mercoledì 15 aprile 2026

Tra loro due.


            Le due donne, durante le rare volte in cui si incontrano in assenza d’altri, sembra quasi che parlino dei linguaggi differenti, probabilmente nel tentativo per ognuna di restare sempre un po’ distante dall’altra. Lei non pone mai delle domande dirette, ma se lo fa è soltanto per affrontare degli argomenti piuttosto scontati, sui quali non attende mai dall’altra una vera risposta chiarificatrice, ma soltanto una conferma dell’opinione che già trattiene in sé, e che conosce da tempo. Di fatto non si assomigliano per niente anche se sono due sorelle, forse perché sono soltanto delle sorellastre, partorite dalla medesima madre ma da due padri diversi, e probabilmente, per tutto il tempo da quando sono nate fino adesso, hanno cercato in loro stesse quella differenza sostanziale che è sempre apparsa non soltanto nelle proprie diverse fisionomie, e che loro intendono continuamente evidenziare. <<Come va il lavoro?>>, chiede lei in maniera poco interessata, giusto per fare della conversazione, mentre versa il caffè nelle tazze dando le spalle all’altra che sta seduta al tavolino senza neanche guardarla. <<Piuttosto bene>>, risponde infine la sorella dopo una pausa, <<anche se in questo periodo pare che ogni giornata in ufficio porti con sé qualche grossa novità. Sembra adesso che il segretario comunale sia implicato in qualcosa di poco chiaro, e che per questo motivo sia già pronto a dare le proprie dimissioni. Sarebbe un bel guaio dopo tutti questi anni in cui abbiamo lavorato assieme, soprattutto per il metodo di lavoro che ovviamente dovrà essere totalmente rivisto>>.

            Lei si siede, dopo aver appoggiato un piccolo vassoio con le tazze sopra al tavolo, poi sorseggia il proprio caffè senza neppure tentare di commentare o porre altre domande. <<Marco è sempre così pallido, così debole>>, dice invece all’improvviso, come se quello fosse l’argomento che mette in second’ordine ogni altro discorso. <<Sono convinta che prima o dopo avrà una ricaduta della sua malattia, ed anche se abbiamo cercato di attenerci a tutte le prescrizioni che i medici ci hanno imposto, non mi pare proprio che stia crescendo in una maniera priva di problemi. <<Loriana resta sempre volentieri da me>>, dice invece l’altra, forse per tranquillizzare la mamma e lasciarla ancora totalmente libera nel dedicarsi anche mentalmente quasi del tutto al proprio figlio maschio, nonostante sappia benissimo che è ancora in atto una certa gelosia nei suoi confronti per quella situazione che si è creata, quando lei ha dovuto seguire totalmente il proprio bambino nei suoi trascorsi ospedalieri. <<È brava, studiosa, obbediente, ed ha compreso perfettamente che questo è stato un periodo un po’ difficile per tutta la famiglia, per cui non chiede altro che starsene tranquilla a fare le sue cose. Un paio di volte, in questi mesi passati, l’ho portata in ufficio con me, durante il pomeriggio, quando dovevo sistemare qualcosa, e lei non si è lamentata neppure una volta, sorridendo sempre al sindaco e a tutti gli altri impiegati. E poi si è abituata facilmente a me e ai miei modi>>.

            A lei bruciano discorsi del genere, e sa perfettamente che sono buttati lì quasi a farla sentire inadatta nello svolgere il suo ruolo di madre nei confronti di Loriana, ma lascia che quelle parole cadano nel nulla, senza dare affatto un seguito a ciò che possono significare. Sa benissimo che se ci fosse da riportare in ospedale il suo Marco, sua figlia rimarrebbe di nuovo totalmente nelle mani della zia, e questo è l’elemento forse più doloroso di tutti gli altri, proprio perché unito al fatto che quel tipo di rapporto che si è instaurato tra la bambina e la sua zia sarebbe di nuovo assolutamente necessario, considerato che al momento pare impossibile fare a meno del suo aiuto. <<Anche Marco è bravo e paziente>>, dice alla fine mentre sistema le tazze ormai vuote sopra a quel vassoio, per andarle ad appoggiare sopra al lavello. <<Considerato quello che gli è toccato di sopportare fino adesso, credo che non gli si poteva chiedere di più>>. L’altra resta in silenzio, quasi come se i due figli di sua sorella non fossero uguali nipoti ai suoi occhi. A lei dispiace anche questa disparità di sentimenti, ma pure di tale argomento preferisce non parlare.

            Quando infine si alza dal tavolo, anche l’altra si mette subito in piedi, ed è proprio in quel preciso momento che i due fratelli, invitati quel pomeriggio a giocare da una bambina del vicinato, rientrano in casa. Per Loriana ci sono subito dei baci e delle carezze da parte della zia, per Marco soltanto un piccolo gesto di carineria che come sempre non passa inosservato da parte della mamma. <<Adesso andate a lavarvi le mani>>, dice subito loro come per ristabilire le regole auree della famiglia, e la zia dice subito con disinvoltura che avrebbe pensato di portare la bambina in un certo negozio, dove ha notato un vestitino che dovrebbe andarle a pennello. Loriana dice in fretta con entusiasmo che lei è subito pronta, e a sua madre non resta altro che assentire a quanto praticamente già deciso, anche se spiega come sia il caso di tornare un po’ prima del rientro di suo padre, in modo da dare un aiuto a lei nel preparare la cena e apparecchiare anche la tavola. Poi le due sorellastre si salutano di fretta, come sempre hanno fatto, senza scambiarsi alcun complimento particolare, proprio ad avvalorare, una volta di più, quella distanza che rimane forse irremovibile tra loro due.    

 

            Bruno Magnolfi 

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