Il marito si
trattiene nella stanza da bagno piuttosto a lungo, dapprima osservandosi nello
specchio illuminato, e poi radendosi la barba con calma e una certa attenzione,
tanto che quando alla fine esce, una volta ripulito e messo a posto tutto ciò
che ha adoperato, a seguito anche di un’abbondante sciacquatura della pelle del
viso, ed avvicinatosi alla soglia della camera da letto, si accorge che sua
moglie si è già coricata, restando supina e con la testa rialzata da due
cuscini, impegnata com’è nel leggere qualcosa di una rivista femminile. Senza ancora
entrare, allora lui si accende una sigaretta, poi va in cucina per bere
qualcosa ed osservare alcuni dati tra i suoi appunti di lavoro che normalmente
tiene appoggiati nel cassetto di un mobile. Si siede al tavolo e scorre con
calma le cose che gli interessano, e quando alla fine spenge la cicca in un
posacenere, torna in camera, con ancora indosso i calzoni a righe del pigiama
ed una maglietta con le maniche corte per la notte. Lei non si muove, e la
debole luce che le illumina le pagine che tiene tra le mani mostra il profilo
del viso ed un’espressione piuttosto seria, di chi è concentrata su qualcosa
che sembra assorbirne completamente l’attenzione. Lui scansa un po’ le coperte,
si sdraia, poi resta fermo.
<<Oggi
sono riuscita a parlare con il primario>>, dice la moglie muovendo appena
le labbra. <<Erano diversi giorni che cercavo di incontrarlo nel
corridoio, ed anche stamani ho dovuto attenderlo a lungo fuori dalla sua stanza>>.
Il marito non dice niente, attende di sapere le novità che ci possono essere, voltando
appena lo sguardo verso di lei, <<Sembra che oltre alle analisi stiano
procedendo con le terapie per tenere sotto controllo questa specie di infezione
diffusa di Marco, senza ancora riuscire però a debellarla. Non si danno per
vinti, sembra che possa essere soltanto una questione di tempo, ma i risultati a
suo parere si dovranno vedere oramai tra non molto>>. L’uomo emette un
lieve sospiro, si sposta leggermente andando ad appoggiarsi su un fianco per
osservare meglio il profilo della donna; quindi, osserva sua moglie che chiude definitivamente
la rivista e la ripone sul comodino di fianco al letto. <<Mi sento molto
stanca e provata>>, dice lei con il medesimo tono basso di voce;
<<questa invariabilità delle giornate che si susseguono, questo cercare
di mostrarmi nei confronti di Marco sempre allegra e fiduciosa, e tutto
l’andare a venire ogni giorno da qui fino a quell’ospedale pediatrico mi lascia
spossata, priva di qualsiasi altra risorsa>>.
<<Certo>>,
fa lui, <<ti capisco perfettamente>>. La moglie allora gli getta
uno sguardo, apprezza la sua faccia liscia, la sua espressione comprensiva, ma
subito riprende: <<Marco non sembra risentire molto di questo lungo
periodo senza la scuola, e poi per lo stare lontano da casa, in assenza dei
suoi piccoli amici e dei suoi familiari. Però mi accorgo bene quanto ogni volta
non aspetti altro che me in quel preciso momento in cui riesco ad entrare in
corsia all’orario del passo, ed è come se trascorresse il suo tempo in una attesa
perenne, anche se riesce a fingere bene nel mostrarsi tranquillo e paziente
dentro a quel letto. Resta debole, naturalmente anche per via dei farmaci piuttosto
forti, ma sembra comunque riesca a sopportare la sua situazione, senza mai
mostrare nervosismo o insofferenza per tutto ciò che gli sta succedendo. I
libri, i giocattoli, i quaderni dove può disegnare, e anche quelli per i
compiti della maestra, sembra per adesso siano un buon diversivo, capace di
tenerlo occupato almeno per una buona parte della giornata, ma io sono sicura
che lui stia vivendo in una specie di apnea, isolandosi da tutto pur di riuscire
a resistere>>.
Il marito
non si sposta adesso neanche di un millimetro, e forse respira appena pur di
non intralciare in nessuna maniera le parole della moglie, che ora si lamenta
del treno che spesso accumula del ritardo tenendola sulle spine per non farla giungere
in ospedale all’orario giusto. <<Lo sai che io non potrei venire con te oltre
le domeniche, come già faccio; purtroppo, sai che il lavoro mi assorbe per
tutta la settimana, però vorrei che ti sentissi davvero sostenuta, da me, naturalmente,
ma anche da Loriana, dalla zia, da tutti coloro che ci conoscono, perché questa
fase è assolutamente delicata, e non bisogna lasciarsi andare neppure per un
attimo allo sconforto. Tu stai dando il massimo, me ne rendo conto, e tutti
quanti siamo affrontando una prova difficile, però sono sicuro che basterà
tenere duro ancora per poco, e alla fine tutto quanto tornerà come prima>>.
La moglie piange in silenzio adesso, forse anche per la preoccupazione
inconfessabile di sentirsi inadeguata, incapace di fare di più, non in grado di
sconfiggere la malattia a mani nude, senza quasi necessità d’altro se non la
propria volontà incrollabile. Lui le accarezza il viso, la stringe per un
attimo a sé, cerca di confortarla pur senza dire neppure una sola parola. Lei
poi si riprende: <<dormiamo adesso>>, gli dice, sottintendendo che
domani sarà un’altra giornata difficile, alla stessa maniera di quella appena
trascorsa, e che lei deve recuperare le forze e tutta quella fiducia in sé
stessa per stare ancora al fianco del suo bambino.
Bruno
Magnolfi
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