mercoledì 1 aprile 2026

Al fianco del suo bambino.


            Il marito si trattiene nella stanza da bagno piuttosto a lungo, dapprima osservandosi nello specchio illuminato, e poi radendosi la barba con calma e una certa attenzione, tanto che quando alla fine esce, una volta ripulito e messo a posto tutto ciò che ha adoperato, a seguito anche di un’abbondante sciacquatura della pelle del viso, ed avvicinatosi alla soglia della camera da letto, si accorge che sua moglie si è già coricata, restando supina e con la testa rialzata da due cuscini, impegnata com’è nel leggere qualcosa di una rivista femminile. Senza ancora entrare, allora lui si accende una sigaretta, poi va in cucina per bere qualcosa ed osservare alcuni dati tra i suoi appunti di lavoro che normalmente tiene appoggiati nel cassetto di un mobile. Si siede al tavolo e scorre con calma le cose che gli interessano, e quando alla fine spenge la cicca in un posacenere, torna in camera, con ancora indosso i calzoni a righe del pigiama ed una maglietta con le maniche corte per la notte. Lei non si muove, e la debole luce che le illumina le pagine che tiene tra le mani mostra il profilo del viso ed un’espressione piuttosto seria, di chi è concentrata su qualcosa che sembra assorbirne completamente l’attenzione. Lui scansa un po’ le coperte, si sdraia, poi resta fermo.

            <<Oggi sono riuscita a parlare con il primario>>, dice la moglie muovendo appena le labbra. <<Erano diversi giorni che cercavo di incontrarlo nel corridoio, ed anche stamani ho dovuto attenderlo a lungo fuori dalla sua stanza>>. Il marito non dice niente, attende di sapere le novità che ci possono essere, voltando appena lo sguardo verso di lei, <<Sembra che oltre alle analisi stiano procedendo con le terapie per tenere sotto controllo questa specie di infezione diffusa di Marco, senza ancora riuscire però a debellarla. Non si danno per vinti, sembra che possa essere soltanto una questione di tempo, ma i risultati a suo parere si dovranno vedere oramai tra non molto>>. L’uomo emette un lieve sospiro, si sposta leggermente andando ad appoggiarsi su un fianco per osservare meglio il profilo della donna; quindi, osserva sua moglie che chiude definitivamente la rivista e la ripone sul comodino di fianco al letto. <<Mi sento molto stanca e provata>>, dice lei con il medesimo tono basso di voce; <<questa invariabilità delle giornate che si susseguono, questo cercare di mostrarmi nei confronti di Marco sempre allegra e fiduciosa, e tutto l’andare a venire ogni giorno da qui fino a quell’ospedale pediatrico mi lascia spossata, priva di qualsiasi altra risorsa>>.

            <<Certo>>, fa lui, <<ti capisco perfettamente>>. La moglie allora gli getta uno sguardo, apprezza la sua faccia liscia, la sua espressione comprensiva, ma subito riprende: <<Marco non sembra risentire molto di questo lungo periodo senza la scuola, e poi per lo stare lontano da casa, in assenza dei suoi piccoli amici e dei suoi familiari. Però mi accorgo bene quanto ogni volta non aspetti altro che me in quel preciso momento in cui riesco ad entrare in corsia all’orario del passo, ed è come se trascorresse il suo tempo in una attesa perenne, anche se riesce a fingere bene nel mostrarsi tranquillo e paziente dentro a quel letto. Resta debole, naturalmente anche per via dei farmaci piuttosto forti, ma sembra comunque riesca a sopportare la sua situazione, senza mai mostrare nervosismo o insofferenza per tutto ciò che gli sta succedendo. I libri, i giocattoli, i quaderni dove può disegnare, e anche quelli per i compiti della maestra, sembra per adesso siano un buon diversivo, capace di tenerlo occupato almeno per una buona parte della giornata, ma io sono sicura che lui stia vivendo in una specie di apnea, isolandosi da tutto pur di riuscire a resistere>>.

            Il marito non si sposta adesso neanche di un millimetro, e forse respira appena pur di non intralciare in nessuna maniera le parole della moglie, che ora si lamenta del treno che spesso accumula del ritardo tenendola sulle spine per non farla giungere in ospedale all’orario giusto. <<Lo sai che io non potrei venire con te oltre le domeniche, come già faccio; purtroppo, sai che il lavoro mi assorbe per tutta la settimana, però vorrei che ti sentissi davvero sostenuta, da me, naturalmente, ma anche da Loriana, dalla zia, da tutti coloro che ci conoscono, perché questa fase è assolutamente delicata, e non bisogna lasciarsi andare neppure per un attimo allo sconforto. Tu stai dando il massimo, me ne rendo conto, e tutti quanti siamo affrontando una prova difficile, però sono sicuro che basterà tenere duro ancora per poco, e alla fine tutto quanto tornerà come prima>>. La moglie piange in silenzio adesso, forse anche per la preoccupazione inconfessabile di sentirsi inadeguata, incapace di fare di più, non in grado di sconfiggere la malattia a mani nude, senza quasi necessità d’altro se non la propria volontà incrollabile. Lui le accarezza il viso, la stringe per un attimo a sé, cerca di confortarla pur senza dire neppure una sola parola. Lei poi si riprende: <<dormiamo adesso>>, gli dice, sottintendendo che domani sarà un’altra giornata difficile, alla stessa maniera di quella appena trascorsa, e che lei deve recuperare le forze e tutta quella fiducia in sé stessa per stare ancora al fianco del suo bambino.

 

            Bruno Magnolfi           

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