Nei
primi giorni che seguirono la data del nostro matrimonio, e dopo il breve
viaggio di nozze che si fu in grado di permetterci, mio marito era sembrato
adattarsi piuttosto bene alla sua nuova vita, al nostro nuovo appartamento semi
ammobiliato che avevamo preso in affitto, ed anche alla compagnia di una moglie
giovane come me che attendeva spesso il suo ritorno dal lavoro, affacciata alla
finestra del primo piano della palazzina dove abitavamo, come immaginavo fosse del
tutto naturale. Ma dopo poco lui disse che aveva da parlare di lavoro con
qualcuno, e che per questo motivo sarebbe uscito quella sera per incontrarsi
con una certa persona in un caffè del centro. <<Torno presto>>, aveva
aggiunto, e così, una volta consumata la cena, si cambiò ed uscì da casa,
premendo con calma sui pedali della sua bicicletta lungo la strada quasi deserta.
Effettivamente non tornò neppure troppo tardi, ma dopo pochi giorni mi fece
capire che per lui uscire da casa e frequentare quel caffè dove si incontrava
con gli amici per chiacchierare, prendere accordi di lavoro, giocare a carte o
a biliardo, era del tutto normale, lo aveva sempre fatto, al punto che la
domenica successiva, prima di fare una breve passeggiata tra le vie della
nostra cittadina, portò anche me in quel locale a bere qualcosa, soprattutto credo
per presentare a quei suoi conoscenti la propria moglie.
Nel giro di poche
settimane, come avevo subito sospettato, Franco iniziò ad uscire con regolarità
ogni sera, senza più neppure accampare delle scuse o dire qualcosa a riguardo,
semplicemente prendendo la sua giacca e lasciandomi con un bacio frettoloso. Io
non dissi niente, in fondo a me non dispiaceva neanche troppo rimanere da sola
per qualche ora: generalmente nelle serate portavo avanti qualche piccolo
lavoro di cucito che mi procurava tanta soddisfazione, mentre distrattamente
ascoltavo a basso volume qualche trasmissione della radio, senza preoccuparmi
d’altro. Credo non fosse qualcosa di male quello starsene ciascuno per proprio
conto, anzi, a mio modo di vedere, la libertà di occuparsi ognuno delle cose da
cui eravamo maggiormente attratti mi sembrava come una manifestazione di
fiducia l’uno verso l’altra che forse poteva addirittura rafforzare il nostro matrimonio.
Così non trovai niente in contrario nei confronti di quel comportamento, ed anche
se di seguito iniziai qualche volta ad uscire nel pomeriggio con le mie amiche
di vecchia data, evitavo di dirlo a mio marito, visto che tanto Franco era
impegnato in quelle ore con il suo lavoro, immaginando comunque che a lui non desse
alcun fastidio il mio reciproco bisogno di parlare e di confrontarmi con delle altre
persone, anche se quando poi rientrava a casa evitavo l’argomento e gli
lasciavo credere che fossi stata tra quelle quattro mura per tutto il giorno.
Ma quando casualmente
mi incontrò per strada insieme a due ragazze insieme alle quali in quel momento
stavo ridendo per delle sciocchezze che loro raccontavano, vidi subito la sua
espressione rabbuiarsi mentre si avvicinava, ed anche se non mi disse niente
soffermandosi con la sua bicicletta soltanto un momento per un semplice e generico
saluto, io compresi perfettamente la sua contrarietà. Più tardi a casa sembrava
addirittura evitare di parlarmi, ed io naturalmente cercai di tenere un
comportamento il più possibile normale nei suoi confronti, proseguendo ad
occuparmi delle mie cose come sempre facevo. La faccenda proseguì addirittura per
alcuni giorni, fino a quando mio marito disse ad un tratto che non era contento
che io andassi a giro con le amiche come se non fossi una donna ormai sposata,
ed io con semplicità abbassai lo sguardo e non replicai in nessuna maniera. La
soluzione a mio parere stava già nei fatti: se lui proseguiva ad uscire la sera
per incontrarsi con gli amici, allo stesso modo, quando ne avevo voglia, io mi
sentivo nel diritto di frequentare le mie conoscenze, senza che ci fosse da
affrontare alcuna discussione in merito. Però nel periodo seguente cercai di
essere piuttosto attenta, evitando un nuovo incontro come già era avvenuto, e
le cose devo dire filarono via lisce, tantopiù che certe volte uscivo anche con
mio fratello, e poi naturalmente andavo spesso a far visita ai miei anziani
genitori.
In ogni caso penso che
non aver dato a mio marito in quel caso alcuna risposta, e non essermi
ripromessa qualcosa di cui in seguito mi sarei probabilmente pentita, fu motivo
per far comprendere a Franco l’assurdità delle sue riflessioni, tanto più che
niente mi si poteva rimproverare sia nel mio comportamento di moglie che di
futura madre. Lui non tornò più sull’argomento, e secondo me dovette digerire poco
per volta ciò che si era manifestato evidente ai suoi occhi, anche in
considerazione del fatto che io non avevo mai detto una sola parola di
contrarietà circa i comportamenti da lui tenuti. In seguito, accaddero altre
cose importanti, ma fu solo dopo che rimasi incinta, peraltro senza che
avessimo volutamente cercato un evento di quel genere, che iniziai a
comprendere quanto quel paio d’anni in cui avevo proseguito a vedermi con tutte
le persone che conoscevo erano stati comunque un bel periodo, qualcosa di cui
conservare una buona memoria.
Bruno Magnolfi