<<Quella
è proprio una bella famiglia>>, dice il negoziante di generi alimentari
ad una cliente di lunga data, sola persona presente oltre lui intorno al suo
banco, indicando con lo sguardo la donna che è appena uscita dall’esercizio e
che abita poco più avanti lungo la strada. <<Peccato che il figlio più
piccolo lamenti dei gravi problemi di salute, e che abbia visitato già diversi
ospedali della regione senza risultato. Il fatto è che i medici non riescono a
comprendere da che cosa sia causato il principio del suo male, per cui continuano
ad analizzarlo e a somministrargli dei palliativi senza riuscire a risolvere il
problema. Il bambino è smunto, pallido, emaciato, e i suoi genitori ovviamente si
disperano per questa situazione>>. La cliente annuisce, conosce di vista
quella famiglia, e solo vagamente è a conoscenza di quello che sta capitando a
quelle persone, anche se al momento esprime una frase generica che non dà il
senso di una reale solidarietà. <<Forse c’è qualcosa di genetico che quella
famiglia si sta portando dietro>>, dice con un tono che sembra voler
sottolineare un qualche senso di colpa di quei genitori. Il negoziante lascia
cadere l’argomento, proseguendo comunque a servire la cliente, ingollando
quello che in cuor proprio avrebbe desiderio di esprimere, ma trattenendosi dal
farlo. Poi, quando la donna esce, lui vorrebbe non aver mai detto nulla di ciò
che si è lasciato sfuggire, anche se i suoi sentimenti restano naturalmente inalterati.
Spesso in
ognuno nasce improvvisa e inspiegabile la necessità di trovare un colpevole per
ogni cosa, anche se è materialmente impossibile. Lei sa che deve parlare dei
propri problemi familiari il meno possibile, anche se certe volte sente forte la
necessità di essere compatita, e di ricevere qualche parola di sostegno per la
situazione che da tempo si trova a dover affrontare. Suo marito, probabilmente,
riesce con più facilità a distrarsi sul suo posto di lavoro, ma è lei che si
trova a portare il fardello maggiore, oltretutto dovendo spesso timidamente interloquire
con i medici, per poi riportare con delle parole abbastanza appropriate, magari
alleggerite del crudo responso della scienza, quello che secondo lei sta a metà
strada tra la speranza agognata della guarigione definitiva e in tempi brevi, e
la dura verità ascoltata nella interpretazione asciutta fornita dalle analisi. Non
si sente adatta per affrontare quel compito, quel dover in qualche modo incoraggiare
tutti in famiglia, per primo naturalmente suo figlio Marco, e poi convincere
con semplicità che il quadro clinico sta migliorando, e che ci vuole solamente ancora
un po’ di pazienza. Questo dice a suo marito, proprio lei che di pazienza non
ne ha quasi più, e in certe sere si sente piegata dalla situazione a cui
continua a far fronte. Qualcuno nel vicinato le chiede qualcosa incontrandola
per strada mentre torna dalla stazione ferroviaria ogni sera, e lei cerca di
sorridere con la sua faccia stanca, lo sguardo ancora perso tra le corsie
d’ospedale in mezzo a quei camici bianchi che hanno imparato ormai a conoscerla.
Ma le sue brevi risposte non sono mai esaustive, e sembrano semplicemente accarezzare
il problema, come per evitare che qualcosa di segreto si imbizzarrisca e faccia
peggiorare lo stato delle cose.
L’acquisto
frettoloso di ciò che serve per la cena in quel negozio dei generi alimentari poi,
assume almeno per qualche momento quel briciolo di semplice ritorno ad una
normalità tanto desiderata ma che sembra però sfuggirle di mano da un attimo
all’altro, e lo sguardo di quel gestore, che oramai non le chiede più nulla
avendo compreso perfettamente che non c’è al momento ancora nessuna novità di
cui parlare, è quello di una persona che vorrebbe accorarsi di fronte alla
donna, ma cerca invece di farle coraggio, sorride mentre la serve, aggiunge
anche qualcosa di divertente, e forse applica un piccolo sconto sul prezzo
degli acquisti, non perché questa donna abbia mai chiesto una cosa di quel
genere, ma soltanto perché lui si sente subito migliore nel comportarsi così.
Forse il momento più difficile è proprio il suo rientrare in casa, preparare alla
svelta qualcosa per la cena, fingere il ritorno ad una vita già normale, dove l’aria
non sia ammantata dall’odore dell’etere. La bambina grande ha preso un ottimo
voto a scuola quest’oggi, come spesso le capita è giusto dire, e naturalmente tutti
ne sono orgogliosi mentre fa vedere il foglio ai propri genitori con il
giudizio della maestra a fondo pagina. La mamma tenta in questo modo di
rallegrarsi, vorrebbe forse stringerla a sé, farle sentire così il proprio
calore, ma non ci riesce, e poi ha paura di commuoversi troppo, di lasciarsi
andare a quella stanchezza profonda di cui si sente ancora più preda innocente.
Suo marito
la osserva per un attimo, ed anche lui tenta di sorridere, ma si vede che è
sfuggente, ed anche se vorrebbe dare forza alla sua famiglia, e stringere i
denti per superare presto il momento difficile che sta attraversando ormai da
troppo tempo, alla fine resta in silenzio, perché dentro di sé non trova le
parole per esprimere qualcosa che assuma un senso vero a ciò che sta capitando.
Bruno
Magnolfi