mercoledì 20 maggio 2026

Senso vero.


            <<Quella è proprio una bella famiglia>>, dice il negoziante di generi alimentari ad una cliente di lunga data, sola persona presente oltre lui intorno al suo banco, indicando con lo sguardo la donna che è appena uscita dall’esercizio e che abita poco più avanti lungo la strada. <<Peccato che il figlio più piccolo lamenti dei gravi problemi di salute, e che abbia visitato già diversi ospedali della regione senza risultato. Il fatto è che i medici non riescono a comprendere da che cosa sia causato il principio del suo male, per cui continuano ad analizzarlo e a somministrargli dei palliativi senza riuscire a risolvere il problema. Il bambino è smunto, pallido, emaciato, e i suoi genitori ovviamente si disperano per questa situazione>>. La cliente annuisce, conosce di vista quella famiglia, e solo vagamente è a conoscenza di quello che sta capitando a quelle persone, anche se al momento esprime una frase generica che non dà il senso di una reale solidarietà. <<Forse c’è qualcosa di genetico che quella famiglia si sta portando dietro>>, dice con un tono che sembra voler sottolineare un qualche senso di colpa di quei genitori. Il negoziante lascia cadere l’argomento, proseguendo comunque a servire la cliente, ingollando quello che in cuor proprio avrebbe desiderio di esprimere, ma trattenendosi dal farlo. Poi, quando la donna esce, lui vorrebbe non aver mai detto nulla di ciò che si è lasciato sfuggire, anche se i suoi sentimenti restano naturalmente inalterati.

            Spesso in ognuno nasce improvvisa e inspiegabile la necessità di trovare un colpevole per ogni cosa, anche se è materialmente impossibile. Lei sa che deve parlare dei propri problemi familiari il meno possibile, anche se certe volte sente forte la necessità di essere compatita, e di ricevere qualche parola di sostegno per la situazione che da tempo si trova a dover affrontare. Suo marito, probabilmente, riesce con più facilità a distrarsi sul suo posto di lavoro, ma è lei che si trova a portare il fardello maggiore, oltretutto dovendo spesso timidamente interloquire con i medici, per poi riportare con delle parole abbastanza appropriate, magari alleggerite del crudo responso della scienza, quello che secondo lei sta a metà strada tra la speranza agognata della guarigione definitiva e in tempi brevi, e la dura verità ascoltata nella interpretazione asciutta fornita dalle analisi. Non si sente adatta per affrontare quel compito, quel dover in qualche modo incoraggiare tutti in famiglia, per primo naturalmente suo figlio Marco, e poi convincere con semplicità che il quadro clinico sta migliorando, e che ci vuole solamente ancora un po’ di pazienza. Questo dice a suo marito, proprio lei che di pazienza non ne ha quasi più, e in certe sere si sente piegata dalla situazione a cui continua a far fronte. Qualcuno nel vicinato le chiede qualcosa incontrandola per strada mentre torna dalla stazione ferroviaria ogni sera, e lei cerca di sorridere con la sua faccia stanca, lo sguardo ancora perso tra le corsie d’ospedale in mezzo a quei camici bianchi che hanno imparato ormai a conoscerla. Ma le sue brevi risposte non sono mai esaustive, e sembrano semplicemente accarezzare il problema, come per evitare che qualcosa di segreto si imbizzarrisca e faccia peggiorare lo stato delle cose.

            L’acquisto frettoloso di ciò che serve per la cena in quel negozio dei generi alimentari poi, assume almeno per qualche momento quel briciolo di semplice ritorno ad una normalità tanto desiderata ma che sembra però sfuggirle di mano da un attimo all’altro, e lo sguardo di quel gestore, che oramai non le chiede più nulla avendo compreso perfettamente che non c’è al momento ancora nessuna novità di cui parlare, è quello di una persona che vorrebbe accorarsi di fronte alla donna, ma cerca invece di farle coraggio, sorride mentre la serve, aggiunge anche qualcosa di divertente, e forse applica un piccolo sconto sul prezzo degli acquisti, non perché questa donna abbia mai chiesto una cosa di quel genere, ma soltanto perché lui si sente subito migliore nel comportarsi così. Forse il momento più difficile è proprio il suo rientrare in casa, preparare alla svelta qualcosa per la cena, fingere il ritorno ad una vita già normale, dove l’aria non sia ammantata dall’odore dell’etere. La bambina grande ha preso un ottimo voto a scuola quest’oggi, come spesso le capita è giusto dire, e naturalmente tutti ne sono orgogliosi mentre fa vedere il foglio ai propri genitori con il giudizio della maestra a fondo pagina. La mamma tenta in questo modo di rallegrarsi, vorrebbe forse stringerla a sé, farle sentire così il proprio calore, ma non ci riesce, e poi ha paura di commuoversi troppo, di lasciarsi andare a quella stanchezza profonda di cui si sente ancora più preda innocente.

            Suo marito la osserva per un attimo, ed anche lui tenta di sorridere, ma si vede che è sfuggente, ed anche se vorrebbe dare forza alla sua famiglia, e stringere i denti per superare presto il momento difficile che sta attraversando ormai da troppo tempo, alla fine resta in silenzio, perché dentro di sé non trova le parole per esprimere qualcosa che assuma un senso vero a ciò che sta capitando.

 

            Bruno Magnolfi

venerdì 15 maggio 2026

Comportamenti normali.


            Suo padre ha sempre pensato che l’esistenza fosse composta quasi esclusivamente da una serie pressoché infinita di piccole amarezze, e se è certo che questo non può essere vero per tutti quanti, a proprio parere in lui gli elementi negativi hanno sempre avuto il sopravvento su qualsiasi altra eventualità. almeno fino a quando riesce a ricordare. Nelle sue faccende ha sempre avuto bisogno di un grande impegno per sconfiggere il fato avverso, e spesso si è reso conto che questo non sempre è stato sufficiente, tanto che in genere non si meraviglia neanche più quando qualcosa nelle sue giornate sembra mettersi immancabilmente di traverso. Sua figlia Loriana invece pare la positività fatta persona, con i suoi modi sempre tranquilli e distesi, ed anche se è ancora piccola di età, le attività scolastiche a cui si dedica con dedizione sembrano sempre coronate da continue combinazioni di fortuna, fino ad essere riconosciuta nella sua scuola come una delle ragazze più avvantaggiate in assoluto dal caso, in grado di avere sempre dalla propria parte quel pizzico di sorte favorevole che in altri sicuramente difetta. Forse è anche per questo che a lui piacciono le sue maniere così spontanee e naturali, così pronte nella loro semplicità ad avvalersi spesso di quella lieve spinta ulteriore, tanto da ritrovarsi additata, da molti compagni di scuola ed anche da qualche insegnante, come la bambina più celebrata ed efficiente sia nei propri profitti che nella semplice modestia, pur riconoscendo di non registrare un suo impegno particolare o superiore agli altri nello studio delle materie scolastiche.    

            Se c’è da scegliere un gruppo di alunni maggiormente rappresentativi della scuola lei è sempre la prima ad essere chiamata; se c’è da leggere a voce alta nella classe qualche poesia o qualche racconto, ecco che si pensa subito a lei; se viene fatto un piccolo concorso tra i più capaci della scuola ecco che lei primeggia, e così via, anche se alla fine i suoi profitti scolastici non sono mai i più impeccabili. È il tipo di ragazzina che quasi tutti vorrebbero avere come figlia, e che senza grandi sforzi riesce sempre ad arrivare dove altri magari falliscono, naturalmente anche grazie ad un piccolo impegno mai eluso in ciò che si sente in dovere di compiere. A suo padre piace portarla con sé durante le domeniche di bella stagione: in certi casi si sente addirittura protetto da quella sua aura di fortuna che sembra ordire intorno a sé già mentre parla, mentre cammina, quando spiega con voce pacata le proprie opinioni, tanto da apprezzare tantissimo i suoi racconti di piccole vicende scolastiche e quelle storie che spesso le vengono narrate sugli accadimenti dei propri compagni di classe o anche degli insegnanti. Loriana è giudicata da tutti una piacevole chiacchierona, ma ciò di cui parla non è mai qualcosa di noioso o di risaputo: senza averne troppa coscienza svela con le sue semplici parole dei retroscena spesso curiosi, aspetti ascoltati a sua volta da altri e interpretati da lei come fatti e vicende anche piuttosto intriganti di persone comuni inquadrate dalle parole nelle proprie semplici attività.

            Anche a sua madre piace sentirla raccontare le minute vicende scolastiche, certe volte spiegate con dovizia di particolari, mentre Loriana in presenza di suo fratello diventa improvvisamente più taciturna, meno ciarliera, come se si adeguasse al comportamento silenzioso di lui, che anche quando si trova in casa tende a starsene in disparte senza quasi aprire bocca. Il loro padre durante la cena spesso si lamenta di qualche piccolo screzio con qualcuno avuto durante la giornata sul proprio posto di lavoro, ma ben volentieri lascia spazio alla bambina per farle spiegare, con i suoi modi quasi affettuosi verso chiunque venga citato nei propri discorsi, quelle piccole cose accadute nel piccolo mondo in cui sembra perfettamente inserita. Anche Marco forse ascolta con interesse sua sorella, magari con un pizzico di invidia per quella capacità di cogliere sempre i dati divertenti e positivi di tutto ciò che le accade attorno. Ai due genitori piacerebbe molto che i due figli si assomigliassero di più sotto quel profilo così apprezzabile, ma per quanto cerchino di tenerli assieme il più possibile, Marco e Loriana evidenziano ogni giorno di più delle differenze profonde, dei modi quasi opposti di comportarsi, sicuramente derivazione di due caratteri quasi inconciliabili. Tra loro due comunque non nasce mai un vero diverbio, anche se spesso non sono troppo d’accordo, soprattutto perché lui preferisce evitare di prendere posizioni definite, lasciando che le parole di sua sorella vadano, per la maggior parte delle volte, ad infrangersi nel suo semplice ed ostinato silenzio, come se neppure fosse necessario stabilire il proprio punto di vista differente, e tutto venisse lasciato nelle mani di chi riesce a primeggiare con maggiore facilità in tutto ciò che si trova ad affrontare.

            Ai due genitori non giunge quasi mai il sapore o l’evidenza di quel conflitto sotterraneo tra i due figli, ed anche se notano a volte tra loro un’evidente mancanza di comunicazione sia nei gesti che verbale, non danno mai a questo aspetto una particolare importanza oppure un peso eccessivo, trovando quasi normale tra i due figli un comportamento di quel genere.

 

            Bruno Magnolfi   

martedì 12 maggio 2026

Debole febbre.


            <<Durante questo ultimo periodo i bambini in classe hanno cominciato a chiedersi tra loro, e certe volte anche a sottoporre a me il medesimo quesito, se Marco in fondo sia del tutto normale, cioè se abbia le capacità di tutti gli altri, se riesca a comportarsi in una maniera simile a chiunque, se è davvero uno come tutti, insomma>>, dice la maestra con tono imbarazzato alla mamma di Marco. <<Certo è vero che lui risulta molto timido, riservato, tanto che non scambia mai una parola con nessuno, e sono convinta che i periodi trascorsi in ospedale, come naturalmente questa sua malattia e tutte le settimane costretto a casa con questa febbre strisciante di cui lei mi ha parlato più volte, e che senz’altro lo hanno reso così smunto e gracile, non hanno certo migliorato la sua condizione. Lo dico a lei perché, anche se sono consapevole che Marco sia un bambino del tutto normale, che semplicemente presenta qualche momentanea e comprensibile difficoltà, di fronte alla cattiveria del tutto spontanea che a volte mostrano i suoi compagni, come d’altronde tutta l’infanzia quando attraversa quella loro età, non riesco in nessun modo ad arginare quello che sta accadendo, ed il trattare da parte di tutti la sua timidezza quasi come una vera diversità non lo aiuta certo a migliorare il proprio stato. Poi, anche aver dovuto tenere in classe il suo banco vuoto per tutto questo tempo, lo ha reso adesso quasi un estraneo al resto del gruppo, ed anche se al suo rientro tutti hanno mostrato un certo rallegrarsi per essere riuscito almeno per il momento a superare il suo male tramite le terapie, adesso viene spesso tenuto in disparte, come se non avesse le capacità e l’intelligenza degli altri. Ho cercato di parlarne sia singolarmente con i bambini più svegli e maggiormente estroversi, sia con tutto il resto della classe, sottolineando quanto Marco senta la necessità di essere integrato nel gruppo, ma non sono riuscita ad ottenere per adesso alcun risultato positivo>>.

            La mamma in un primo tempo vorrebbe addirittura non essere stata messa al corrente di queste informazioni che sta ascoltando senza sapere che dire, e così resta in silenzio, con lo sguardo basso, mostrandosi sicuramente seria e immalinconita per tutto ciò che sta succedendo, ma al contempo incapace di riuscire a proporre una soluzione efficace sia per questa maestra, con quelle comprensibili preoccupazioni che evidenzia, sia per il suo Marco. <<Ci vorrà un po’ di tempo>>, riesce a dire soltanto e semplicemente, e quindi fa il gesto di alzarsi dalla sedia per andarsene, come se, una volta superato quel momento di imbarazzo di fronte ad argomenti di quel genere, il peggio per lei fosse già passato. La maestra non la trattiene, e ribadisce soltanto di averla voluta mettere al corrente di ciò che sta accadendo nella sua classe di bambini, ma alla fine saluta la mamma stringendole la mano e lascia che esca dall’aula raggiungendo suo figlio rimasto fermo in disparte lungo il corridoio.

Uscendo dalla scuola, mentre tiene per mano il suo Marco silenzioso ed ubbidiente, la mamma immagina di dover portare avanti suo figlio per chissà quanto tempo ancora, con questo suo atteggiamento di incapacità nell' intrattenersi con gli altri e questa sua innata personalità così schiva ed incapace nel costruire con i suoi compagni delle amicizie. Lei lo comprende, capisce perfettamente il suo stato d’animo e la propria maniera di porsi così in distanza dalla realtà. <<Vive in un mondo tutto proprio>>, pensa difatti ogni tanto, <<e anche se i suoi coetanei non lo seguono e non lo comprendono affatto nel suo percorso, io credo comunque che per Marco tutto questo sia assolutamente naturale, persino il proprio costante rimanersene da solo, in disparte, mentre tutti gli altri si dimostrano in grado di fare gruppo>>. I due continuano a camminare, e la mano del bambino appare estremamente leggera tra le dita della mamma, quasi come il filo di un palloncino gonfiato in parte da semplice aria, che quasi non mostra un proprio peso, muovendosi nella debole brezza della giornata senza mostrare mai una posizione precisa e definita.

<<Per lui è naturale essere così, non sente la necessità di comportarsi in altro modo>>. dirà la mamma a suo marito giustificando l’isolamento di Marco e i rilievi della maestra. Uno dei tanti medici che avevano conosciuto negli ultimi tempi aveva detto: <<la malattia e il paziente, di qualsiasi età esso sia, spesso assumono una identica fisionomia, e certe volte è lungo e difficile il tempo che occorre per dividere le due realtà, tanto che quello che si può vedere sembra apparire l’incarnazione stessa dell’ammalato>>. Parlava in generale, non si riferiva a Marco, però sicuramente le sue parole erano esatte. A sua madre però va bene anche così, pallido, in disparte, senza mai alcuna voglia di ridere o di giocare con qualche suo compagno, ed anche se lei si è sempre trattenuta dall’essere troppo materna nei suoi confronti, ha sempre creduto che suo figlio fosse in quel modo per propria natura, silenzioso, pensieroso, immobile, con i suoi occhioni lucidi per quella debole febbre sempre presente.

 

Bruno Magnolfi