una semplice influenza, ma di una ripresa della vecchia malattia di
cui è stato sofferente tre anni prima.
Naturalmente in
casa c’è subito aria di sgomento, soprattutto per il consiglio del medico accompagnato
da un foglio che ne attesta le motivazioni nel prescrivere un ricovero
ospedaliero quasi immediato, al fine di diagnosticare, tramite una serie di
analisi cliniche specifiche, il livello della malattia a cui si sono attestate
le condizioni di Marco, e poi procedere all’attivazione di una cura il più
possibile efficace, anche alla luce dei trascorsi di quel bambino, attività a
cui da casa sarebbe impossibile dare corso. Sua sorella Loriana piange, forse
avvertendo anche la tensione e il dolore che prova sua madre, e lui appare
ancora più piccolo di quello che è, preso in mezzo ad un guaio di cui non
riesce neppure a rendersi conto. Quando poi suo padre torna dal lavoro, le cose
si fanno ancora più concrete, e quella sensazione di dramma che si respira
sembra entrare in quell’appartamento insieme agli ultimi giorni dell’anno,
quando tutti si preparano a festeggiare l’inizio di quello nuovo. Lui ha ancora
freddo, si stringe nelle coperte del suo lettino, cerca una posizione quasi di
riparo mentre sente incombere su di sé qualcosa da cui non può in nessun modo
difendersi, e poi ha male alla testa, un dolore forte e persistente che sembra
volerlo proprio tormentare.
È esattamente il
primo giorno dell’anno nuovo quando suo padre e sua madre lo portano in
ospedale, e lui già sapendo cosa trovare tra quelle corsie, tenta di fare una
strenua resistenza, come se la sua volontà avesse un peso nella sua condizione.
Eppoi piange, ed anche i suoi genitori piangono un po’, anche se a turno
trovano parole di incoraggiamento per lui, dando per certo che sarà soltanto
per un breve periodo, <<solamente qualche giorno, e poi vedrai, tornerai
a casa in piena salute, a giocare con i tuoi compagni, e a riprendere ad andare
a scuola come tutti>>. Marco alla
fine ci crede, non può fare altrimenti, e quindi si lascia convincere che tutto
questo è soltanto per il suo bene, e che a questo punto non potrà fare
nient’altro che accettare quel periodo così odioso, che da lì a poco si
rivelerà lungo oltre misura, e disseminato di vari periodi da trascorrere in
diversi ospedali della regione, alla ricerca per lui di una cura che si dimostri
davvero efficace.
Bruno Magnolfi