giovedì 30 maggio 2019

Equazione della parabola.


          

            Certo, la segretaria non appare troppo contenta di avere attorno a sé, da ora in avanti, un nuovo tecnico, nonostante si tratti di un giovane apprendista; proprio perché lo immagina, magari con piena sicurezza di sé, già pronto a girare tra quegli uffici della loro azienda curiosando probabilmente tra elementi già assodati, e magari traendo più di altri delle facili conclusioni sulle persone che là dentro vi lavorano. Le parevano sufficienti quegli impiegati già presenti in quella sede, visto che alla fine il geometra, l’unico vero professionista riconosciuto di tutta l’impresa, le sembrava avesse soltanto bisogno di un piccolo aiuto, quasi di un braccio fattivo che concretizzasse in reali attività le trovate della sua mente, di fatto incarnatosi già un anno prima nell’assistente di cantiere che era stato assunto, e non addirittura in due come invece è avvenuto. Però la sua forse è soltanto una forma di puro egoismo, visto che a lei in fondo piacerebbe in assoluto ci fosse il minor numero di preoccupazioni tra quegli uffici, e soprattutto che là dentro regnasse, almeno per tutto il tempo che ci trascorre, un po’ più di calma e di tranquillità. Invece questa importanza concessa dal signor Chelli al suo responsabile tecnico, assumendo per lui un altro aiutante, bisogna dire che alla segretaria prima di tutto fa montare una certa rabbia, come una specie di gelosia, che certe volte non riesce neppure a contenere troppo.
            Il geometra peraltro non si è più soffermato a bisbigliarle qualcosa di carino negli ultimi tempi, e lei, con il suo modo di fare in apparenza superiore ed indifferente a tutto ciò che circonda la sua scrivania, ha invece registrato perfettamente queste sue piccole mancanze, quasi uno scivolare inevitabile verso un possibile futuro disinteresse. In fondo lei sa benissimo che se al signor Chelli va mostrato il miglior lato timido e sognante per averlo completamente dalla propria parte, al tecnico invece non si può certo far vedere qualcosa di così etereo. Non c’è stato molto tra loro, questo è vero, però il sottinteso che serpeggia tra quelle stanze nei momenti in cui è ancora possibile lanciare uno sguardo o una piccola parola appena sussurrata, diventano spesso per lei quasi il motivo essenziale per proseguire ancora a portare avanti il proprio lavoro. In certi giorni si strugge, deve confessarlo, ma lo fa in silenzio, senza mostrare assolutamente niente di sé.
            Sembra quasi una piccola forma teatrale, quel loro piccolo segreto, così tenuto ben stretto in ognuno, almeno nella maggior parte dei casi, salvo certe volte lasciar andare tra loro qualcosa di infinitesimale ed oscuro, ma soltanto in casi sporadici, in attimi del tutto inaspettati, forse addirittura motivati molto semplicemente dal bisogno di tenere in qualche modo ancora accesa la fiamma. A lei certe sere le è persino venuto in mente qualche tentativo per incuriosirlo, lanciargli dei piccoli segnali per vedere quale fosse la reazione dell’altro. Ma non è proprio il suo stile, e nei confronti del geometra deve dire che ha sempre avuto l’atteggiamento di colei che resiste il più possibile alle sue lusinghe, e non può certo cambiare posa improvvisamente.
            Così le giornate lavorative proseguono, e se qualcuno nutre la speranza che questo nuovo ragazzo si trattenga il meno possibile in ufficio, trascorrendo la maggior parte del suo tempo con gli operai sui cantieri di lavoro edile, di fatto anche quel poco che probabilmente trascorrerà alla scrivania potrà dimostrarsi un vero impiccio per chi non vorrebbe mai avere qualcuno intorno, a meno che tutto questo per ragioni al momento inaspettate, non si dimostri un aiuto, una spinta, una possibilità in più per rilanciare una relazione del tutto clandestina, che sembra forse stia percorrendo una fase da parabola discendente.

            Bruno Magnolfi

mercoledì 29 maggio 2019

Trasparenza.


      

            Qualcuno parla a voce alta in fondo alla strada. Sono soltanto tre o quattro persone che discutono di qualcosa, ma in un modo neppure troppo animato, soltanto spiegando con una certa intensità ognuno il proprio punto di vista. Lui va loro incontro camminando con calma, mentre si fuma una delle sue sigarette che ha appena arrotolato tra le dita in maniera sapiente. Poi si ferma, ad una distanza di pochi metri da loro. Quelli interrompono i loro discorsi e lo guardano, come aspettandosi forse una domanda, o un’affermazione, insomma qualcosa a cui sembra si stiano già preparando. Lui invece non dice niente, nemmeno li guarda, attende appena un altro attimo, e quindi riprende il passo di prima. Li supera senza espressioni, mentre loro lo fissano aspettando ancora, prima di poter ricominciare a discutere come prima.
            “Bisogno di qualcosa, forse”, chiede uno in maniera indiretta, proprio per non lasciare andar via questo estraneo senza aver fatto almeno un tentativo per scoprire chi è, cosa mai ci faccia da quelle parti. E lui torna a fermarsi, si volta, guarda attentamente il tizio che ha appena parlato, poi prende ancora una boccata di fumo, e quindi prosegue. Al gruppo non piace dover sopportare un atteggiamento persino troppo spavaldo, così un altro tra loro chiede con voce decisa se abbia per caso sbagliato strada passando da lì, ma lui ancora non dice niente, solo torna a fermarsi, si gira indietro verso di loro, ed infine fa qualche passo indolente avvicinandosi al gruppo, come per affrontarlo bonariamente, ma conservando un'espressione seriosa.
            Gli altri a questo punto fingono subito una certa indifferenza, forse per non avere dei guai, e si rimettono a parlottare tra loro, ignorandolo completamente, come fosse quest’uomo un semplice intruso che tra un attimo probabilmente se ne andrà e non darà più fastidi. “Dobbiamo essere trasparenti”, dice invece lui guardando con curiosità le dita della sua mano stesa per aria, quasi se d’improvviso scoprisse di avere quell’arto composto di puro vetro, capace di mostrare i nervi, le vene, i muscoli e tutti gli altri suoi componenti sotto alla pelle fattasi improvvisamente inconsistente. Quelli non ribattono niente: se avesse da porre una domanda, forse sarebbero pronti a rispondergli, ma dover confrontarsi con uno probabilmente mezzo matto, non è cosa per loro.
Lui spenge la sua sigaretta sotto la suola di una scarpa, poi bofonchia ancora qualcosa sorridendo tra sé con fare compiaciuto, infine se ne va, lasciando involontariamente cadere per terra, mentre sta infilandosi le mani dentro le tasche, una banconota di piccolo taglio. "Amico", dice subito uno del gruppo raccogliendo i soldi da terra; ma lui si disinteressa di tutto e riprende a camminare con la stessa cadenza iniziale. Allora il tizio, con la banconota ancora sulla punta delle sue dita, gli va dietro rapidamente, quasi lo affianca, gli fa presente quello che gli sta succedendo. "Grazie", fa lui con un certo distacco, anche se sfila lentamente i suoi soldi dalla mano dell'altro; "sono giusto i quattrini che mi servono per un buon caffè".
“Domani tornerò”, dice poi a voce alta, in pratica parlando con tutti i presenti. “Ho intenzione di trasferirmi da queste parti prossimamente, ed ho bisogno di avere informazioni sulle persone che risiedono in questo quartiere. Sono un tipo tranquillo, non cerco guai e non creo neppure problemi; però ho bisogno che chi mi abita vicino adotti il mio stesso buon senso, e soprattutto mi venga ad informare se per caso qualcosa non gira in maniera adeguata. Perché nonostante io sia uno straniero”, dice poi a voce più bassa; “questo non vuol dire che abbia intenzione di vivere male”.

Bruno Magnolfi

lunedì 27 maggio 2019

Rappresentazione onirica.


        

            Sono deluso, forse potrebbe essere del tutto inutile anche parlarne. Certe volte giro per strada senza una meta, ed incontro quasi sempre delle persone che probabilmente mi assomigliano, perché se non altro hanno le mie stesse caratteristiche, e magari alla vista del particolare modo che possiedo di camminare lungo questi marciapiedi, mi lanciano pure un saluto, perché sanno perfettamente chi sono, mi riconoscono, e sono anche del tutto consapevoli di quello che significa resistere in questo piccolo mondo costituito dal gruppo storico di famiglie che ha sempre abitato tutto questo quartiere. Che me ne frega, penso tra me, sono soltanto degli sciocchi, solo dei tizi che vogliono vedere nelle mie vesti un personaggio pieno di notorietà, uno che ha avuto la fortuna di essere stato prescelto tra tutti quelli che aspirano a farsi strada in questa semplice realtà senza stile, utile soltanto alle persone prive di scrupoli.  
            Sorrido, qualche volta, e mi chiedo se ci sia un briciolo di serietà nel mandare avanti le cose in questa maniera. Siamo noi penso, coloro a cui è demandato un compito che forse in altra sede parrebbe del tutto inconcepibile, ma rispetto al quale, fingendo grande superiorità, riusciamo facilmente a mostrarci assolutamente all’altezza, tanto da racimolare con pochi sforzi la fiducia di tutti, fino a spiegare delle volte che forse siamo nati assolutamente per questo, per assolvere un compito che ad altri non sarebbe mai risultato naturale. In questa porzione di città ci sono io, sembro spiegare giusto passando davanti ad ogni cittadino che vedo, a preoccuparmi soprattutto per voi, ad adempiere a tutti quei compiti che ad altri sicuramente risultano ostici.
            Però alla lunga tutte le cose mostrano di logorarsi. Sembra persino impossibile che si possa continuare in questa stessa maniera all’infinito, così prende la voglia di voltarsi da tutt’altra parte, almeno in qualche occasione, e disinteressarsi di quanto a chiunque forse pare ancora del tutto necessario. Il punto è che a me non importa un bel niente di come possono andare avanti le cose alle persone che continuano a tifare per me. Lo so, per loro sono un simbolo, il punto di arrivo di un processo a cui aspirano tutti, ma per quanto mi riguarda oramai è soltanto un percorso noioso a cui devo quasi obbligatoriamente dare seguito, anche se non ne avrei più alcuna voglia. Certo, ci sono stati momenti del passato in cui ho faticato molto per arrivare ad essere quello che sono; ma adesso non è che per darsi una spinta ulteriore si debba per forza tornare con la mente ai periodi più difficili di tutto il percorso. Adesso è così, e questo deve bastare.    
            Però non riesco a mandare ancora avanti le cose nella stessa maniera di sempre: sorrido per mostrare ancora piacere rispetto ai complimenti che mi vengono rivolti, e poi faccio finta di impegnarmi davvero sui casi che qualcuno mi viene a presentare per avere al più presto una positiva soluzione. Di fatto non mi interessa più nulla, sono fatti loro le complicazioni in cui tutti si vanno a cacciare ogni giorno: si respira una fase del mondo in cui è l’individuo ad essere al disopra di tutto, non posso certo essere io ad invertire questa tendenza. Il potere che sono riuscito poco per volta a cucirmi addosso ormai è mio, non c’è più alcun bisogno che metta ancora in discussione la mia persona per mostrare quanto questo sia vero. Quindi basta, non devo più farmi vedere da queste parti: qualcuno penserà che non sto bene, o che mi sto impegnando in qualcosa che sta al di sopra della fantasia più comune. Invece mi prenderò una lunga vacanza, e mi godrò appieno quello che mi sono meritato, lontano da qui, da qualche parte splendente, dove non ci sia chi voglia ancora guardare con interesse la mia espressione, per riconoscere nei miei lineamenti, semplicemente, colui che gli sempre apparso come il rappresentante di tanti tra tutti i suoi sogni.

            Bruno Magnolfi 

domenica 26 maggio 2019

Nervi scoperti.


       

            Appena l’ha intravisto, nel corridoio tra gli uffici, probabilmente gli è parso un tipo sveglio, ma contemporaneamente anche sfuggente, uno che non si sofferma per nessun motivo su qualche sciocca formalità, ma va direttamente al nocciolo delle cose. Proprio per questo ne è rimasto favorevolmente colpito, bisogna dire, anche se ha provato subito un forte senso di frustrazione, immaginando se stesso, in un confronto del tutto inevitabile con lui, incapace di stare alla sua stessa altezza, almeno per ciò che riguarda il proprio generale spessore di personalità, che ha considerato subito, almeno nei suoi confronti, piuttosto inadeguato. Gli ha stretto la mano sorridendo, quando il signor Chelli ha fatto le dovute presentazioni, poi si è messo sottovoce a spiegargli qualcosa, ingarbugliandosi un po' nella improvvisa consapevolezza di non aver mai descritto a nessuno i propri compiti lavorativi, almeno dal momento in cui è stato assunto presso quell'impresa.
Naturalmente è subito sopraggiunto anche il geometra, che con grandi complimenti ha preso sottobraccio il nuovo arrivato, mostrando così di possedere soltanto lui dentro di sé i segreti fondanti del mestiere, e con un atteggiamento insolito, a dire la verità anche piuttosto finto, lo ha portato insieme a sé, facendolo salire sulla sua macchina e dirottandolo verso il cantiere di lavoro in cui l'impresa edile è impegnata in questo periodo, sicuramente per aver modo di presentargli personalmente i caposquadra e tutti gli operai dell’impresa. La segretaria invece è parsa quasi completamente indifferente al nuovo arrivo, peraltro come è suo solito fare per tutto ciò che non la riguarda in modo diretto, e in ogni caso, cercando un qualsiasi argomento, ha avuto subito da lamentarsi, appena giunta in azienda, per il troppo lavoro accumulatosi in quegli ultimi tempi.
Forse le cose in generale potranno anche migliorare per l’azienda, ha pensato l'assistente di cantiere mentre riprendeva fedelmente da solo il suo lavoro alla scrivania; però è evidente che ci vorrà qualcosa in più di qualche semplice spartizione dei vari compiti. Lui, a dire la verità, non saprebbe indicare cosa sia in questo momento a non funzionare bene nelle tante attività della ditta, però è chiaro come nessuno possa dichiarare di avere delle soluzioni pronte in tasca. Forse i giorni prossimi mostreranno qualcosa di diverso per tutti quanti, ha pensato senza troppa convinzione; però secondo il suo parere la necessità maggiormente impellente è quella di una collaborazione migliore tra tutti, e soprattutto meno verticistica.
Quando l’apprendista ed il geometra sono poi rientrati in sede, non molto dopo, è parso che svariati aspetti tra i più importanti dell’azienda fossero ormai stati chiariti, e per questo motivo è stato deciso dal signor Chelli, com’era naturale, di far affiancare il nuovo arrivato, almeno per i primi tempi, proprio all’assistente di cantiere. Per questo loro due si sono messi subito insieme a studiare i progetti da portare avanti, e l'apprendista è sembrato attento e silenzioso mentre seguiva i dettami delle varie lavorazioni. "Sono forse in atto dei piccoli conflitti in questa azienda", ha detto improvvisamente il ragazzo dopo una mezz’ora, usando un tono basso ma già di perfetta convinzione, e dando alle sue parole anche un risalto da domanda diretta, nel mentre  persisteva un momento di silenzio dentro l’ufficio. E l'assistente, meravigliato, che avrebbe quasi voluto dire di colpo tutto quello che realmente gli passava per la testa, e che per tanto tempo aveva tenuto solo per sé, ha invece preferito, almeno sul momento, rispondere di no. Però probabilmente non è riuscito ad essere del tutto convincente, e l'altro si è subito reso conto comunque di aver toccato un preciso ed evidente nervo scoperto di quella loro ditta.

Bruno Magnolfi

mercoledì 22 maggio 2019

Indietro fino là.



La giornata stamattina sembra fresca, ed il cielo appare solo parzialmente annuvolato, mentre guido la mia macchina verso la piscina sportiva dove mi reco tre volte alla settimana prima di andare al lavoro. È presto, nel bagagliaio ho inserito la sacca con dentro l'accappatoio e le altre cose che mi servono, e con calma percorro le strade che portano al quartiere cittadino dello sport. Forse non avrei neppure troppa voglia di togliermi i vestiti ed infilarmi nell'acqua trasparente al sapore di cloro, però è un impegno che ho preso con me stesso e devo rispettarlo.
Davanti all’ingresso dell’edificio allungato ho un ripensamento: spengo il motore dell’auto e resto immobile a guardare cosa avviene attorno a me. Giungono in pochi minuti altre due macchine, e gli autisti appena parcheggiato scendono in fretta con le loro sacche per andare ad infilarsi subito negli spogliatoi. Forse c’è qualcosa che stride in tutto questo, rifletto. Attendo ancora, la giornata si fa leggermente più luminosa, e nei giardinetti qui accanto qualche merlo becca in terra in mezzo all’erba. Forse potrei farmi una passeggiata, invece di spogliarmi ed entrare nell'acqua, anche se non cambierebbe molto il risultato.
Perciò esco dall'auto, aspetto con calma la prima persona che passa da queste parti e poi le chiedo se le andrebbe di farmi compagnia. È una signora con il suo cagnolino, e dapprima mi guarda in maniera storta, poi però mi dice che posso stare con lei mentre accudisce e porta in giro il suo cane. Mi spiega che ogni mattina loro due fanno più o meno il solito giretto, perché il suo cane è un abitudinario, così lei ormai conosce praticamente tutti gli alberi della zona. Annuisco, poi dico che mi pare triste fare sempre le medesime cose: “anche io difatti dovevo andare in piscina”, le spiego meglio, “ma all'improvviso mi sono sentito soltanto uno sciocco”.
La signora ed il suo cane ascoltano in silenzio le mie considerazioni, e poco dopo mi salutano per attraversare la strada, ed io resto da solo mentre adesso si avvicina inesorabilmente l’ora in cui devo recarmi sul posto di lavoro. Vorrei proprio trovare qualcosa che mi impedisse di andarci, e non perché ci stia poi tanto male, quanto per l’improvviso bisogno che provo di riflettere meglio e pacatamente su questa faccenda delle abitudini che adesso mi opprimono. Mi siedo sopra una panchina, e poco dopo arriva un tizio che apparentemente non ha molto da fare, se non tirare fuori con calma il suo giornale e mettersi a leggerlo proprio accanto a me. Non gli dico niente, mi basta seguire i suoi gesti ed interpretare l’attenzione che impiega nel seguire gli articoli. Quindi mi alzo e torno lentamente verso la mia macchina.
Quindi telefono al mio capufficio, gli spiego che non mi sento molto bene, e che perciò non posso proprio raggiungerlo in questo momento. Salgo di nuovo sulla mia macchina, potrei tornare a casa penso, ma forse quest’aria di libertà che sto provando terminerebbe troppo in fretta. Perciò metto in moto ed esco dal parcheggio, percorro il viale accanto allo stadio e poco lontano dai campi da tennis, quindi imbocco la strada verso la periferia ed alla fine mi ritrovo velocemente fuori dal caseggiato: ecco, forse qua da qualche parte ci può essere qualcosa che fa per me penso; probabilmente devo soltanto raggiungere il paese più vicino, visitarlo, concentrarmi sui dettagli delle viuzze e delle case più vecchie. Poi a quel punto forse mi sentirò più pronto per tornare davvero sui miei passi.


Bruno Magnolfi  



martedì 21 maggio 2019

Tendenze negative.



Immobile, sopra ad un solaio della futura abitazione ancora imbrigliato nelle casseforme, il geometra dell’impresa controlla con sguardo attento il corretto proseguire delle lavorazioni in corso. L'assistente di cantiere, mediante uno strumento ottico, raccoglie intanto le misure di tutti i manufatti già pronti, e va a segnarle su di un elenco che qualche giorno addietro ha predisposto con una certa cura, una griglia dove le quote adesso vengono sistemate in un ordine molto preciso e razionale. Gli operai oggi indossano ogni dispositivo di protezione individuale previsto dai responsabili della sicurezza, e qualsiasi manovra che compiono viene effettuata con attenzione e nel pieno rispetto di ogni regola. Nonostante tutto questo, si potrebbe dire, ieri si è verificato un incidente, non grave fortunatamente, ma ugualmente serio, ed evidentemente anche indice e spia di un certo nervosismo serpeggiante tra chi sta lavorando.
Il cantiere in ogni caso deve andare avanti, ed anche se con ogni probabilità ci sarà nei prossimi giorni un'ispezione dell'autorità per la sicurezza sul lavoro, ugualmente si procede con le operazioni che sono già state previste. L'assistente comunque è sempre rimasto convinto che chiunque svolga bene la propria attività non abbia mai nulla da temere, ma adesso in ogni caso forse nutre qualche dubbio sulla nota indole del geometra, sempre pronto a falsificare qualche cosa per trarne un certo utile. Giunge invece sul cantiere il direttore dei lavori, si accosta subito al responsabile tecnico, ed insieme annotano tutto quanto ciò che serve per una relazione dettagliata. Poco distante sta manovrando con pazienza una betoniera carica di calcestruzzo miscelato, e si comincia poco dopo con l'effettuare una nuova gettata di cemento.
L’operaio ferito infatti ha spiegato che non si è proprio accorto che dietro di lui si stava manovrando con la gru per sistemare un carico di mattoni forati per i tamponamenti delle pareti, e quando è caduto, spinto dalla massa del laterizio in leggero movimento, si è fratturato il braccio con cui ha cercato di proteggersi finendo a terra. Niente di speciale, ha detto subito il geometra, e comunque chi si fa del male sul cantiere d’ora in avanti verrà inserito in una lista composta da coloro che risulteranno in questo modo i meno affidabili. Qualcuno tra gli operai ha stretto i denti per non dare una risposta un po’ balorda, ed altri hanno alzato le spalle, come per mostrare che lavorando più lentamente e con maggiore attenzione ad ogni dettaglio a loro sicuramente non capiterà mai un bel niente, anche se ne risentirà la produzione.
Il clima quindi non è molto favorevole, come ha pensato diverse volte nella stessa giornata l’assistente di cantiere, e l’unica speranza che rimane per qualche positiva novità, è proprio l’introduzione della nuova figura di apprendista tecnico promessa dal titolare della ditta. Ha già visto passare dall’ufficio, nei giorni scorsi, alcuni ragazzi sicuramente freschi di diploma, ma forse i colloqui che sono stati fatti non hanno ancora dato l’esito sperato. Nessuno si fida ad informare il sindacato di quello che sta succedendo in questa impresa: la perdita del lavoro con una scusa o con l'altra sembra costantemente dietro l'angolo, e tutti pensano che non potrà essere di certo la presenza di altri burocrati sul posto di lavoro ad invertire la tendenza.


Bruno Magnolfi



domenica 19 maggio 2019

Esigue minoranze.




Oggi non posso uscire di casa, sarebbe proprio un vero suicidio, mi prenderebbero subito per rinchiudermi chissà in quale galera: ci sono i militari dappertutto con le camionette e gli autoblindo carichi di munizioni lungo le strade cittadine, e sono tutti pronti anche a sparare a mitraglia su chiunque come me si faccia minimamente vedere in giro. Però attendo che si faccia notte fonda, quando le ronde saranno molto più allentate, ed allora col favore del buio e con le scarpe dalla suola di gomma, farò una corsa disperata fino all'abitazione della mia Rosina. Signorina, le hanno intimato l'ultima volta che si è fatta vedere in giro; lei deve stare a casa sua, occuparsi della sua famiglia, abbassare lo sguardo davanti a suo padre quando le spiega come sarà il futuro, e dare retta ai suoi insegnamenti, perché lui probabilmente è un uomo saggio, non ci ha mai dato problemi, e forse sa bene come si evolveranno le cose prossimamente.
Ed invece suo padre ha fatto una dichiarazione pubblica, ad una radio locale, in cui ha sostenuto che le cose da ora in avanti dovranno per forza cambiare, e che non è più possibile restare immobili davanti a qualcosa che ci porta soltanto indietro nel tempo. Così gli hanno dato subito gli arresti domiciliari, e tutta la sua famiglia si è trovata a vivere una specie di incubo, in cui sembra impossibile anche poter ritrovare i semplici valori di un tempo. Naturalmente anche io sono stato messo sotto controllo, ed è per questo che le uniche cose che posso fare in questo periodo sono quelle di recarmi al lavoro e poi fermarmi nel negozio accanto a casa per acquistare dei generi alimentari. I militari controllano che io esegua questi ordini, e non intendono essere tolleranti se soltanto provo ad omettere quanto mi è stato intimato.
Rosina è una persona positiva, e nonostante i nostri telefoni siano naturalmente sotto controllo, è riuscita a farmi avere un piccolo biglietto di carta portatomi di nascosto da un conoscente con una scusa. Così le ho potuto comunicare, affidando allo stesso conoscente una risposta scritta, che andrò da lei stanotte, a qualunque costo, e che probabilmente insieme dovremo prendere il volo, racimolare le cose essenziali che ci possono servire, ed allontanarci alla svelta da questo paese. Fuori dal centro abitato abbiamo ambedue la possibilità di farci aiutare, e poi i militari non pattugliano le strade minori, almeno così mi hanno detto, e quindi potremo facilmente raggiungere una casa di campagna disabitata della quale possiedo le chiavi, ed intraprendere da lì una sorta di resistenza a quanto ci sta succedendo.  
Mi sembra impossibile si possa essere arrivati così in fretta fino ad un punto del genere, e soprattutto trovo incredibile che nessuno sostanzialmente se ne interessi. Tutte le persone che conosco sembra abbiano abbassato la testa mentre fingono di non sapere niente di niente: ognuno pare preoccuparsi soltanto di sé, delle strette cose personali, e se fino adesso a nessuno di loro sono state imposte delle restrizioni, probabilmente immaginano che a chi al contrario è già capitato, se le sia come andate a cercare. Per cui non è possibile aspirare alla solidarietà o anche ad un semplice aiuto, se non proprio da chi almeno in parte riesce a mettersi nei panni di chi soffre per la propria libertà. Ed alla fine sono comunque una stretta minoranza, quelli che più di tutti forse meriterebbero un elogio.

Bruno Magnolfi