Quando sono
insieme con mia zia generalmente sto bene, anche se lei si comporta spesso in
modo piuttosto duro con me, in qualche caso dettandomi dei veri propri ordini di
comportamento ed aspettandosi ogni volta che io le obbedisca senza mai
ribattere. A me non importa troppo dover dare seguito alle sue maniere, perché
anche mia mamma dice che lei è abituata a stare da sola e che il suo
comportarsi deriva semplicemente dal fatto di non avere qualcuno che si faccia
avanti a contraddirla o a tirare fuori delle opinioni differenti dalle sue.
Perciò, secondo il mio parere e quello di mia mamma, la zia è una persona semplicemente
da compatire, e per me accondiscendere alla sua volontà è solo un modo per
dimostrarle come si può essere diversi da lei ed evidenziare in questo modo una
personalità ben più malleabile e maggiormente disponibile della sua. Le faccio
capire che sbaglia, quando le obbedisco senza preoccuparmi d’altro, oppure che
si può essere diversi proprio nel momento in cui annuisco alle sue frasi
spigolose, e ci sono comunque certe occasioni in cui noto che la zia si
irrigidisce, forse riflettendo a fondo sui piccoli errori che a volte sembra
inanellare, anche se poi durano poco quelle sue perplessità, riprendendo subito
con i suoi tipici modi di fare e di atteggiarsi. Per il resto però con me risulta
molto affettuosa e nei miei confronti si comporta in maniera estremamente generosa,
certe volte portandomi addirittura in qualche negozio elegante della città per
lasciarmi scegliere qualcosa che mi piace e che non chiederei mai di comperare ai
miei genitori, sapendo bene che loro non potrebbero permettersi degli acquisti
di quel genere.
Quando
viene a casa nostra per una visita di cortesia o a prendere me, si siede da una
parte ed inizia con molta calma a raccontare qualche vicenda raccolta tra i
corridoi del suo posto di lavoro, storielle che naturalmente le sembrano
particolarmente interessanti. A me e a mia mamma ci risultano i suoi sempre dei
fatti e delle storie molto avvincenti, forse soltanto perché la zia si dimostra
capace di narrare tutto in un modo talmente particolare e rilevante da rendere ogni
piccola vicenda un elemento di gran risalto, e difficilmente ci permettiamo di
interromperla o di farle delle domande, a meno che non siano assolutamente necessarie
ed estremamente adeguate all’argomento. Lei in questi casi si limita a sorridere,
ci guarda per un attimo dietro ai suoi occhiali che sembrano quasi una sua
maschera, e poi riprende a parlare sempre con le sue frasi lente e ben
articolate attorno alle vicende del sindaco, degli impiegati suoi colleghi, e delle
cose inerenti agli uffici comunali dove lei lavora. Probabilmente la mamma prova
persino dell’invidia per qualcosa del suo carattere e delle sue capacità, però
quando la zia ci saluta per andarsene, lei sembra tirare un gran sospiro di
sollievo, come se la sua presenza avesse messo in qualche difficoltà la sua
sopportazione.
Io resto in
silenzio per quasi tutto il tempo, anche se ascolto attentamente tutto quanto,
poi cerco di dimostrarmi particolarmente incoraggiante nei confronti della zia,
al punto da farmi invitare per il giorno seguente, oppure quello dopo, a fare
un giro a piedi assieme a lei lungo le vecchie strade della nostra cittadina, e
magari restare a cena a casa sua, con la scusa di farle un po’ di compagnia,
prima di farmi riaccompagnare a casa. Mio fratello in tutti questi casi resta sempre
piuttosto in disparte, come se la sua timidezza trovasse nella zia una normale sponda
di sostegno, tanto da essere lasciato in silenzio nel suo angolo ad occuparsi
semplicemente dei suoi piccoli giocattoli e dei suoi insignificanti pensieri per
quasi tutto il tempo della presenza dell’ospite dentro casa nostra. A lei con
ogni probabilità non piace troppo quella sua presenza, anche se la tollera con
semplicità, ed è difficile che mostri anche una semplice espressione di
intransigenza nei suoi confronti, nonostante non usi quasi mai un vero gesto
spontaneo di carineria verso di lui. Forse tutto questo alla mamma un po’
dispiace, ma oramai si è talmente abituata a questi comportamenti da non farci
più neppure caso.
In generale
comunque, la vera intesa che tiene insieme tutto quanto è quella che si
sprigiona tra me e la zia quando rimaniamo da sole a parlare di tutti gli
argomenti che ci possono saltare in mente; lei intuisce molte delle cose che
spesso io forse non riuscirei a comunicarle, e su questa base certe volte,
senza neppure guardarmi e quasi dando poca importanza a ciò che le ho appena detto,
riesce a porre in maniera semplice e veloce delle domande talmente argute ed
inerenti a ciò che stavo cercando di spiegare da mettermi quasi in imbarazzo. Io
tento in ogni caso di seguire i suoi pensieri un po’ intrigati, però mi perdo
facilmente, e se c’è qualcosa che vorrei tenerle in grande segretezza, arriva
con facilità il momento in cui tutto nelle sue parole viene rapidamente svelato,
ed io resto come una sciocca a dover comportarmi in modo più sincero di quanto
avrei voluto.
Bruno
Magnolfi