domenica 9 agosto 2026

Sfuggire alla logica.


            La mamma è una persona buona. A noi due che  siamo i suoi figli non ci fa mai dei veri regali, però ha la capacità di farci divertire incoraggiandoci a trascorrere il tempo con delle cose semplici che ci troviamo intorno: un cestino da riempire con dei fiorellini spontanei, apparecchiare in modo preciso la tavola da pranzo, aiutare lei a togliere le punte ai fagiolini, tenere il conto dei tortellini o dei ravioli quando, alla mattina di qualche domenica, le viene la voglia per la gioia di tutta la famiglia di prepararli e cucinarli. Non si affretta mai quando deve fare delle cose, ma adotta un ritmo che è sempre come definito, e se guarda l’orologio, che difficilmente apprezza come oggetto, è soltanto per rendersi conto che oramai è quasi l’ora del pranzo oppure della cena. Appare sempre molto precisa nelle attività di cui si occupa, ed è estremamente orgogliosa della sua manualità, tanto che i suoi lavori di cucito, che appronta quasi quotidianamente, risultano sempre perfetti, curati in ogni dettaglio. E poi difficilmente si lamenta, ed è sempre disposta con pazienza a sistemare e riordinare tutte quelle cose che qualcuno della sua famiglia ha messo in giro, senza curarsi in seguito di riporle. Io e mio fratello qualche volta la vorremmo più affettuosa nei nostri confronti, ma lei di carattere non è proprio il tipo che si lascia andare a smancerie o a slanci sentimentali verso chiunque sia.

            La ritengo bravissima nelle attività che compie, ma in quelle che invece non le interessano molto riesce a mostrarsi riottosa oltre misura, fino a far comprendere a chi le resta intorno che non ha alcun desiderio di occuparsi di ciò che non le piace fare, pur senza mai dichiararlo espressamente. Generalmente quasi nessuno la chiama per nome, escluso nostro padre, ma anche lui soltanto in determinate e rare occasioni, e lei sembra non tenerci affatto al proprio nome, tanto da apparire quasi imbarazzata quando deve andare in qualche ufficio a firmare qualcosa e a dichiarare le proprie generalità. La zia, rispetto alla mamma, praticamente ha un carattere e dei modi fare che risultano il suo contrario esatto, e forse per questo motivo non mostra mai con troppa segretezza di non stimarla molto, e spesso evidenzia di reputarla una persona un po’ troppo rustica e poi poco socievole. Ma io non credo che la mamma sia proprio così, e penso invece che ci siano delle rivalità tra loro due che probabilmente non comprendo, forse perché i loro modi di vedere e di riflettere hanno delle radici molto antiche, e quindi nascondono dei dissapori nati chissà quanti anni fa.    

            <<Rachele>>, le dice a volte la zia con un tono che si comprende benissimo voglia essere insieme sia ironico che polemico; <<posso comprare delle caramelle a Loriana se ne ha voglia?>>, ben sapendo che può comprarmi tutto ciò che più desidera o che a me dia piacere, visto che tra me e lei teniamo da molto tempo un segreto per cui niente di quello che facciamo quando andiamo in giro nel paese lo riferiamo ad altri per intero. Quando poi rientro a casa certe volte conservo in tasca un dolcetto o due per portarlo a mio fratello Marco, a cui piacciono molto le cose zuccherate, e che normalmente è risaputo non attragga dalla zia tutte quelle attenzioni che invece sono dirette a me. Poi sono nell’altra stanza della casa quando mia mamma, rispondendo ad una domanda diretta della zia che le chiede, forse solo tanto per parlare, come stiano andando in questo periodo i miei risultati scolastici, sento rispondere qualcosa che mi lascia sbigottita: <<Loriana a scuola è persino troppo brava>>, dice con il massimo della serietà, ed ovviamente questa frase mi lascia sobbalzare. Che significa essere troppo bravi? C’è forse un limite oltre il quale non ci dobbiamo spingere? Si fa un torto a qualcuno se ci piace essere diligenti, studiosi, precisi, se ci impegniamo a fondo in quello che siamo chiamati a svolgere? Resto interdetta, non avrei mai pensato che il mio applicarmi a fondo nello studio delle materie di quinta elementare diventasse quasi un peso per la mia famiglia.

            Improvvisamente mi reputo praticamente offesa da questo giudizio: con ogni probabilità la mamma nel suo essere sincera ha voluto soltanto far comprendere alla zia quanto io sia una bambina a modo, una ragazzina che non prende mai le cose senza quella serietà di cui avverte il bisogno, e che non prova alcun sacrificio nel cercare quei risultati scolastici da prima della classe. Però, se risulto persino troppo in ciò di cui sono chiamata ad occuparmi, significa che creo un disagio, forse una disuguaglianza con chi, come ad esempio mio fratello Marco, che però sta frequentando soltanto la seconda elementare, probabilmente sarà costretto nei prossimi anni a rincorrere in qualche modo quegli stessi risultati, oppure addirittura disprezzare del tutto una carriera scolastica da primo della classe che forse gli sarà richiesta, nel confronto con sua sorella troppo brava. Mi riprometto di parlarne con mia zia, o forse no, visto che neanche lei con ogni probabilità dovrebbe essere in grado di comprendere il mio attuale ed improvviso stato d’animo. Non posso essere diversa da come sono, rifletto, e poi non sono così talmente brava da riuscire a sfuggire alla logica in cui mi sono immersa.

 

            Bruno Magnolfi

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