martedì 6 ottobre 2026

Come una sciocca.


            Quando sono insieme con mia zia generalmente sto bene, anche se lei si comporta spesso in modo piuttosto duro con me, in qualche caso dettandomi dei veri propri ordini di comportamento ed aspettandosi ogni volta che io le obbedisca senza mai ribattere. A me non importa troppo dover dare seguito alle sue maniere, perché anche mia mamma dice che lei è abituata a stare da sola e che il suo comportarsi deriva semplicemente dal fatto di non avere qualcuno che si faccia avanti a contraddirla o a tirare fuori delle opinioni differenti dalle sue. Perciò, secondo il mio parere e quello di mia mamma, la zia è una persona semplicemente da compatire, e per me accondiscendere alla sua volontà è solo un modo per dimostrarle come si può essere diversi da lei ed evidenziare in questo modo una personalità ben più malleabile e maggiormente disponibile della sua. Le faccio capire che sbaglia, quando le obbedisco senza preoccuparmi d’altro, oppure che si può essere diversi proprio nel momento in cui annuisco alle sue frasi spigolose, e ci sono comunque certe occasioni in cui noto che la zia si irrigidisce, forse riflettendo a fondo sui piccoli errori che a volte sembra inanellare, anche se poi durano poco quelle sue perplessità, riprendendo subito con i suoi tipici modi di fare e di atteggiarsi. Per il resto però con me risulta molto affettuosa e nei miei confronti si comporta in maniera estremamente generosa, certe volte portandomi addirittura in qualche negozio elegante della città per lasciarmi scegliere qualcosa che mi piace e che non chiederei mai di comperare ai miei genitori, sapendo bene che loro non potrebbero permettersi degli acquisti di quel genere.

            Quando viene a casa nostra per una visita di cortesia o a prendere me, si siede da una parte ed inizia con molta calma a raccontare qualche vicenda raccolta tra i corridoi del suo posto di lavoro, storielle che naturalmente le sembrano particolarmente interessanti. A me e a mia mamma ci risultano i suoi sempre dei fatti e delle storie molto avvincenti, forse soltanto perché la zia si dimostra capace di narrare tutto in un modo talmente particolare e rilevante da rendere ogni piccola vicenda un elemento di gran risalto, e difficilmente ci permettiamo di interromperla o di farle delle domande, a meno che non siano assolutamente necessarie ed estremamente adeguate all’argomento. Lei in questi casi si limita a sorridere, ci guarda per un attimo dietro ai suoi occhiali che sembrano quasi una sua maschera, e poi riprende a parlare sempre con le sue frasi lente e ben articolate attorno alle vicende del sindaco, degli impiegati suoi colleghi, e delle cose inerenti agli uffici comunali dove lei lavora. Probabilmente la mamma prova persino dell’invidia per qualcosa del suo carattere e delle sue capacità, però quando la zia ci saluta per andarsene, lei sembra tirare un gran sospiro di sollievo, come se la sua presenza avesse messo in qualche difficoltà la sua sopportazione.

            Io resto in silenzio per quasi tutto il tempo, anche se ascolto attentamente tutto quanto, poi cerco di dimostrarmi particolarmente incoraggiante nei confronti della zia, al punto da farmi invitare per il giorno seguente, oppure quello dopo, a fare un giro a piedi assieme a lei lungo le vecchie strade della nostra cittadina, e magari restare a cena a casa sua, con la scusa di farle un po’ di compagnia, prima di farmi riaccompagnare a casa. Mio fratello in tutti questi casi resta sempre piuttosto in disparte, come se la sua timidezza trovasse nella zia una normale sponda di sostegno, tanto da essere lasciato in silenzio nel suo angolo ad occuparsi semplicemente dei suoi piccoli giocattoli e dei suoi insignificanti pensieri per quasi tutto il tempo della presenza dell’ospite dentro casa nostra. A lei con ogni probabilità non piace troppo quella sua presenza, anche se la tollera con semplicità, ed è difficile che mostri anche una semplice espressione di intransigenza nei suoi confronti, nonostante non usi quasi mai un vero gesto spontaneo di carineria verso di lui. Forse tutto questo alla mamma un po’ dispiace, ma oramai si è talmente abituata a questi comportamenti da non farci più neppure caso.

            In generale comunque, la vera intesa che tiene insieme tutto quanto è quella che si sprigiona tra me e la zia quando rimaniamo da sole a parlare di tutti gli argomenti che ci possono saltare in mente; lei intuisce molte delle cose che spesso io forse non riuscirei a comunicarle, e su questa base certe volte, senza neppure guardarmi e quasi dando poca importanza a ciò che le ho appena detto, riesce a porre in maniera semplice e veloce delle domande talmente argute ed inerenti a ciò che stavo cercando di spiegare da mettermi quasi in imbarazzo. Io tento in ogni caso di seguire i suoi pensieri un po’ intrigati, però mi perdo facilmente, e se c’è qualcosa che vorrei tenerle in grande segretezza, arriva con facilità il momento in cui tutto nelle sue parole viene rapidamente svelato, ed io resto come una sciocca a dover comportarmi in modo più sincero di quanto avrei voluto.

 

            Bruno Magnolfi  

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