La casa
della zia è piuttosto piccola, perciò a me fa dormire nel suo salotto, sopra ad
un letto improvvisato su quello stesso divano dove si trascorrono molte serate nel
seguire qualche programma televisivo che piace a lei, e che insieme alla cucina
e alla sua camera mostra un appartamento del tutto essenziale, con un tavolo per
la cena talmente ristretto che ci possiamo stare sedute praticamente soltanto noi
due. La zia è contenta di occuparsi di sua nipote, abituata com’è a stare
sempre da sola, però in molti casi dimostra di avere accumulato una serie di consuetudini
che a me sembra impossibile scalfire, tanto che normalmente è subito pronta a
rimproverarmi per qualcosa fuori posto, oppure per un semplice gesto compiuto da
me in una maniera un po’ differente da come lei lo ha immaginato. In quei
momenti quasi sempre io resto ferma e in silenzio, e lei appare un po’ rigida,
quasi severa, ma subito dopo poi riconosce facilmente che forse quella semplice
cosa che l’ha fatta innervosire non è poi tanto importante, anche se rimane
testardamente della stessa opinione. Così, se cerco di aiutarla in qualcosa,
devo stare molto attenta a ricordare ognuno dei modi che segue nel dare corso a
certe procedure, e poi rispettare quelle piccole regole che sono quasi una
legge nel suo appartamento. A me sembra che la zia certe volte si lasci
prendere anche troppo la mano, e quando compio qualcosa di diverso da come lo
farebbe lei, pare addirittura che in qualche maniera io stia mancandole quasi di
rispetto. Ha uno sguardo accigliato, l’espressione seria e anche grave, e poi resta
in silenzio, forse per evitare di sgridarmi o di dire cose di cui in seguito
potrebbe addirittura pentirsi.
Però la zia
in molte cose è spesso generosa, e sugli aspetti a cui non è particolarmente interessata
lascia che io compia le mie scelte, salvo criticarmele, almeno certe volte, ma
in maniera tutto sommato abbastanza bonaria. La sua cena è composta di pochi
piatti generalmente cucinati con scarso interesse, quasi sempre gli stessi, e per
sua abitudine esiste un numero impressionante di cibi che si rifiuta assolutamente
di mangiare, tanto che io immagino in vita sua non li abbia mai neppure
assaggiati. Allo stesso modo credo di non averla mai né vista né sentita ridere
forte, ad esempio, ed anche se qualcosa la diverte parecchio, lei si limita a
sorridere stringendo gli occhi e le labbra, mentre le appaiono delle rughe
sopra la faccia che normalmente non ha. Non alza la voce, appare sempre piuttosto
calma e pacata, anche se è la sua semplice espressione severa che indica in
qualche caso qualcosa per cui non prova piacere. Secondo me sicuramente è una
persona un po’ strana, ma non le direi mai una cosa del genere in modo diretto,
perché sono sicura che ne resterebbe piuttosto offesa, fino a non rivolgermi
neppure una parola per chissà quanto tempo. Mia mamma, che ne è la sorella
minore, mi ha detto che da giovane la zia aveva avuto un fidanzato, però in
seguito, quando quella relazione è terminata, non ha più desiderato tentare dei
rapporti sentimentali.
Io sono
convinta che tante manie accumulate da lei derivano proprio dal suo starsene perennemente
da sola, frequentare pochissime persone, ed infine non concedere mai delle
confidenze ad estranei, restando seria ed in silenzio anche quando il salumiere
del negozio accanto a casa le dice qualcosa giusto per scherzo, oppure quando qualche
vicino di casa la saluta in un modo a suo parere poco formale. In un paio di pomeriggi
mi ha portato con sé fin dentro agli uffici dove svolge il suo lavoro durante
la mattina, forse per consegnare qualche documento urgente, non saprei, ed io
mi sono immediatamente resa conto che anche in quel luogo nessuno tra i suoi colleghi
si permette di dirle qualcosa che non sia dettata dalle strette informazioni
professionali. Insomma, è una persona riservata che non concede familiarità, ed
io capisco sempre di più la mia mamma quando afferma che la presenza di una
ragazzina come me all’interno della sua giornata serve di più a lei che a me
stessa. Personalmente non mi dispiace affatto frequentare casa sua, ma non
soltanto perché la zia trova sempre delle scuse per farmi qualche piccolo
regalo: mi piacciono certe volte i suoi modi di fare e di comportarsi, e
soprattutto la sua maniera di non porre mai nei miei confronti delle domande
dirette, che a me generalmente mettono sempre un po’ troppo a disagio.
Con lei
scopro ogni volta il valore del silenzio e della solitudine, e poi la potente capacità
di caricare anche soltanto un piccolo gesto, oppure un’unica sola espressione,
di talmente tanto valore che al confronto forse non sarebbe neppure sufficiente
parlare o descrivere qualcosa per un’ora intera. Forse, per esempio, lei mi
osserva con grande attenzione mentre sono concentrata sui miei compiti
scolastici che svolgo, però ogni volta è come se mi lasciasse, almeno in casa
sua, piena libertà di fare e di pensare ciò che maggiormente desidero, e questo
per me è già molto importante.
Bruno
Magnolfi