mercoledì 15 febbraio 2023

Meriti riconosciuti.


            Eravamo in tre o quattro, quasi sempre, a girare in largo e in largo per tutto il paese. Era come ci sentissimo quasi in dovere di elevarci, in quei pomeriggi pressoché insensati, a veri custodi delle strade, e per questo motivo, anche nelle giornate assolate e caldissime delle estati di quell’epoca, vuote di tutto, nell’aria ferma tra le case basse, noi provavamo ogni giorno la necessità di pattugliare, un passo dopo l’altro, tutto il piccolo centro abitato perlopiù deserto, polveroso e pieno di luce, come se, dovendo casomai accadere, almeno nella nostra fantasia, qualcosa di strano, di insolito, di inaspettato, proprio da quelle parti, noi ci si trovasse pronti, esattamente lì, quasi sul posto, preparati e capaci di vedere e registrare con i nostri occhi di ragazzi qualsiasi novità si presentasse. Si parlava, camminando lentamente, conservando un tono basso, di chi sta confidando delle grandi verità, spiegandoci l’un l’altro delle opinioni di fantasia che in seguito dimenticavamo in fretta, ridendone ogni tanto, però pacatamente, come di chi è assolutamente sicuro di sé, e non si permette mai di lasciarsi troppo andare. Ci sentivamo dei veri vagabondi, quelle volte, come se, non avendo trovato proprio altro di cui occuparci, si sentisse l’obbligo, dentro noi stessi, di comportarci proprio così, come padroni e custodi di qualcosa che sentivamo prossimo, accanto a noi.

            <<Gino>>, diceva a volte il mio amico Fabrizio; <<giriamo da dietro la Chiesa per vedere se è ancora tutto a posto>>. Così si facevano delle varianti al solito percorso, ed ogni tanto ci si fermava all’ombra di qualche grande muro fresco, o sotto ad una pianta dalle foglie larghe, a riprendere fiato, far riposare un attimo le gambe nude, anche se poco dopo si riprendeva subito il giro, i sandali ai piedi, la fionda in una tasca, sicuri dei nostri compiti a cui ci sentivamo chiamati dal dovere di essere assolutamente dei difensori di qualcosa di importante. <<Tutto a posto, ragazzi?>>, ci chiedeva incontrandoci qualcuno che ci conosceva, e noi ci limitavamo a rispondere con un semplice mugugno, oppure con un cenno della mano, come se tutto procedesse per il suo corso, sotto alla nostra attenzione, perfetto per come noi lo tenevamo costantemente sotto uno stretto controllo. Certe volte ci spingevamo addirittura fuori dal paese, giungendo fino alla frazione di Castelmaggiore, o lungo la strada dell’Arnaccio, o arrivando alla Chiesetta di San Rocco, ad annusare gli ulivi chiari, quasi d’argento, e la terra piana attorno; poi però si tornava presto nel paese, quando le persone cominciavano ormai ad uscire dalle case, respirando il fresco che giungeva già più tardi, insieme alla brezza blanda, spinta dal maestrale ancora carico della salsedine di Marina di Pisa.

            Ci pareva la cosa più importante di tutta la giornata, quasi come se, non avendo compiuto il nostro giro d’ispezione in tutta Calci, era probabile che qualcosa di brutto si sarebbe potuto verificare quasi senz’altro. Il nostro vagabondare a piedi per quelle poche strade, era naturalmente prezioso per tutto il paese, ne avevamo piena coscienza, e quindi mai nessuna fatica ci prendeva, considerata l’importanza del nostro coraggioso comportamento. In piazza poi ci si fermava a bere l’acqua della fonte, a sciacquarsi la faccia, certe volte a bagnarsi anche il collo e i capelli, come fossimo uomini fatti che si prendono una pausa rinfrescante dopo il duro lavoro. <<Te, che vorresti fare, Gino>>, chiedeva a volte Fabrizio, quando in quelle soste iniziava a voler parlare del futuro. E allora io ci pensavo a lungo, in silenzio, poi rispondevo ambiguo: <<non vorrei mai andarmene da qui; mi basterebbe mettere su un negozietto di frutta e di verdura, oppure iniziare a fare il benzinaio, in aiuto al Marretti, che mi sembra abbia già i suoi anni per mettersi a riposo>>. Allora ognuno si sentiva in dovere di dire la sua sull’argomento, ma la cosa più importante restava comunque il presente, quel senso forte di avere nelle mani in quel momento direttamente noi stessi, senza bisogno d’altro.

            Adesso, quando pedalo sopra la bicicletta a consegnare le lettere per l’ufficio Postale, certe volte mi tornano alla mente quei discorsi, insieme al sapore strano e lontano di quei pomeriggi carichi di buffe intenzioni, e mi pare quasi che se io e quei miei amici di allora non ci fossimo sacrificati per tenere tutto quanto sotto controllo, qualcosa sarebbe potuto anche accadere, qualcosa che nessuno di noi e tutto il paese avrebbe mai voluto. Gli anni poi sono scorsi via di seguito, come un treno che fischia veloce in mezzo alla campagna, e nessuno di noi probabilmente ha fatto qualcosa di quello che avrebbe desiderato davvero da ragazzo. O forse si, ed io certe volte mentre saluto qualcuno che incontro adesso in mezzo al mio paese, avrei voglia ancora di fermarmi un attimo, e spiegargli che siamo stati noi a difendere tutto quello che ancora si può vedere attorno, e non abbiamo avuto mai nessun merito riconosciuto, se non la nostra stessa memoria, e poi nient’altro.

 

            Bruno Magnolfi       

lunedì 13 febbraio 2023

Implacabile e crudele.


            Dapprima cammino in fretta, come se non avessi il tempo per fare neppure la metà di quello che vorrei, poi però rifletto meglio che invece ho tutta la mattina soltanto per giungere fino all’ufficio Postale, mettermi in fila davanti allo sportello, fare le mie cose, e quindi tornare tranquillamente verso casa, ed allora rallento, fino addirittura a fermarmi ogni poco per osservare qualche vetrina e guardarmi attorno. La giornata è soleggiata, anche se c’è poca gente in giro, ma a me non interessa, mi basta che tutto fili via liscio, e che non ci siano complicazioni di alcun genere. Devo soltanto pagare due bollette all’impiegata, roba da dieci minuti, ma sono sicura che troverò qualche conoscente che mi saluterà, che mi farà delle domande anche insidiose, e allungherà facilmente ogni discorso tanto per curiosare un po’ tra le mie argomentazioni. Da quando mi sono separata vivo da sola, lo sanno tutti nel paese, e molti di loro forse si chiedono come riesca a trascorrere tutto il tempo libero che mi ritrovo adesso, senza mai farmi vedere in giro. Per una come me, che non ha mai lavorato, dedicando le sue giornate esclusivamente alla propria abitazione e a suo marito, ritrovarsi in solitudine da ormai più di un anno a questa parte, non è certo una variazione di poco conto, ed anche se lui adesso mi fa giungere regolarmente l’assegno mensile pattuito davanti al giudice, la mia giornata resta vuota, quasi completamente priva di impegni. Vorrei trovarmi un’occupazione, anche di poche ore al giorno, ma quando hai cinquant’anni e nessuna esperienza di lavoro, diventa complicatissimo introdursi nel mondo dei mestieri. Potrei forse rivolgermi almeno ad un'associazione per fare del volontariato, ma non riesco a decidermi, e sono molto titubante nel prendere degli impegni.

Infine, giungo davanti agli uffici Postali, ma, già prima di essere lì, vedo che si è formata una piccola folla di persone che staziona ad una certa distanza, così chiedo ad una signora che cosa stia succedendo. <<C'è una bomba>>, dice quella, <<tra poco arriveranno i carabinieri per disinnescarla, in ogni caso le Poste almeno per oggi sembra proprio che resteranno chiuse>>. Non voglio avere delle opinioni, mi pare quasi un’ironia ciò che a volte capita, in ogni caso mi soffermo assieme agli altri tanto per vedere come possono andare avanti le operazioni. Qualcuno scuote la testa, altri alzano la voce, la Direttrice delle Poste sembra quasi assediata da gente che le chiede delucidazioni, che le pone delle domande a cui peraltro non sa proprio cosa rispondere, e tutti poi vogliono sapere quando riapriranno gli uffici, e che cosa ci si deve attendere da ora in avanti. Io ascolto un conoscente che mi spiega sottovoce il suo parere: <<è tutta una messinscena; la bomba non c’è, fanno così soltanto per attirare l’attenzione sui problemi che ci sono; domani tutto sarà a posto e ben funzionante, vedrà>>. Mi scappa quasi da ridere: pare impossibile che all’improvviso si parli di cose come queste in un piccolo paese dove non succede mai niente di nuovo, e dove l’ultima faccenda su cui sprecare dei commenti è stata forse l’improvvisa fuga di mio marito dalla nostra abitazione.

Quindi mi sposto, ma rimango su questo marciapiede assieme agli altri, ad osservare chissà cosa: mi piace stare qui con metà del paese a curiosare e a immaginare quello che al limite potrebbe accadere. Qualcuno naturalmente se la prende con la sinistra, altri con la destra, e tutti hanno da dire qualcosa contro il sindaco, che ancora non si è neppure fatto vedere, e che probabilmente ha pestato i piedi a qualche pezzo grosso che adesso gli vuole mettere paura. Alcuni ridono, per quanto appare persino ridicola questa situazione, e tutti, con le mani sprofondate nelle tasche, affinano il proprio parere su qualsiasi cosa collegata a questi fatti, magari solo rimasticando ciò che sentono dire al momento, e dando subito per certe alcune idee fantasiose da cui rimangono colpiti. A me pare non ci sia poi molto di cui discutere: si tratta di ispezionare gli uffici per vedere se ci sono davvero degli ordigni, e poi smetterla con tutto questo chiacchiericcio, e far tornare il prima possibile al lavoro gli impiegati. Decido di allontanarmi, avanti che a qualcuno venga in mente di chiedermi qualcosa di mio marito, però mi dispiace non assistere agli eventi che si verificheranno magari tra pochi minuti: si dice che stia per arrivare da Pisa un piccolo marchingegno su ruote munito di una telecamera, capace di ispezionare, tramite un telecomando, tutti gli ambienti dell’Ufficio Postale, senza che nessuno rischi la vita per entrare dentro l’edificio, e molte persone restano in zona per assistere alle operazioni. I Carabinieri proseguono a dire a tutti di allontanarsi, di disperdersi, di lasciare libera la zona, ma naturalmente nessuno al momento presta loro la minima attenzione.

Infine, vado via, con le mie bollette da pagare ancora dentro alla borsa: nessuno mi ha chiesto niente di me e di mio marito, ed improvvisamente, non so, sono contenta: mi pare quasi di aver guadagnato qualche punto, forse, senza il parere implacabile e crudele della gente di questo paese.

 

Bruno Magnolfi        

sabato 11 febbraio 2023

Arricchire la propria esistenza.


Laura da qualche tempo si sente nervosa. Non è per il suo lavoro nella sede di Calci, o per i colleghi delle Poste, o per gli utenti che ogni giorno scorrono davanti ai suoi occhi; a lei piace occuparsi di loro, e poi anche un eventuale cambio di sede, come viene ventilato da qualcuno, a Laura non dispiacerebbe, ed anzi potrebbe persino dimostrarsi quello scossone che forse le manca, contro la noiosa quotidianità che a volte è pesante. Sono gli interessi personali, al di fuori dell’orario di servizio, quelli che magari, con l'andare degli anni, mostrano la propria assenza. Dipingere, leggere libri, iscriversi ad un corso di cucina, sono tante le cose a cui potrebbe dedicarsi, ma fino ad oggi non ha mai destinato una briciola di tempo a qualcosa del genere, ed ora le sembra difficile anche soltanto pensare di farlo. In fondo, oltre ad aver frequentato, in certi periodi, assieme alla sua amica Elena, una piccola palestra del suo paese, tanto per non sentire la muscolatura troppo flaccida, lei nel corso dei suoi quasi trent’anni non ha mai combinato nient'altro. Ma qualcuno, allo sportello delle Poste, le ha fatto notare, parlando del più e del meno, che avere del tempo libero è sempre una cosa meravigliosa. <<È come una pagina bianca>>, le ha detto, <<su cui si può scrivere o disegnare ciò che si vuole>>. E lei ha iniziato a riflettere a fondo su quelle parole, e la sua giornata così le è parsa ancora più vuota, quasi inadatta a contenere persino un piccolo sciocco passatempo. Lei non ha mai nutrito un’attrazione particolare per qualche attività che non fosse il lavoro. O meglio: ciò verso cui si sentirebbe maggiormente portata è proprio qualcosa che non ha potuto e non potrà mai coltivare, cioè immedesimarsi negli altri; questa è la parola magica e segreta di cui non ha mai parlato con nessuno, nemmeno con la sua amica Elena.

Ogni giorno, mentre riceve ad esempio i suoi compaesani che si recano allo sportello Postale per adempiere a qualche compito, incarna esattamente quella figura che loro si attendono di trovarsi davanti, addirittura variando leggermente i propri comportamenti e le proprie espressioni in funzione di ogni individuo che viene ad avere di fronte. Non fa questo per posa, o per un’altra ragione specifica: le viene naturale, esattamente come può essere insito nei propri comportamenti modificare con spontaneità il proprio linguaggio, la voce, persino tutti i gesti. Qualcuno le ha anche detto, forse scherzando, che lei avrebbe dovuto fare l’attrice, invece di lavorare nell’ufficio Postale; non tanto perché particolarmente bella o con delle specifiche caratteristiche estetiche, quanto per i suoi modi di fare e di essere, sempre così carichi di espressività. Laura, perciò, ha iniziato a riflettere da qualche tempo su questo argomento, ed alla fine ha deciso di andare da sola, un giorno dei prossimi, a Pisa, senza dire niente a nessuno, esattamente nel momento in cui troverà l’entusiasmo giusto per farlo, e bussare alla porta di qualcuno che forse può darle una risposta su quell’argomento. Certo che non si sente adatta a seguire qualche corso di teatro, sia chiaro, tanto più che soltanto sentire questa parola le crea soggezione. Però vorrebbe mettere a frutto la sua inclinazione, darle uno sbocco, trovare la maniera per impiegare al meglio possibile questo suo modo di essere.

Poi Laura torna a casa, proprio come ogni giorno dopo il lavoro, e soltanto fermarsi un momento ad osservare sua madre che le parla delle solite cose di sempre mentre si muove dentro le stanze nella maniera come ha sempre fatto, sembra suggerire a Laura la sensazione di essere, rispetto a prima, già un po’ diversa, come se aver preso la decisione di dedicarsi prossimamente a sé stessa, e di dare corso alle proprie inclinazioni, fosse già un modo per rendersi differente dal solito, e forse addirittura migliore. <<Cos’hai, che sei così silenziosa?>>, le chiede sua mamma tanto per fare un po’ di conversazione. E lei sorride, e scuote la testa, mentre pensa proprio che non dirà niente a nessuno dei suoi propositi, almeno fino a quando non si sentirà pronta per farlo. Ha osservato a lungo qualche collega di lavoro nell’ufficio Postale, e si è convinta che le piace rendersi conto di quanto può essere differente dire una cosa in un modo oppure in un altro, fino a comprendere che immedesimarsi in un qualsiasi personaggio può essere la maniera migliore per farsi ascoltare, per rendere più interessante ciò che si dice, per dare maggiore risalto alle parole che ci interessano. Seguirà questa strada, adesso lo sa praticamente per certo, e poco per volta già si sente sempre più sicura di sé, al punto che non avrà neppure troppa importanza se sarà difficile e impervio per lei il tracciato da compiere, perché se qualcosa nasce così spontaneamente da dentro se stessi, non si può fare altro che dare corso a quanto ci viene suggerito dalle proprie attitudini. Sua madre poi le sorride: chissà, forse lei lo ha sempre saputo, magari, che sua figlia da tempo stava soltanto cercando la via più adatta per arricchire la propria esistenza.

 

Bruno Magnolfi

mercoledì 8 febbraio 2023

Piuttosto riservato.


            A volte, la sera tardi, esco di casa da solo per farmi un giro a piedi nel paese, come avessi al guinzaglio insieme a me un cane mansueto da portar fuori, a cui far annusare qualche nuovo odore, far sciogliere i muscoli delle zampe, o anche solo condurre in giro a caso, senza neppure una vera meta. In quell’orario nell’abitato non si incontra mai nessuno, restano soltanto i soliti affezionati alla Casa del Popolo che tirano tardi là davanti a discutere su qualcosa di poco senso, magari ridere di qualche comune conoscenza, oppure mostrarsi pronti a scambiare le opinioni più inverosimili su tutto ciò che passa per la loro mente. Evito di passare da quella parte, piuttosto costeggio il marciapiede opposto lungo la strada, e mi perdo spesso in quelle ombre che si formano tra un lampione e il successivo, soffermandomi ogni tanto ad osservare qualche dettaglio di un muro, o di un portone, o di un manifesto affisso che precedentemente non avevo notato. Il mio cane mi osserva inquieto, nell’attesa che io riprenda a muovere i piedi, verso un itinerario del quale forse non nutre proprio alcun interesse. Mi piacerebbe in certi casi saper suonare uno strumento a fiato, che se ci penso non ho neppure mai ascoltato, forse una tromba dal suono molto fioco, l’imboccatura semplice, dei tasti diatonici, capace di esprimere quasi un canto melodioso e dolce, ben riconoscibile. Giro dalle parti di un giardino alberato, osservo davanti a me, nella scarsa luce intorno alle siepi e alle panchine vuote, qualcosa che potrei aver dimenticato ieri o qualche tempo addietro: un libro sgualcito, una penna a sfera di cui adesso non saprei che farmene, oppure un grande fazzoletto grigio che qualche volta porto legato attorno al collo, ad evitare che il fresco della sera possa regalarmi un forte mal di gola. Il mio cane mi osserva, senza comprendere, disinteressato ai miei giochi.

            In quella zona in qualche caso incontro qualcuno con la mia stessa inquietudine, ed allora ci fermiamo e ci mettiamo a parlare del nostro piccolo paese, delle scarse novità su cui girano insistentemente delle strane voci, di qualcuno che purtroppo recentemente ci ha lasciato, oppure anche di ciò su cui dobbiamo indubbiamente tornare ad occuparci, presto, tra poco, appena giunte le prime luci del nuovo giorno. Tutti, ad esempio, hanno saputo qualcosa del nostro Ufficio Postale, ed ognuno ha tirato fuori da sé una propria opinione, come se fosse inevitabile dire la propria intorno ad un argomento così importante eppure poco chiaro. Forse chiuderanno quella sede, si dice sempre con più insistenza tra la gente, e forse i cittadini di Calci dovranno arrivare fino a Pisa o a San Giuliano per spedire una semplice raccomandata, o per pagare una bolletta ormai in scadenza. Sembra incredibile che qualsiasi novità che arriva ogni poco tempo ad investirci sia sempre negativa. Il mio cane mi osserva con sguardo comprensivo, come capisse quanto possa essere antipatica la coscienza per qualcosa che peggiora sempre, poco per volta, fino a mostrarsi quasi inumana questa sensazione, o incomprensibile, come un effetto diretto dello scetticismo che con troppa facilità manifestiamo spesso. Il conoscente che mi ascolta resta in silenzio, forse ha delle opinioni che non desidera farmi conoscere, e delle quali peraltro io probabilmente non mi curerei.

            Poi torno verso casa, ancora da solo, però mi fermo accanto al muro di una vecchia casa del paese per intonare col mio strumento un’aria della quale sono sicuro all’improvviso di ricordare almeno qualche nota. Mi piace immettere in quella melodia qualcosa di me, dei miei pensieri, delle mie scarse distrazioni, anche se la magia sonora appena avvertibile che lascio spandere dura troppo poco, appena il tempo di rivelare che ero qui, che sono transitato lungo questa via, che ho infuso nell’aria il mio segnale. In piazza Cairoli, nell’abitato di Calci, c’è la torre campanaria della Pieve che a quest’ora sembra emergere dal buio, e con la sua possenza riesce a dare un aspetto difensivo a tutte le costruzioni attorno. L’ufficio postale naturalmente è vicino, pare impossibile che sia destinato ad una prossima fine così repentina e ingloriosa. Il cane adesso sbadiglia, indica con semplicità che è stufo di girare lungo delle strade nude, senza vita, da dove qualsiasi abitante del paese appare fuggito, rifugiato a doppia mandata nella propria abitazione, consigliando a noi di fare altrettanto. Riprendo la mia strada, allungo il passo, sgancio il guinzaglio e lascio che il mio cane si perda chissà dove, visto che tanto lo ritroverò piuttosto facilmente nella prossima serata, quando tornerò a percorrere i medesimi marciapiedi. Poi rientro nella mia abitazione, girando le chiavi con calma, aprendo il portone con lentezza, e salendo le due rampe di scale quasi in punta di piedi per non fare rumore, anche se al primo piano di questa palazzina abito da solo; non mi piace comunque che qualcuno avverta i miei spostamenti, preferisco passare inosservato agli occhi di chi mi conosce come un proprio vicino, ed essere giudicato soltanto un cittadino come tutti, forse soltanto piuttosto riservato.

 

            Bruno Magnolfi  

lunedì 6 febbraio 2023

Sfavorevole situazione.


            <<Questo paese è malato>>, dice il signor Galli ad un suo conoscente, mentre siede al bancone della Casa del Popolo di Calci a sorbire con calma il suo immancabile caffè del primo pomeriggio. <<Inutile cercare delle scorciatoie politiche alle elezioni amministrative attraverso un voto che riesca a tracimare da una parte o dall’altra, inseguendo magari la simpatia o la popolarità di un possibile nuovo sindaco, o la stima e la professionalità in chissà quale settore di un altro; le cose sono peggiori e più complesse di una facile soluzione, ed il provincialismo che respiriamo ogni giorno è ancora più incancrenito di quello che siamo capaci di ammettere. La sinistra ha fatto dei guasti, e la destra ha dimostrato di saper fare di peggio>>, dice ancora il Galli incuriosendo con le sue parole qualcuno poco distante da dove si trova. L’altro annuisce, quegli argomenti non sembrano neppure attirare troppo la voglia di intervenire, ma una signora, entrata per combinazione ad acquistare delle sigarette, dice subito a voce alta che non c’è altro rimedio se non scuotersi di dosso, con un lento e impegnativo processo, quella polvere stantia che i paesani di Calci si portano da sempre sopra le spalle. <<Sono assolutamente d’accordo>>, prosegue il Galli, <<ed arrivo anche a dire che certe azioni, pur deprecabili, sono necessarie per smuovere il più possibile queste acque stagnanti>>. La donna sorride, paga le sue sigarette frettolosamente, e quindi esce dal locale, mostrando così una scarsa volontà di proseguire in certe discussioni praticamente infinite ed insolubili.

               Sembra che il Sindaco in carica abbia preso immediatamente una posizione abbastanza dura nei confronti della telefonata minatoria giunta nella locale Sede Postale, ma a qualche paesano le sue parole sono parse poco definite, non eccessivamente chiare, insomma quasi ambigue, e da lì ad introdurre il sospetto che a qualcuno facciano comodo certe azioni dimostrative, ci vuole davvero poco. Per strada i logorroici professionali hanno subito iniziato a sviscerare tutte le possibilità che possono apparire ad una mente già allenata, nell’immaginare gli scenari più insoliti, allo scopo di acquisire argomenti, ma anche chi fino ad ora se ne stava in disparte ad ascoltare i discorsi degli altri, adesso tenta di avere una propria opinione, giusta o sbagliata che sia. Nella Casa del Popolo si è subito riversato un afflusso inconsueto di gente, forse nel tentativo di saggiare là dentro il polso della cittadinanza, ma soltanto fino al punto di rendersi conto, dopo qualche battuta fuori luogo su quell’argomento del giorno, che tutti intendono riprendere rapidamente a chiacchierare delle solite cose di sempre, e ciò significa che i paesani di Calci tentano di tornare velocemente alla normalità, chiudendo una parentesi che non sembra portare da alcuna parte.

            L’Ufficio Postale del paese gode in ogni caso di un’improvvisa popolarità, nonostante questa fama tenda così a durare appena il tempo di un solo giorno, ed anche se forse ci sta ancora qualcuno non del tutto a conoscenza della minaccia di chiusura definitiva di quella sede, adesso la notizia si è fatta improvvisamente di patrimonio comune. Alcuni sembrano indignati di questo, altri fanno spallucce chiarendo di non frequentare le Poste, ma la maggioranza lascia che tutto proceda per conto proprio, immaginando che ci siano delle buone ragioni per una decisione del genere. Alla Direzione Provinciale di Pisa naturalmente hanno subito saputo ciò che è accaduto, ma non hanno dato troppa importanza alla cosa, limitandosi a fare una doverosa telefonata ufficiale alla signora Vanni, la Direttrice di Sede, che ha risposto con voce ancora impaurita, e dilungandosi su tutti i dettagli possibili, nella speranza che con qualche modo più confidenziale magari le venisse rivelato qualche semplice chiarimento sulla possibilità di far proseguire l’esistenza alle Poste di Calci, senza riuscire però ad avere alcuna notizia a riguardo. <<Gli impiegati adesso sono un po’ preoccupati>>, avrebbe riferito la Vanni al telefono, lasciando un margine di ambiguità nella frase, ma all’altro apparecchio si è subito riferito come certe sciocchezze non hanno quasi mai avuto un seguito serio, riferendosi ovviamente all’anonimo avvertimento minatorio della mattinata. In ogni caso i Carabinieri avrebbero proseguito ad indagare, e qualche risposta alle indagini forse avrebbe potuto rendersi possibile.

            Il giorno seguente, comunque, le Poste di Calci avrebbero riaperto come sempre, con parere unanime e congiunto sia degli impiegati che vi lavorano, che della Direttrice degli Uffici, e questo immediato ritorno alla normalità avrebbe così dimostrato all’utenza la capacità di saper affrontare e risolvere ogni problema, anche i più inconsueti. I dirigenti generali apparivano perciò subito soddisfatti di quella scelta, ed anche la cittadinanza di Calci in questa maniera non avrebbe trovato niente di cui lagnarsi. Nella Casa del Popolo ormai si parlava già d’altro, anche se nella sede del Consiglio Comunale alcune personalità della Giunta apparivano più preoccupate di quanto si sarebbe potuto pensare, tanto da incrociare parecchie telefonate con i palazzi dei propri rispettivi partiti politici, fino a tentare di cavalcare il momento, e approfittare in qualche maniera della situazione.

 

            Bruno Magnolfi

sabato 4 febbraio 2023

Ancora per molto.


            Nella sostanza dobbiamo dire che, se non fosse per le voci di corridoio che continuano a circolare intorno alla possibile chiusura definitiva dell'Ufficio Postale di Calci nei mesi a venire, le cose là attorno potrebbero apparire del tutto normali: i paesani frequentano la loro sede delle Poste come sempre, gli impiegati all’interno proseguono imperterriti a lavorare, la Direttrice seguita a dire di non aver saputo niente di nuovo, ed il postino, forse quello meno preoccupato di tutti, continua a consegnare le lettere come ha sempre fatto. Ma stamani, una voce maschile rauca e poco riconoscibile, dice al telefono ad uno qualsiasi tra gli impiegati pronto a rispondere svogliatamente all'apparecchio, che è stata collocata nascostamente una bomba, da qualche parte, proprio dentro ad uno dei vani dell'edificio di Calci. Si avvertono immediatamente i carabinieri, mentre tutti escono con grande rapidità dalle Poste, senza risparmiare a chi trovano vicino dei commenti impauriti ed increduli, fino a ritrovarsi per strada, ad una distanza di sicurezza, tenuti calmi dalla loro Direttrice subito pronta a prendersi la responsabilità di quella frettolosa evacuazione. Ci vogliono diverse ore prima che giunga nel paese una squadra di artificieri esperti in cose del genere, e intanto una piccola folla si ingrossa, pur tenendosi a diverse decine di metri, scambiando, come è normale, tutte le opinioni possibili su quanto è stato ordito, intavolando varie teorie su chi possa essere stato.

Nella confusione generale, Alberto, le mani dentro le tasche, l'espressione scocciata, la faccia di chi non intende prendere affatto sul serio una cosa del genere, si trattiene a poca distanza da Laura, che nervosamente sta spiegando a tutti i compaesani curiosi il poco che sa, ma dando un grande risalto ad ogni parola che esprime. Viene setacciato ogni angolo nella ricerca minuziosa di qualcosa di insolito, ma come c'era già da aspettarsi non viene trovato assolutamente niente di anormale, escluso uno zaino contenente un paio di scarpe sospette, che in seguito si rivelano semplicemente appartenenti a Gino, il portalettere, per personali ragioni di comodità. Chiunque, non nutre alcun dubbio sul fatto che in paese la possibile chiusura ventilata degli uffici postali abbia potuto innescare in qualche facinoroso la volontà di esprimere la propria opinione in maniera esagerata, ma ci sono anche altri paesani che contemporaneamente hanno iniziato a sentenziare che quanto accaduto potrebbe essere collegato ad una mossa politica atta a destabilizzare le autorità comunali. Ma mentre più d'uno ha osservato i modi svogliati e distanti di Alberto, forse cercando tra i suoi sguardi una motivazione assurda e introvabile, lui è riuscito, in un attimo di generale distrazione, nel farsi avanti e domandare sottovoce a Laura una concreta risposta alla sua richiesta di uscire con lui, magari la sera stessa, anche per chiarirsi le diverse idee su quei fatti. Laura gli ha fatto cenno con un lieve sorriso che andava bene, e lui ha precisato soltanto: <<alla stessa ora della volta scorsa>>.

Quando infine un sottufficiale dei carabinieri, di stanza nella piccola stazione di Calci, è andato verso la Direttrice dell'Ufficio Postale, la piccola folla radunata poco distante ha immediatamente abbassato la voce, come a cercare di comprendere direttamente le parole e le frasi che i due avrebbero potuto scambiarsi, ma lo scuotere inequivocabile della testa dell'uomo in divisa ha fatto tirare a tutti un immancabile respiro di sollievo. Resta da appurare il fatto riguardante chi possa essersi preso l'iniziativa di fare una telefonata minatoria come quella raccolta da Renza, e per questo motivo l'impiegata è stata invitata per l'indomani nella sede locale dei Carabinieri, per rilasciare una dichiarazione dettagliata, e per rispondere a qualche domanda degli inquirenti. In tutto questo trambusto è trascorso tutto il tempo della mattina, e gli impiegati sono potuti rientrare soltanto per un momento dentro gli uffici Postali ormai bonificati, unicamente per ritirare le loro cose. Per il resto la signora Vanni ha dato appuntamento a tutti all'indomani, poi ha inserito l'allarme e se n'è andata anche lei, senza trovare altro da fare se non avvertire per telefono di non farsi viva alla ragazza che normalmente svolge nel primo pomeriggio il servizio di pulizia.

Naturalmente diversi perditempo sono rimasti ancora nelle circostanze a scambiare pareri diversi su quanto accaduto, ed alcuni sono giunti persino a sostenere che il terrorismo non è affatto sconfitto, e che ci sono ancora delle oscure branche nell'ombra che continuano a muoversi. Qualcuno se la prende coi giovani, altri sostengono che è la politica capace di scatenare i più tetri pensieri. Ma in fondo, praticamente, non è successo quasi un bel nulla, soltanto la telefonata di qualche squilibrato, uno scherzo per impaurire chi sta lavorando, una sciocchezza senza alcun seguito; perciò, ognuno si è presto incamminato verso la propria abitazione, e tutti i problemi, all'improvviso, sono sembrati in via di risoluzione anche così. Alberto è apparso tranquillo, quindi è salito sulla sua utilitaria e poi se n'è andato, senza aver quasi scambiato parola con anima viva; in fondo sono cose che possono accadere, sembra che abbia riflettuto lui come anche altri là attorno; anche se probabilmente in paese se ne parlerà ancora per molto.

 

Bruno Magnolfi

          

giovedì 2 febbraio 2023

Argomento edificante.


            L’edificio è piccolo, e non è previsto molto tempo, almeno sopra ai tabulati compilati dai responsabili, per svolgere le attività di pulizia ordinaria completa dentro quei locali dell’Ufficio delle Poste di Calci. Rosanna, la ragazza che svolge questo servizio, si reca sul posto puntualmente nel primo pomeriggio di ogni giorno feriale, quando dentro la sede in genere ormai non ci sono più gli impiegati, essendo rimasta soltanto la Direttrice, che per contratto non può lasciare in mano a nessuno le chiavi ed il codice d’allarme per entrare, considerato che normalmente stazionano dei valori e anche delle mazzette di soldi nel loro deposito, e per questo motivo deve essere sempre presente un responsabile, prima che possa accedere qualcun altro. Rosanna è stata assunta un paio di anni prima da una cooperativa del settore che con un ampio contratto d’appalto svolge i compiti di pulizia e di sanificazione in tutti gli uffici postali della provincia, avvalendosi delle attività di tante persone differenti, ognuna per ciascuna sede, e comunque non ha mai trovato da lamentarsi troppo, considerato che svolge là dentro soltanto due ore giornaliere di lavoro, che le permettono al mattino di frequentare l’Università di Pisa, e poi di prepararsi per gli esami. La signora Vanni, la Direttrice, conosce da lungo tempo i familiari di Rosanna come propri vecchi compaesani, e quindi le torna congeniale quel rapporto diretto con questa ragazza, favorendo al massimo i suoi compiti. Fosse per lei la lascerebbe tranquillamente anche da sola negli uffici, tanta è la fiducia che vi ripone, ma normalmente si limita ad arrivare soltanto in qualche negozio dei dintorni per fare qualche acquisto mentre lei lavora, prima di rientrare rapidamente dentro l’edificio.

            E proprio oggi, nel momento in cui la Vanni si era assentata per una decina di minuti, Rosanna ha trovato, in fondo al piano di una scrivania, un foglietto ripiegato che ha destato subito la sua curiosità. Lo ha aperto rapidamente, e poi ha letto: <<Dobbiamo vederci; ho da parlarti di cose della massima importanza>>. Come firma c’era soltanto scritto “Al”, ma non ci vuole molto a comprendere che il messaggio era stato scritto da quel nuovo impiegato di cui tutti conoscono i trascorsi poco edificanti, lasciato insieme ad altre cartacce proprio sul piccolo bancone di Laura, l’impiegata che tutti hanno presente in paese per il suo stare sempre allo sportello al pubblico. Naturalmente, anche Rosanna è a conoscenza della possibilità ventilata ultimamente riguardante la chiusura definitiva di quell’ufficio postale per mancanza di clienti, e in un primo momento ha pensato che forse quel messaggio potesse riferirsi a qualche informazione, ricevuta chissà per quali vie, inerenti a questa situazione così carica di attese e di speranze, ma subito dopo le è parso del tutto strano quel dare una tale segretezza a delle problematiche così comuni a tutti i colleghi della sede. Poi ha guardato di nuovo quel foglietto, ma un senso di irrisolto le è rimasto nella mente, tanto da decidere alla prima occasione di fare una visita nell’ufficio postale durante la mattina, anche semplicemente con una scusa, e curiosare da vicino sulle diverse espressioni dei vari impiegati.

            Poi è rientrata la Vanni, e lei ha proseguito come sempre la propria attività, fino al momento in cui è terminato il suo orario di lavoro. Ha tolto perciò lo spolverino, ha indossato la sua giacca, e quindi ha salutato come sempre la direttrice, trattenendo ancora nella mano e dentro ad una tasca quel biglietto. A casa ne ha parlato con sua madre, nel tentativo di comprendere se dietro una frase di quel genere ci potessero stare delle novità negative un po’ per tutti, ma neanche lei è riuscita a comprendere quali potessero essere le “cose importanti”, di cui si parlava nel foglietto. Alla ragazza dispiacerebbe molto perdere quel posto di lavoro, perché anche se le frutta pochi soldi a fine mese, per lei, che è ancora una studentessa e vive in casa con i suoi, quella somma le risulta sufficiente per togliersi qualche voglia per conto proprio e non pesare sempre sulle spalle dei propri genitori. Più tardi è uscita dal suo appartamento per fare due passi, ed incontrandosi con un ragazzo con cui si vede qualche volta, ha spiegato anche a lui la faccenda del foglietto e le congetture che insieme a sua madre si è ritrovata a fare. <<Secondo me non c’entra niente né il lavoro né la sede delle Poste>>, ha detto subito il ragazzo. <<Credo piuttosto che questo Alberto con dei sotterfugi stia provando a dare un appuntamento a Laura, ma per evitare troppe curiosità da parte dei colleghi stia ricorrendo semplicemente a dei segreti bigliettini>>. Rosanna sembra perplessa, le pare impossibile che due persone più che adulte come loro ricorrono a degli sciocchi stratagemmi, e le “cose della massima importanza”, di cui si legge sulla carta sembrerebbero proprio argomenti d’altro tipo. <<Forse soltanto una maniera per incuriosirla>>, spiega lui. A seguito, naturalmente, loro due hanno parlato volentieri d’altro, considerando che quell’argomento non lo trovavano neppure troppo edificante.

 

            Bruno Magnolfi