<<Ho
sempre pensato di non essere in grado di occuparmi di bambini>>, confessa
lei quasi in un debole mormorio. Poi si volta leggermente dal lato del letto
dove resta accesa la lampada sopra al piano del suo comodino, come se le cose
da dire le venissero meglio se non riesce ad avere nel suo campo visivo la
fisionomia di suo marito. Il medico le ha detto che non deve mai dormire con la
pancia contro al materasso del letto ora che la sua gravidanza inizia a mostrarsi,
e che deve comunque cercare di resistere, anche se la sua posizione naturale
per il sonno sarebbe stata quella. <<Ed anche adesso credo che quando
sarà il momento non riuscirò a comportarmi in modo adeguato>>, dice
ancora, <<anche se sono contenta che nelle nostre giornate ci sia ormai
alle porte una novità di questo genere>>. Lui resta disteso supino ad
osservare il soffitto, ed intanto riflette sul fatto che probabilmente non
saprà neppure lui come comportarsi con un frugoletto che gli starà tra le mani
e che chiederà tutte le attenzioni possibili, però sa che una famiglia non sarà
mai del tutto completa senza dei figli. <<Tu non ti arrabbierai se mi
dimostrerò sbadata, o se chiederò spesso il tuo aiuto, anche nelle cose più
semplici, nelle minute attività da compiere, non è vero?>>. Franco non la
guarda, prosegue a pensare a come si sentirà lui nel momento che in casa ci
sarà quella presenza; poi dice soltanto, forse più a sé stesso che a sua
moglie: <<Andrà tutto bene, lo sento>>.
Poi restano
a lungo in silenzio, mentre giungono fino alla loro camera dei rumori forse di
qualcuno che sta passando a piedi lungo la strada. Rachele vorrebbe tanto che
lui le prendesse la mano, che la rassicurasse di più, che le facesse sentire il
suo appoggio morale in quello che forse diventerà uno dei momenti più
importanti della loro vita, ma suo marito non si muove, ed anche lei resta
ferma, immobile, in quella posizione che adesso le pare abbastanza riposante.
<<Tra poco dovrebbe iniziare a scalciare, ha detto il dottore, ma io
ancora non ho sentito alcun movimento, e non riesco ad immaginarmi neppure se
sarà un maschio oppure una femmina>>. Franco osserva per un attimo il
proprio orologio sopra al comodino, come per ricordare anche a lei che
l’indomani dovrà andare presto a lavorare, poi dice senza troppa convinzione
che sarà molto contento se arriverà una femmina, perché con i maschi lui non
pensa di saperci fare. <<Mi piacerebbe una bambina con i capelli lunghi e
raccolti dietro la testa, una figlia ben educata e rispettosa dei suoi
genitori, qualcuna da poter portare a giro per il paese con tutto l’orgoglio
che potrò provare>>.
A Rachele
piace l’idea: forse ci sarà bisogno di femminilità nella loro casa, si
immagina, e poi con una bambina sarà più facile trovarsi d’accordo, insegnarle
poco per volta quello che serve, lasciarla ai suoi giochi di bambole senza la
prepotenza che a volte tirano fuori i maschi come quelli che vede per strada in
certi giorni. <<Va bene>>, dice alla fine delle sue riflessioni,
<<anche io sarò contenta se sarà una bambina, sentirò maggiormente la sua
vicinanza, e potrò essere forse facilitata nei miei compiti di mamma>>. Infine,
lei spenge la lampada, attende un momento che Franco dica ancora qualcosa, quasi
sperando in una parola di conforto che le pare quasi necessaria, ma lui forse
si sta già addormentando e probabilmente in questo momento non ha più voglia di
pensare al prossimo futuro, oscurato nella sua mente dalla pesante giornata che
lo attende. Il rumore per strada intanto torna a farsi sentire come prima, ed
adesso sembra quasi inquietante, al punto che Rachele prova la voglia
improvvisa ed assurda di piangere, non sa neppure bene perché, forse soltanto
per le giornate che di colpo paiono quasi precipitare verso il momento finale
della sua gravidanza.
Qualcuno, stonando,
sul marciapiede giù in basso attacca a cantare un ritornello in voga
quell’anno, e lei immagina due uomini ubriachi che tornano a casa barcollando e
cercando di gettarsi dietro alle spalle delle giornate trite ed insignificanti,
tutte più o meno simili, anche se è consapevole che forse non è colpa loro se
le cose stanno andando avanti in quella maniera. Alla fine, torna il silenzio,
ma a Rachele non piace quel vuoto, e quasi desidererebbe che gli ubriachi
tornassero indietro, che dessero ancora il segno di essere là, sulla strada, a
farsi travolgere di nuovo dalle vicende del mondo, ridotte nel formato di quel
piccolo paese dove tutti si conoscono, e dove probabilmente neppure la nascita
di una bambina, oppure di un bambino, è una vera novità rilevante. <<Resterò
una donna>>, dice poi mormorando in modo impercettibile, <<ancora
prima di essere una mamma. E forse avrò bisogno di tanto coraggio per
affrontare una trasformazione che in questo momento mi appare così difficile e
complessa, anche se sono cosciente che metterò tutto il mio impegno per
mostrarmi adatta al nuovo compito che oramai è proprio dietro l’angolo>>.
Bruno
Magnolfi
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