Praticamente
ogni serata, escluse quelle rarissime volte in cui si sente troppo stanco,
oppure quando addirittura ha un po’ di febbre, l’uomo di famiglia la trascorre
all’interno del caffè-biliardo, dove in genere scambia delle chiacchiere poco
impegnative con i conoscenti di sempre, oppure si lascia trascinare in qualche
piccola sfida con le biglie e la stecca giocando all’italiana su uno dei due biliardi
della sala sul retro. Quando giunge nel locale normalmente si lascia servire il
solito caffè che sorseggia con calma e in piedi davanti al bancone, magari scherzando
con qualcuno, seduto sulle poltroncine di plastica, che prosegue senza
interesse a seguire qualche programma leggero alla televisione posizionata in
un angolo, e subito dopo poi si affaccia nell’altra grande stanza, per vedere
se ci fosse chi stesse già giocando sul panno verde. Non disprezza affatto
starsene seduto là dentro a seguire qualche partita, e trascorre la serata commentando
con qualche espressione colorita i comportamenti dei giocatori impegnati, ancora
prima di apprezzare le loro qualità nell’impostare un preciso tiro di sponda o
di rinquarto, ma certe volte viene invitato con insistenza, a seguito forse della
sua sottile ironia, a svolgere lui stesso una piccola gara con tanto di piccola
scommessa in soldi.
Ma stasera nel
locale sembra non ci sia proprio nessuno, e d’altronde non c’è neppure da aspettarsi
qualcosa di diverso in certe giornate uggiose d’inverno durante la prima metà
settimana, quando anche tutto quel gruppo maschile, che si ritrova là dentro
soprattutto di venerdì e di sabato, preferisce rimanersene a casa propria. Sul
retro però c’è un uomo che lui sinceramente non ha mai visto prima, e che sembra
si diverta ad impostare da solo le traiettorie delle biglie sul tavolo verde,
provando e riprovando le risposte a certi tiri impostati. Quello, dopo un
minuto, alza lo sguardo su di lui, lo osserva senza interesse, però sorride e
chiede subito se gli possa andar bene di fargli compagnia in una partita senza
troppo impegno, giusto per far trascorrere al meglio quella serata. L’uomo di
famiglia si fa avanti uscendo da quella penombra che regna vicino alle pareti
della sala, e poi annuisce, come a raccogliere con indolenza quella piccola
sfida. Nella rastrelliera sceglie la stecca che più gli si addice, ne pulisce
il manico con un pezzo di carta, ne tratta con il gesso la punta, poi, senza più
dare alcuna importanza allo sfidante, rialza sistemandoli in posizione i cinque
piccoli birilli al centro del tavolo. Si stabilisce il tiro di inizio, e lui
lascia che l’altro faccia così la prima mossa.
L’uomo di
famiglia si sente allenato, capace di mettere in difficoltà l’altro, ma non ambisce
a mettere in luce troppo in fretta le proprie capacità, così lascia che lo
sfidante si senta quasi padrone della partita, in grado di dominarla senza neppure
troppi tentennamenti. Intanto arrivano due o tre conoscenti che si siedono nell’area
di margine e poco illuminata del tavolo da gioco, quasi senza neppure salutare i
presenti per non interrompere la concentrazione dei due giocatori. Lui adesso
si sente spalleggiato da quel pubblico, quasi sostenuto nell’imbastire quella partita;
perciò, mette a segno almeno un paio di tiri piuttosto ricercati, iniziando a
mettere in difficoltà l’avversario. L’altro inizia a sudare, si vede che la sua
capacità decisionale traballa, che non prova più quella forte convinzione
iniziale sulle proprie qualità di giocatore, e in questo frangente commette
qualche piccolo errore di cui lui però evita di approfittare, lasciandosi
andare a qualche tiro di alleggerimento, senza mettere assieme dei punti
preziosi.
Così la
partita termina con un vantaggio minimo da parte dello sfidante, che adesso si
sente quasi un gran giocatore, e ride forte salutando la propria vittoria come
una dimostrazione di vera e indiscutibile bravura. La rivincita va avanti più o
meno sulla stessa falsa riga, ma adesso è l’uomo di famiglia che si aggiudica
la partita grazie ad un semplice tiro fortunato verso il finale, dopo che i due
giocatori si sono fronteggiati con un punteggio simile e quasi monotono. L’uomo
di famiglia adesso dice che dovrebbe proprio andare via, ma l’altro si indigna,
e allora viene lanciata da questi una posta più alta, un bel pacchetto di soldi
che mostrino con il loro valore la qualità alta di quella sfida. Così si
ricomincia a giocare, mentre altre persone intervengono per seguire quella partita
così importante, in grado di segnare nel bene o nel male una serata senza troppe
caratteristiche. Inutile dire che l’uomo di famiglia adesso spadroneggia sul
tavolo verde: non infierisce sul malcapitato, però lo tiene sotto, lo provoca,
si lascia andare persino a qualche espressione ironica, pur senza mai
esagerare. Vince, ma tenendo costantemente la partita sul filo delle
possibilità, e commentando qualcuno dei propri tiri maggiormente riusciti come un
semplice frutto della fortuna che stasera sembra affiancarlo.
L’altro alla
fine paga quanto era stato pattuito, e soltanto adesso forse si rende conto di
aver giocato con qualcuno con delle capacità nettamente superiori alle proprie,
bravo anche nell’essersi destreggiato con maestria utilizzando con oculatezza
la propria modestia, sicuramente un giocatore navigato insomma, pur nei panni semplici
di una persona qualsiasi.
Bruno
Magnolfi
Nessun commento:
Posta un commento