mercoledì 29 dicembre 2021

Ultimi preparativi.


            <<L’idea iniziale, a dire il vero, è stata tutta di mio marito>>, spiega Sandra sorridendo al negoziante di quel piccolo emporio di quartiere, mentre con calma sta acquistando alcune cose che indubbiamente serviranno durante quel loro viaggio. <<Da tempo volevamo trascorrere una vacanza fuori stagione assieme a questi nostri amici di sempre, e mettendo insieme la spesa da sostenere per gli alberghi e per i ristoranti, abbiamo compreso subito che ci sarebbe sicuramente convenuto noleggiare un camper grande e ben accessoriato, divertendoci così a cucinare e a trascorrere le serate chiusi all’interno, anche perché c’è pure il cane Ettore che sicuramente è più contento di venire insieme a noi piuttosto che trascorrere un periodo in una pensione per animali>>. Mentre lei prosegue a parlare in questo modo, gli altri tre infatti, durante quello stesso pomeriggio, sono andati in periferia a ritirare il mezzo già prenotato ormai da qualche giorno, ed intanto Sandra è rimasta da sola ad accumulare poco alla volta tutte le cose che hanno messo in lista per quel loro viaggio, comprese le scorte alimentari che almeno nel corso del primo paio di giorni, gli permetteranno così di non fare troppe soste. <<Allora buona vacanza, signora Lenzi>>, dice il bottegaio mentre lei esce in strada e si avvia verso la propria abitazione, trascinando con sé il suo carrello per la spesa, praticamente colmo di acquisti di ogni genere.

            Sandra però, senza confessarlo a nessuno, prova una strana agitazione per l’esperienza che si troverà ad affrontare nelle prossime due settimane. Le cose con suo marito non stanno andando benissimo ultimamente, mostrando tra loro un certo nervosismo, e quella vacanza a suo parere potrebbe essere la giusta maniera per ritrovare un maggiore equilibrio ed una certa serenità, soprattutto per mezzo del confronto inevitabile con una coppia affiatata e solida come quella dei loro amici. La propria idea principale resta comunque quella, per quanto sia possibile, di starsene almeno in parte per proprio conto, leggendo qualcuno dei libri che si sta portando, e poi occupandosi soprattutto delle attività all’interno di quel loro autocaravan, anche se non intenderà certo mostrarsi con gli altri isolata ed asociale. Per dire tutta la verità, non sa neppure lei che cosa attendersi da quel viaggio, anche se si sente aperta ad affrontare le piccole sfide e le inevitabili difficoltà che magari potranno presentarsi. Tutto sommato si sente su di giri come gli altri per l’inizio della loro piccola avventura, e proprio per questo ha deciso di tenere aggiornato già da domani una specie di diario di bordo, descrivendo, sopra le pagine di un grosso quaderno, ogni propria sensazione, oltre ad annotare naturalmente tutti i luoghi da dove si troveranno a transitare.

            Infine tornano gli altri con il mezzo già noleggiato, e lo parcheggiano subito nel giardino dell'abitazione di Sandra e di Antonio, non senza una certa difficoltà di manovra, e poi iniziano immediatamente a sistemarlo e a prendere confidenza con le varie attrezzature di bordo, caricando dentro gli scomparti tutto ciò che hanno stabilito di portare. La partenza è prevista per la mattina seguente, ma considerato che tutti e quattro vogliono lasciarsi velocemente alle spalle le loro normali attività ordinarie, l’idea è quella di far subito una tappa molto lunga, ed almeno avvicinarsi il più possibile al confine con la Francia. <<Non so cosa aspettarmi da questo bel viaggio>>, ripete lei allora alla sua amica Lina, una volta rimaste un po' in disparte. <<Forse una specie di rivelazione per il prossimo futuro, non saprei>>. L'altra si mette subito a ridere, come non fosse da prendere proprio sul serio un'affermazione di quel genere. Ma poi, tornando ad essere un po’ meno ironica, le spiega in due parole che per lei, al contrario, quella vorrebbe essere soltanto una parentesi dalla monotonia dell'ultimo periodo, e che personalmente si propone di affrontare ogni momento di quella loro vacanza con il massimo possibile di leggerezza.

            <<Ci saranno tante cose da fare>>, dice Sandra come per allinearsi e incoraggiare da subito le proprie attività. <<Però non voglio perdermi neppure un attimo delle giornate che da adesso abbiamo di fronte>>. Quindi entrano in casa per le ultime decisioni sull’abbigliamento necessario da portarsi dietro, mentre Antonio e Renato prendono confidenza con le sicurezze e le varie strumentazioni elettroniche a bordo di quel mezzo, compresi i fornelli per cucinare, il frigorifero, e la stufetta riscaldante, tutte alimentate tramite un contenitore posteriore di gas metano. Ogni apparecchio sembra comunque piuttosto intuitivo, ed il sopralluogo generale di ogni dettaglio li fa sentire subito più tranquilli, anche in considerazione del fatto che il mezzo che hanno avuto è praticamente nuovo, assolutamente in perfette condizioni.

 

            Bruno Magnolfi 

lunedì 27 dicembre 2021

In accordo.


            Naturalmente certe volte sono caduto, con grande ed immediata disperazione. Però ho sempre trovato la maniera per risollevarmi, anche se in qualche caso ho dovuto faticare parecchio per farlo. Non so perché penso tutto questo, proprio adesso che siamo quasi arrivati alle porte di Rennes, e questi margini stradali degli ultimi chilometri, senza troppe caratteristiche di rilievo, sembrano scivolare via senza alcuna asperità, come aprendosi accoglienti al nostro passaggio, forse per incoraggiare maggiormente proprio il nostro arrivo. Il motore del camper gira tranquillo come da quando siamo partiti, e mentre io proseguo a guidare con impegno e attenzione, gli altri sono tutti dietro a leggere, a parlare, o a perdere del tempo. Ci potrebbe accadere qualcosa, penso; però è più facile che tutto scorra via tranquillo, proprio come questo asfalto, e per tutte le prossime notti troviamo ancora qualche luogo silenzioso dove sistemarsi, senza dare troppo nell’occhio. Dobbiamo fermarci ad un supermercato, per fare qualche acquisto, poi attraverseremo la città ed infine spegneremo il motore lungo qualche stradina sterrata, riparati da una macchia di alberi fruscianti.

            <<C’è ancora molto, Toni, per arrivare in città?>>, dice all’improvviso Renato, affacciandosi per un attimo alla cabina di guida. <<Tranquillo>>, gli fo; <<fra dieci minuti si entra tra le case>>. A me piace guidare, e se non sono proprio stanco gli altri mi lasciano volentieri al volante di questo scatolone a noleggio, come se fossi l’esperto timoniere di un vascello in alto mare. Comunque penso che una volta fatti gli acquisti ci potremo fermare da qualche parte per mangiare qualcosa e riposarci, ed in seguito io lascerò volentieri la guida a chi degli altri tre ne avrà voglia. Mia moglie sembra intenzionata ad arrivare sulla costa prima di sera, ma a me non sembra una buona idea, visto che in quel caso avremo ancora per il pomeriggio un sacco di strada davanti a noi. Ieri avevamo pernottato nei pressi di Bourges, ed io non mi ero sentito tranquillo, considerato che il luogo scelto per fermarsi a cenare e a dormire, appariva un po’ troppo isolato, senza riferimenti chiari e vicini. Forse è la mia apprensione che mi fa immaginare sempre qualcosa di tremendo appena dietro l’angolo, lo riconosco; però penso che sia sempre meglio immaginarsi anticipatamente le avversità, piuttosto che subirle in pieno senza aver fatto nulla per prevenirle.

            Infine avvisto un bel supermercato con un parcheggio spazioso accanto alla strada, così entro dentro manovrando con calma, scelgo il posto più adatto ed infine spengo il motore. Gli altri si guardano attorno, mi fanno vedere che hanno già preparato una lista di cose che ci possono servire, ed il nostro cane deve assolutamente farsi un giretto. Ci dividiamo i compiti, io resto sul camper per controllare i liquidi e la scorta d’acqua per il bagno, Lina fa un giro col cane, e mia moglie insieme a Renato entrano nel negozio per fare gli acquisti. Però c’è qualcosa nell’aria che ancora non mi convince: è come se si cercasse di tenermi al di fuori da una decisione che loro tre hanno già preso. Non va bene arrivare nei luoghi dopo il tramonto, ho già spiegato in altre occasioni: non si riesce mai ad avere un’idea precisa di dove ci sistemiamo, e questo sicuramente è un problema. Forse loro si annoiano di questa mia semplice prudenza, ma io credo che soltanto con una certa dose di buon senso le cose potranno filare lisce per tutti questi quindici giorni di gita.

            Apro il cofano motore e controllo il livello dell’olio, poi guardo se per caso ci fosse una manichetta per l’acqua da qualche parte. Torna Lina col cane, dice che Ettore appare leggermente stravolto, però ha fatto subito i propri bisogni, ed adesso è quasi pronto per ripartire. Poi sale in cabina, dal lato del passeggero, ed io mi accosto al finestrino mezzo aperto e le chiedo se per caso qualcosa non vada per il verso giusto. Lei mi guarda con un mezzo sorriso un po’ ambiguo, e poi dice che va tutto bene, che non vede l’ora anche lei di arrivare sulla costa della Bretagna. Tiro fuori la carta dalla tasca dello sportello, le mostro che abbiamo davanti troppi chilometri per poter trovare un posto decente dove pernottare, e Lina dice che di sicuro ho pienamente ragione. Ci accordiamo sulla strada migliore da prendere, poi si decide che la cosa migliore sarà fare una tappa prima di giungere a Saint Malo, e domani mattina andarcene in giro lungo la costa. Tornano gli altri ridendo chissà di cosa, naturalmente carichi di buste, e poi dicono subito che loro sono assolutamente d’accordo, su qualsiasi decisione abbiamo deciso di stabilire.

 

            Bruno Magnolfi   

venerdì 24 dicembre 2021

Importanza del momento.


            Lei si muove lentamente dentro la sua stanza, circondata come sempre dalle proprie cose. Si è vestita con un abito piuttosto elegante poco fa, ed ha impiegato un po' di tempo per incorniciare con un trucco leggero, ma comunque abbastanza ricercato, i suoi occhi ed il suo sguardo. Adesso Franca però attende. Ci saranno dei collaboratori di suo padre più tardi nella loro casa, e lui gentilmente le ha chiesto, già un paio di giorni addietro, di prendere parte a questa che ha definito come una “cena informale”, e se ne avesse voglia, nel corso della serata, suonare qualcosa per gli ospiti, seduta davanti al pianoforte del loro salone al piano terra. Niente di nuovo, sono cose già viste nella villa dei Neri, anche se a lei non sono mai piaciuti molto i ricevimenti di quel genere. Poco prima si era affacciata per un attimo alla porta di cucina, tanto per curiosare sui preparativi, ed aveva intravisto Teresa e Caterina, le esperte cuoche a servizio della sua famiglia, che stavano già componendo sopra i vassoi la variegata cena fredda prevista, con delle tartine e dei crostini, e poi anche degli assaggi di ogni tipo, con carni, salse, verdure e formaggi, ed almeno per quanto riguarda il tipo di ricevimento previsto, si era sentita subito abbastanza sollevata. Una cena in piedi, durante la quale volendo poter starsene in disparte, cioè senza rispettare delle rigide etichette, magari lasciandosi un po’ andare, con un bicchiere in una mano, a delle argomentazioni leggere e inconcludenti di fronte a qualcuno sorridente e curioso, disposto a parlare e a confrontare i propri anni lontani del liceo, con quelli freschi e attuali della studentessa di casa.

            Qualcuno poi suona all’ingresso del giardino, la cameriera aziona dopo un attimo il cancello automatico, e quindi ci si immagina facilmente gli invitati mentre varcano il portone della casa, si scambiano gli ossequi, entrano a grappolo nell’ingresso elegante della grande abitazione illuminata. Ad attenderli naturalmente ci sono ambedue i genitori di Franca, accoglienti ed allegri come sanno essere sempre in queste circostanze. Lei però cerca di rallentare ancora la sua sortita, e quasi si fa attendere, ma non per un moto di superbia o di altezzosità, ma soltanto per quel filo immancabile di solita ordinaria timidezza. Immagina anche la sua mamma mentre volta già lo sguardo lungo la scala che porta alle camere del piano superiore, nel tentativo di cercare con gli occhi la sua presenza. E le cameriere, che a questo punto avranno di sicuro imbandito il lungo tavolo del salone con tutto quanto è stato preparato, e già si saranno aperte le prime bottiglie dei vini e degli aperitivi. Franca allora entra per un attimo nel bagno, non si sente a proprio agio, è riuscita ad avvertire già alcune espressioni in lontananza degli invitati di stasera, ma torna a riguardare nello specchio la sua faccia, la propria espressione, i capelli trattenuti sulla nuca in una coda semplice.

            Infine, con un guizzo, decide che deve proprio andare; così, con la fermezza tipica di tutte le sue decisioni improvvise, scende la scala dal primo piano, e poi entra nel salone, riconoscendo con stupore che non sono presenti degli invitati sconosciuti. Al contrario, stanno lì, davanti a lei, i fantastici ragazzi del suo gruppo di jazz, tutti insieme, vestiti con eleganza, e che in un attimo voltano lo sguardo dalla sua parte, sollevando in sincronia ognuno il proprio bicchiere, per lanciare un brindisi architettato soltanto per lei, completamente inedito, proprio in suo onore. Franca è commossa, una bellissima sorpresa questa, perciò saluta i ragazzi con un filo di voce, poi guarda suo padre, quello che l’aveva quasi osteggiata fino a ieri nello studio del pianoforte, e che adesso mostra con evidenza di aver completamente cambiato la propria opinione. Anche la mamma le sorride, e per lei questa cornice è quanto di più bello si sarebbe mai immaginata, tanto da provare il desiderio profondo di abbracciare subito i propri genitori e ringraziarli con un solo gesto per quella fiducia accordata nei confronti dei suoi più forti desideri.

            Poi si siede al pianoforte, come mostrando di non avere sull’immediato le parole adatte per esprimersi, e tutti i ragazzi della formazione in un attimo si schierano attorno a lei e allo strumento, e Franca perciò inizia a suonare, anche se non sa bene neppure lei che cosa, perché forse l’importante adesso è soltanto far vibrare quelle corde metalliche, quel legno stagionato della cassa armonica, insieme a quelle meravigliose orecchie di tutti intorno a quei suoi suoni e a quegli accordi, perché non c’è altro di importante in un momento così; soltanto questo.

 

            Bruno Magnolfi

       

martedì 21 dicembre 2021

Massima sopportazione possibile.


             “C’è la necessità di un grande impegno, e di comprensione, di profondità”, si dice da più parti. Ma lui oggi cammina lentamente lungo il marciapiede, e la propria riflessione su come stiano variando anche gli stessi parametri che a suo parere si sono sempre dimostrati i più importanti nella lettura delle espressioni attuali, lo porta inevitabilmente verso considerazioni sempre più negative. Incontra molte persone, qualcuno del quartiere magari lo saluta, ma la totalità degli altri però si mostra completamente indifferente, impassibile persino davanti all’evidenza di un individuo anziano come lui, malfermo sulle gambe, però rispettabile, anche se pieno di dubbi qual è. L’esperienza che porta sulle spalle non ha quasi alcun peso, pensa; ed anche conoscendo quali siano stati, nella vita di un vecchio quale lui si dimostra, i punti fermi dell’attività impegnativa che ha sempre portato in avanti, probabilmente a nessuno interesserebbe saperne neanche qualcosa di più. “Se non c’è curiosità, non c’è neppure scavo interiore”, riflette. “E questo non può essere certo un bene per la stessa organizzazione sociale, in questi momenti”. Ma non è sempre possibile dire a se stessi soltanto: purtroppo, e poi magari anche vivere di nostalgie d’altri tempi; per questo il maestro Bottai cerca spesso di valutare soprattutto ciò che gli viene proposto come sviluppo, trasformazione, oppure anche come un normale svecchiamento.

            “La musica d’oggi, tragicamente, non si sa più verso dove sia diretta”, pensa spesso: e quindi è chiaro che anche per quelle persone, così come lui, che pensano le sue medesime cose, torna del tutto naturale rivolgersi, per questi semplici motivi, alle grandi sinfonie e ai grandi autori del nostro passato. Adesso poi si parla addirittura di musica liquida, cioè di qualcosa che non venga composto e registrato una volta per tutte, ma di un materiale sonoro che si mostra soggetto, grazie alla tecnologia, a continue e progressive variazioni. Dei brani capaci di sopportare infinite modifiche, magari in funzione del momento, o del temperamento degli autori, oppure addirittura di un algoritmo in grado di cambiare continuamente un primo prodotto messo in rete, semplicemente ad ogni nuovo collegamento. “Non so”, pensa lui mentre prosegue la sua passeggiata, “però mi sembra che abbiamo perduto del tutto il senso delle cose, e si cerchi solamente ciò che è proiettato al massimo possibile verso la nebulosa inestricabile del futuro”. Sulla soglia del suo negozio, il salumiere che lui conosce da tempo, gli fa subito un cenno amichevole, mostrando che c’è ancora qualcuno che forse sta in qualche maniera dalla sua parte. “Perché l’estrema proiezione dell’individuo verso il domani, qualsiasi esso possa essere, si impernia nell’inevitabile auto-isolamento”, riflette adesso il maestro quasi in risposta di quel saluto, come per interpretare positivamente anche il leggero sorriso che gli viene rivolto da quel negoziante.

            Non esistendo più un vero compositore di musica che riesce a farsi carico dei dubbi, dei tormenti, delle angosce del proprio momento storico, non c’è più una vera analisi sensibile del vissuto, capace di trasformarsi in opera d’arte nel momento in cui viene tradotta in semplici note. Manca il passaggio all’interno dell’umana coscienza, che appare adesso soltanto come un freno stupido e deteriore nei confronti dell’attività contemporanea. “Per questo sono d’accordo con quanto viene tentato da qualcuno”, pensa il maestro. Il jazz, con tutti i suoi limiti, non è un tipo di musica definita una volta per tutte. Anzi, è capace di inglobare, all’interno di sé, tantissime correnti diverse tra loro, restando fedele soltanto al principio dello stimolo reciproco e della comunicazione strumentale dei musicisti tra loro. “Questo mi piace, in quella ragazza con il suo gruppo di jazz. Il cuore, il sentimento, la passione umana, che vengono inseriti all’interno di quella musica”.

            Dopo queste riflessioni, il signor Bottai decide di rientrare nel suo appartamento, e tornando con calma sui suoi passi, ritrova poco dopo il negoziante di prima, con il proprio grembiule indossato come una vera divisa, e l’espressione di chi ci sa stare da tempo in mezzo alla gente. <<La musica è l’arte più difficile al mondo>>, gli dice quello ridendo, quasi per una sorta di semplice omaggio alla carriera del maestro che si trova di fronte; però il Bottai adesso si ferma, lo osserva meglio, poi annuisce con convinzione. <<Ha detto qualcosa di saggio>>, gli dice poi di rimando. “Siamo circondati da musiche commerciali”, pensa da solo riavviandosi; “costretti e sottoposti al loro continuo bombardamento; e ci resta impossibile chiudere le orecchie persino quando si raggiunge il massimo della sopportazione possibile”.

 

            Bruno Magnolfi     

domenica 19 dicembre 2021

Vaghe certezze.

           

            Sopra gli scaffali della mia libreria, ma anche sul piano dello scrittoio, ultimamente si sono accumulati in modo disordinato decine di spartiti; e poi manuali di armonia e di teoria musicale, fino ad ammonticchiarsi là sopra anche numerose dispense attorno alle possibili interpretazioni delle note, insieme ai tanti altri libri, di qualsiasi tipo, riguardanti naturalmente il pianoforte e le guide pratiche per suonare del jazz. Ogni tanto cerco di consultare qualcosa tra tutte quelle pagine che ho acquistato con la mia bramosia di saperne di più, ma adesso ho la certezza che non avrò mai la possibilità materiale di studiare la maggior parte di quelle nozioni che sono riportate su tutta quella carta stampata. Non avrò mai il tempo che servirebbe per comprendere i tanti punti di vista, questo ormai mi è chiaro, perché le cose intorno a me purtroppo hanno preso a viaggiare ad una velocità superiore alle mie umane possibilità, ed io, specialmente in certi giorni, mi sento presa e risucchiata nella corrente di tutto ciò che di brutto e di bello mi sta succedendo negli ultimi tempi, senza riuscire a trovare dentro me stessa la possibilità di dirigere in autonomia la proiezione di questo ciclone di eventi. Sono preda di qualcosa che a tratti mi sfugge, ed allora mi agito, mi ribello, cerco di reagire, mi volto all'indietro nella speranza di decifrare meglio i miei passi.

Viene da me la Teresa, la nostra infaticabile cuoca, e con un’espressione severa, quasi senza dire neppure una parola, mi consegna una piccola busta ben chiusa, come se all'interno fosse contenuto un segreto o il risultato di chissà quale profonda riflessione. Prendo la lettera, la ringrazio, anche se non saprei neppure di cosa, poi, rimasta da sola, la apro con accuratezza ed anche con un minimo di titubanza. È un messaggio di Simone, suo figlio, che si scusa di quanto accaduto, e in due parole sostiene di non sapere neppure lui come sia potuto succedere tutto quanto. Dice che adesso ha un lavoro fisso, ed infine mi ringrazia per non aver spifferato a nessuno il suo nome. Infilo subito quel foglio di carta in mezzo ai miei libri, in un luogo sicuro, e poi rifletto che in fondo non avevo neppure ripensato negli ultimi giorni a quella faccenda, forse solo perché oramai è diventata a mio parere soltanto una storia spiacevole da archiviare, senza nessuna spiegazione da cercare. Piuttosto, adesso che suonare con il gruppo jazz di Lorenzo mi ha preso tutto l’entusiasmo possibile, non vedo l’ora di ritrovarmi con gli altri ragazzi per provare ancora quei brani, e registrare più volte tutti quei pezzi che abbiamo composto, fino a quando non si mostri evidente l’aver tirato fuori il meglio possibile del nostro quintetto.  

L'insegnante di Lettere oggi mi ha fermato nel corridoio della scuola, durante una pausa della mattinata, ma soltanto per dirmi, quasi sottovoce, che lei si sentiva orgogliosa dei miei piccoli successi musicali, pur provando una certa inquietudine per le tante strade a cui stavo dando prosecuzione. L’ho rassicurata come potevo, e lei mi ha detto comunque che i miei risultati negli studi non avevano mostrato comunque alcuna battuta di arresto; poi ha aggiunto che l’ultimo compito scritto mostrava, in mezzo alle mie parole, una maturità di pensiero che in precedenza forse non avevo mai manifestato. Quindi ci siamo salutate, ed ho lasciato di nuovo che Lorenzo, all’orario di uscita da scuola, mi accompagnasse fino alla fermata del mio mezzo pubblico. Lui lungo la strada ha parlato delle solite cose, ed io l’ho ascoltato con una certa attenzione, pensando distrattamente se fosse proprio lui il ragazzo con cui dare inizio ad una storia sentimentale. Ma subito dopo ho capito che questa idea non mi sembra proprio la migliore, anche se tutto in questo momento sembra spingerci l’uno verso l’altra. Probabilmente ha ragione la nostra insegnante: troppe cose si sovrapporrebbero confondendo in ambedue tutte le idee e gli entusiasmi; e forse era proprio questo che lei fra le righe mi stava suggerendo parlandomi nel corridoio. <<Ha ragione, signora Sarti>>, ho detto allora tra me stessa mentre dondolavo seduta sul mio mezzo pubblico. <<Il mescolarsi indistinto di tutte le idee non è un buon segnale. Bisogna far forza sulla nostra mente per cercare le cose migliori, piuttosto che lasciarsi andare alle tante forti emozioni>>. Poi sono rientrata a casa dei miei, ed ho salutato come sempre la mamma, prima di entrare nella mia stanza: <<sono ancora piccola>>, ho riflettuto dopo un momento; <<ci sarà tutto il tempo, da ora in avanti, per trovare delle certezze maggiori>>.

 

Bruno Magnolfi    

           

giovedì 16 dicembre 2021

Preparazione necessaria.


            Ci sono stati, specialmente negli ultimi decenni, moltissimi sassofonisti appassionati e veri cultori del jazz; e magari proprio loro, anche più di altri strumentisti, innalzandosi quasi a simbolo della musica afro-americana, hanno spesso trascinato negli anni le tante e variegate correnti di questa musica, molte volte riuscendo a rinnovare rapidamente gli stili, oppure anche trovando delle soluzioni diverse di suonare, più aderenti ogni volta al loro periodo. Emilio qualche volta sente su di sé tutto il peso di questa selva di importanti strumentisti, certe volte anche grandi precursori dei vari modi di suonare, che proprio come lui hanno soffiato, e ben prima di lui, dentro al canneggio di questo strumento metallico ad ancia semplice, ricavandone prima o dopo tutti i suoni possibili ed estremi. Così come, in certi altri casi, lui adesso quasi sente giungere proprio da loro un efficace sostegno morale, sapendo perfettamente che tutti i problemi tecnici che per ognuno è possibile incontrare mentre suona il suo sassofono tenore o soprano, sono già stati affrontati e risolti da questi grandi personaggi animatori di concerti e di serate memorabili, organizzate spesso nello sviluppo di tanti generi diversi. Ciò non deve incoraggiare, secondo la sua opinione, il tentativo di assomigliare a quello o a quell'altro, magari sforzandosi di rifare o ricreare i medesimi assoli che qualcuno è stato capace di improvvisare quella volta oppure quell’altra. Nel jazz c'è una matrice di libertà che non può mai essere disconosciuta: è quasi una trave portante di questo genere musicale, indipendentemente da qualsiasi sonorità si decida di affrontare. Ed è addirittura, secondo Emilio, il senso profondo e la vera anima di questa musica: un materiale in continua evoluzione.

            Nessuno, nel suo gruppo, ha mai posto dei limiti ai propri suoni, ed il fatto di avere sempre cercato di comporre dei brani che fossero adeguati alle loro esigenze come dei veri vestiti da indossare, ha fatto in modo che alla fine la musica che attualmente si trovano a suonare non assomigli mai troppo a nessun’altra: è la loro, quella che aderisce meglio alla propria sensibilità collettiva. “Franca in questo ha una personalità unica”, riflette ancora Emilio; “se agli inizi le si poteva chiedere semplicemente di aderire alla nostra proposta musicale, lei in breve tempo ha fatto molto di più, inserendosi con il suo piano come elemento di snodo e di cardine per tutti i nostri suoni”. In effetti qualcuno ha iniziato a notare questo gruppo senza troppe pretese di notorietà, ed alle loro prove nella sala acustica dove si riuniscono regolarmente, alcuni hanno iniziato a venirli a sentire, stando di là dal vetro, magari con la cuffia inserita nella loro amplificazione; e in diversi, tra quegli amici e quei conoscenti, hanno mostrato grande apprezzamento per i loro risultati.

            Forse non ci sarà mai un grande futuro per quel genere musicale che loro si ostinano a portare avanti, questo lo sanno perfettamente sia Emilio che tutti gli altri componenti della formazione; ma ciò non significa assolutamente niente, considerato che la musica, per essere libera, ha sempre la necessità di non essere condizionata da nulla, tantomeno dal successo economico determinato dal mercato. E poi ciascuno di loro ha sempre pensato che una passione per qualcosa come l’arte dei suoni, debba sempre volare al di sopra di qualsiasi utile che si potrebbe ricavarne in un modo o nell’altro. Perciò vanno avanti lungo la strada intrapresa, ed Emilio, pur sapendo che forse non sarà mai una vetta indiscussa del suo strumento, ciononostante comprende che il suo apporto alla qualità musicale finale del gruppo è determinata anche da quello che lui riesce a suonare, e da come e quanto sia in grado di fare la sua parte.

            “Oggigiorno registrare la musica che facciamo, vuol anche dire fissare una volta per tutte la traccia di qualcosa che sei stato capace di mettere insieme”, pensa ancora certe volte; “e già questo è un risultato importante, anche se le dinamiche fondamentali della nostra formazione si impostano soprattutto dal vivo, in presa diretta, quando ogni stimolo può essere immediatamente tradotto in semplice suono”. Poi Emilio termina di pulire e di lubrificare le chiavi del suo prezioso strumento, scegliendo le ance migliori e sistemandole di nuovo in buon ordine: perché è evidente che la voce che passa da quel suo strumento, è esattamente il prolungamento del suo corpo, della propria personalità: e quindi non è possibile affrontare un’attività importante e generosa come quella che sostiene lui con il suo gruppo, senza aver preparato degnamente qualsiasi cosa sia necessaria.

 

            Bruno Magnolfi         

martedì 14 dicembre 2021

Veloce cambiamento.


            Il dottor Carlo Neri stamani si muove nervosamente dietro la grande scrivania del suo ufficio. Le segretarie nelle altre stanze stanno lavorando sodo come sempre ai loro terminali, ed operano sulle linee telefoniche fornendo il solito filtro per tutte le chiamate in arrivo, anche se quelle doverose, che si vedono costrette a passargli, oggi appaiono per lui un vero e proprio fastidio: quasi un tormento dover parlare di azioni e questioni finanziarie con certe persone estranee a tutti i suoi pensieri, almeno quelli di certe giornate come questa. Naturalmente, non è trapelato niente di quanto è accaduto alla sua famiglia la settimana scorsa, e lui non ne ha certo parlato con anima viva, imponendo persino, soprattutto alla cameriera di casa presente quella sera, ma anche agli stessi poliziotti intervenuti per occuparsi del caso, di conservare la massima segretezza. Eppure non si sente del tutto a posto, qualcosa dentro di sé pare aver lasciato come uno strascico da cui stenta lentamente a liberarsi. E’ come se la sua vita, e naturalmente quella della sua famiglia, avessero mostrato d’improvviso una fragilità a cui non aveva mai dato alcuna importanza. Una sottile angoscia si è inserita adesso in mezzo ai suoi pensieri, e sembra proprio non volersene andare facilmente. Certo, adesso, ripensando a tutto, lui si è praticamente convinto: alla fine è stato soltanto uno stupido scherzo; però il fatto ha mostrato, pur non volendo, una verità profonda.

            Lui ha già telefonato a casa due volte questa mattina, adombrando qualche scusa messa su quasi ad arte, ma in fondo soltanto per sentire una volta di più la voce comprensiva di sua moglie, ed ottenere da lei le medesime rassicurazioni di sempre, fino a rendersi conto che tutto sta andando anche oggi nella maniera più normale possibile. La stessa parola “sofferenza” però, è come divenuta quella maggiormente da evitare dentro la sua testa, e se lui ne avesse il potere, da ora in avanti, metterebbe una vera e propria campana di protezione sopra di sé e sulle sue donne di casa. Poi il signor Neri pensa a sua figlia, e gli pare d’improvviso che non esista ragazza più in gamba di lei: lei che poco per volta sta costruendo un mondo proprio, senza tener dietro alle scelte fin troppo facili, a quelle indicazioni per lei forse persino troppo ordinarie. È il suo carattere che adesso gli piace, quella sua capacità di desiderare ed avere delle cose nuotando contro corrente, quasi con testardaggine. Se la faccenda del finto rapimento è finita bene e senza strascichi, in fondo è grazie a lei e alle sue qualità, e di questo Carlo ne è ormai più che sicuro.

            Per questo vorrebbe imbastire una piccola festa proprio in suo onore, ma se decidesse di parlarne con lei è già sicuro che Franca direbbe subito di no, che non le sembra proprio il caso. Così la maniera migliore magari potrebbe essere quella di farle una sorpresa, confidando nel fatto che al momento più opportuno a sua figlia non passerebbe neppure per la mente di tirarsi indietro. La cosa più adeguata sarebbe forse quella di invitare a cena tutti i componenti del gruppo jazz con cui lei suona negli ultimi tempi, anche per omaggiare le registrazioni a cui loro stanno lavorando, e che in seguito saranno addirittura pubblicate. Sua moglie ha già dato a questo piccolo progetto il suo parere favorevole, ed adesso non resta che fissare il giorno più adatto, e poi avvertire quei ragazzi. Nessuno di loro è coinvolto naturalmente in quella faccenda del rapimento, Franca lo ha già più volte spergiurato; anzi, non ne sono neppure a conoscenza, e quindi non si capisce perché non debbano adesso essere celebrati come meritano. E poi lui vuole conoscere adesso tutte le persone che frequentano sua figlia: anche se lei è grande e responsabile di sé, ugualmente non gli pare ci sia niente di male nel comprendere appieno la grande e profonda passione di Franca per la musica.

            Così Carlo Neri chiama sua moglie Rosa per una terza volta, ma lo fa soltanto per dirle che avrebbe alla fine individuato il giorno migliore in cui invitare a cena i musicisti di quel gruppo di jazz, e considerato che al momento lui ha il numero telefonico soltanto di uno di loro, che è anche un compagno di classe nel liceo di Franca, sarà necessario preoccuparsi di rintracciare anche i numeri degli altri. La signora Neri dice subito che di questo potrà occuparsene lei senza alcun particolare problema, e poi ancora che il giorno scelto per quella festicciola tutto sommato a lei pare abbastanza adatto. Poi sorridendo riaggancia, piuttosto soddisfatta e meravigliata di questi sviluppi, visto che tutto in suo marito pare stia proprio cambiando, e persino molto velocemente.

 

            Bruno Magnolfi