Le due
donne, durante le rare volte in cui si incontrano in assenza d’altri, sembra
quasi che parlino dei linguaggi differenti, probabilmente nel tentativo per
ognuna di restare sempre un po’ distante dall’altra. Lei non pone mai delle
domande dirette, ma se lo fa è soltanto per affrontare degli argomenti piuttosto
scontati, sui quali non attende mai dall’altra una vera risposta chiarificatrice,
ma soltanto una conferma dell’opinione che già trattiene in sé, e che conosce
da tempo. Di fatto non si assomigliano per niente anche se sono due sorelle,
forse perché sono soltanto delle sorellastre, partorite dalla medesima madre ma
da due padri diversi, e probabilmente, per tutto il tempo da quando sono nate
fino adesso, hanno cercato in loro stesse quella differenza sostanziale che è
sempre apparsa non soltanto nelle proprie diverse fisionomie, e che loro intendono
continuamente evidenziare. <<Come va il lavoro?>>, chiede lei in
maniera poco interessata, giusto per fare della conversazione, mentre versa il
caffè nelle tazze dando le spalle all’altra che sta seduta al tavolino senza neanche
guardarla. <<Piuttosto bene>>, risponde infine la sorella dopo una
pausa, <<anche se in questo periodo pare che ogni giornata in ufficio
porti con sé qualche grossa novità. Sembra adesso che il segretario comunale
sia implicato in qualcosa di poco chiaro, e che per questo motivo sia già
pronto a dare le proprie dimissioni. Sarebbe un bel guaio dopo tutti questi
anni in cui abbiamo lavorato assieme, soprattutto per il metodo di lavoro che
ovviamente dovrà essere totalmente rivisto>>.
Lei si
siede, dopo aver appoggiato un piccolo vassoio con le tazze sopra al tavolo, poi
sorseggia il proprio caffè senza neppure tentare di commentare o porre altre
domande. <<Marco è sempre così pallido, così debole>>, dice invece all’improvviso,
come se quello fosse l’argomento che mette in second’ordine ogni altro discorso.
<<Sono convinta che prima o dopo avrà una ricaduta della sua malattia, ed
anche se abbiamo cercato di attenerci a tutte le prescrizioni che i medici ci
hanno imposto, non mi pare proprio che stia crescendo in una maniera priva di
problemi. <<Loriana resta sempre volentieri da me>>, dice invece l’altra,
forse per tranquillizzare la mamma e lasciarla ancora totalmente libera nel
dedicarsi anche mentalmente quasi del tutto al proprio figlio maschio, nonostante
sappia benissimo che è ancora in atto una certa gelosia nei suoi confronti per
quella situazione che si è creata, quando lei ha dovuto seguire totalmente il proprio
bambino nei suoi trascorsi ospedalieri. <<È brava, studiosa, obbediente, ed
ha compreso perfettamente che questo è stato un periodo un po’ difficile per
tutta la famiglia, per cui non chiede altro che starsene tranquilla a fare le
sue cose. Un paio di volte, in questi mesi passati, l’ho portata in ufficio con
me, durante il pomeriggio, quando dovevo sistemare qualcosa, e lei non si è
lamentata neppure una volta, sorridendo sempre al sindaco e a tutti gli altri
impiegati. E poi si è abituata facilmente a me e ai miei modi>>.
A lei
bruciano discorsi del genere, e sa perfettamente che sono buttati lì quasi a
farla sentire inadatta nello svolgere il suo ruolo di madre nei confronti di
Loriana, ma lascia che quelle parole cadano nel nulla, senza dare affatto un
seguito a ciò che possono significare. Sa benissimo che se ci fosse da
riportare in ospedale il suo Marco, sua figlia rimarrebbe di nuovo totalmente
nelle mani della zia, e questo è l’elemento forse più doloroso di tutti gli
altri, proprio perché unito al fatto che quel tipo di rapporto che si è
instaurato tra la bambina e la sua zia sarebbe di nuovo assolutamente
necessario, considerato che al momento pare impossibile fare a meno del suo
aiuto. <<Anche Marco è bravo e paziente>>, dice alla fine mentre sistema
le tazze ormai vuote sopra a quel vassoio, per andarle ad appoggiare sopra al
lavello. <<Considerato quello che gli è toccato di sopportare fino adesso,
credo che non gli si poteva chiedere di più>>. L’altra resta in silenzio,
quasi come se i due figli di sua sorella non fossero uguali nipoti ai suoi
occhi. A lei dispiace anche questa disparità di sentimenti, ma pure di tale
argomento preferisce non parlare.
Quando infine
si alza dal tavolo, anche l’altra si mette subito in piedi, ed è proprio in
quel preciso momento che i due fratelli, invitati quel pomeriggio a giocare da
una bambina del vicinato, rientrano in casa. Per Loriana ci sono subito dei
baci e delle carezze da parte della zia, per Marco soltanto un piccolo gesto di
carineria che come sempre non passa inosservato da parte della mamma.
<<Adesso andate a lavarvi le mani>>, dice subito loro come per
ristabilire le regole auree della famiglia, e la zia dice subito con disinvoltura
che avrebbe pensato di portare la bambina in un certo negozio, dove ha notato
un vestitino che dovrebbe andarle a pennello. Loriana dice in fretta con
entusiasmo che lei è subito pronta, e a sua madre non resta altro che assentire
a quanto praticamente già deciso, anche se spiega come sia il caso di tornare un
po’ prima del rientro di suo padre, in modo da dare un aiuto a lei nel
preparare la cena e apparecchiare anche la tavola. Poi le due sorellastre si
salutano di fretta, come sempre hanno fatto, senza scambiarsi alcun complimento
particolare, proprio ad avvalorare, una volta di più, quella distanza che
rimane forse irremovibile tra loro due.
Bruno
Magnolfi
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