lunedì 11 marzo 2019

Praticamente ogni giorno.




Ho bisogno di parlare. Di spiegare a qualcuno il mio stato d'animo. Più mi guardo intorno e più mi rendo conto invece di essere da solo, e di non avere la possibilità di fidarmi di nessuno. Sono caduto in una situazione pazzesca, in cui svolgo un mestiere così pericoloso da non poterne parlare con anima viva, e tale da farmi allontanare da tutti coloro che sono miei conoscenti.
Persino il mio appartamento è diventato un luogo poco sicuro, tanto che continuo a pensare di cambiare velocemente abitazione, anche se non sono poi così convinto che una mossa del genere possa servire davvero a qualcosa. Le mie azioni sono tutte sicuramente controllate, e in una fase come questa se sbagliassi qualcosa la pagherei duramente.
Per assurdo il posto dove mi sento maggiormente a mio agio è proprio sul lavoro. Sto fermo nel parcheggio dello stadio e segnalo per messaggio sul cellulare tutte le macchine che si fermano da quelle parti, compreso il furgone dell'emittente televisiva parcheggiato oramai da settimane a fianco delle tribune e in modo da non procurare fastidi.
Per tutto il tempo che io resto in quei paraggi a svolgere la mia attività, reputo che niente mi possa accadere. Non mi lascio andare a sonnecchiare neppure per un minuto durante tutta la notte, e continuo ad inviare le segnalazioni che servono, ogni volta che ce n'è la necessità, mandando avanti il mio lavoro con scrupolo, senza lasciare mai niente al caso.
Poi, quando torno nel mio appartamento, praticamente dopo l'alba, le cose si fanno subito diverse. Potrei essere avvicinato da qualcuno di un'organizzazione ostile a quella da cui sono pagato, potrei senza volerlo aver pestato i piedi a qualche persona che conta, potrebbe anche darsi il caso che io da un attimo all’altro non serva più ai miei capi, e che comunque oramai io sappia troppe cose per lasciarmi libero di andare dove voglio. Se mi metto a pensarci, le mie preoccupazioni aumentano, piuttosto che lasciarmi più tranquillo.
Perciò cerco di svagarmi, di liberare la mente da tutto ciò che in questo momento la opprime, ed il luogo migliore, dove mi sento più a mio agio, è dentro ai centri commerciali, dove ci sono talmente tante persone in una volta sola, da farmi credere facilmente di essere una di loro, e di potermi perdere in mezzo a tutti dimenticando persino chi sono. Così vago senza meta in mezzo alla gente ed in mezzo a tutte le vetrine illuminate, senza peraltro che abbia nessun acquisto da fare, e mi dimentico momentaneamente dei miei irresolubili problemi.
Quando rientro a casa, apro il portone condominiale con grande attenzione, poi controllo fermandomi ad ascoltare eventuali rumori lungo le scale del mio palazzo, ed infine, prima di entrare nel mio piccolo appartamento, attendo un attimo fuori, una volta aperto il portoncino, in modo da non chiudermi dietro l’unica via di fuga. La signora del piano superiore mi ha visto l’altro giorno mentre facevo queste manovre, e si è soffermata a guardarmi, incuriosita dal mio comportamento. Potrebbe essere lei una di quelle persone pronte a tradirmi, ho pensato, magari proprio stamani o più tardi; una di quelle che per qualche biglietto di banca è disposta a spifferare delle informazioni su tutti i miei comportamenti, senza neanche provare in seguito alcun rammarico: come una cosa normale, una cosa qualunque che si fa quasi senza pensare, di quelle che si compiono sostanzialmente ad occhi chiusi, e praticamente ogni giorno.

Bruno Magnolfi

domenica 10 marzo 2019

Serenità perduta.




            Va bene, ho sbagliato, lo confermo. Risulta però altrettanto chiaro come la maggior parte dei miei giorni io li passi in casa senza vedere quasi nessuno, almeno da parecchio tempo a questa parte. Così come è evidente che quando io mi trovo a camminare per la strada, mi volga indietro ogni pochi metri per rendermi conto se per caso qualcuno stia volontariamente seguendo i miei passi. Non sono più tranquillo come lo ero una volta, provo apprensione per chiunque mi capiti di incontrare, perché mi sento perennemente spiato, osservato, controllato.
Con uno stato d'animo del genere ci vuole niente a prendere un abbaglio. Così quando ho avvistato quell'uomo che mi stava osservando in maniera insistente, ne ho subito avuto paura, e quindi mi è tornato naturale dopo poco mettermi a correre disperatamente lungo la strada, anche se l’ho fatto soltanto per sfuggire alla sua vista. Mi ha detto il barista del locale che era invece un vecchio amico che io non ero stato capace di riconoscere, e che si è sentito ovviamente umiliato e dispiaciuto per avermi spaventato in quella maniera. Aveva chiesto di me dentro al locale, ed io non lo sapevo; poi forse voleva farmi una sorpresa, oppure rendersi conto se lo riconoscevo, tutto qua.
Non devo più andare dentro quel bar, mi sono detto. Devo restare in casa per tutto il tempo che riesco a resistere, e poi per le necessità impellenti devo anche cambiare i miei itinerari: recarmi in altri negozi, in botteghe distanti da casa mia, magari dove non sono mai stato fino ad oggi, e cambiare barbiere quando mi serve farmi radere, perfino fare benzina in un diverso distributore di carburante. Ne va della mia esistenza, devo assolutamente dimenticare qualsiasi vecchia abitudine.
Dopo l'ultima partita di calcio in casa della squadra cittadina, di tanti mezzi che stazionano a fianco dello stadio dove io lavoro come sorvegliante, con sopra in evidenza le parabole e le altre attrezzature per garantire la diretta televisiva sui vari canali, è rimasto solitario un autocarro bianco, forse nell'attesa del prossimo incontro sportivo. È ben chiuso, ed il rivestimento deve essere a prova di qualsiasi rumore, visto che all'interno di questi mezzi spesso c’è un telecronista che porta avanti la diretta. È da solo, ma non sembra dare alcun fastidio, visto che sicuramente dall'abitacolo sono stati tolti i microfoni, i monitor, gli elaboratori e quant'altro possa interessare qualche ladro.
In ogni caso io lo tengo d'occhio come tutto il resto che sta qua attorno, visto che il mio mestiere di sorvegliante notturno riguarda tutto il parcheggio, e quando l’ho visto, come d'accordo con i miei capi, ho subito comunicato loro per messaggio sul mio cellulare la marca, il modello ed il numero di targa di questo grosso furgone, anche se poi loro non mi hanno fatto sapere niente di specifico al riguardo. Potrebbe addirittura verificarsi il caso che dopo la prossima partita l'autocarro resti a stazionare ancora lì, forse costituendo per l'emittente televisiva proprietaria, una specie di studio fisso da utilizzare ogni settimana.
Potrebbe essere, a me non cambia niente, anche se rimane nella parte più vicina alle tribune, la zona meno illuminata di tutto il perimetro. In fondo a me non interessa niente di tutto questo, mi piacerebbe soltanto starmene un po’ più tranquillo, e da quando mi sono reso conto che con ogni probabilità dietro ai miei capi si nasconde semplicemente una grossa organizzazione dedicata al traffico degli stupefacenti, non posso certo dire di aver trovato la serenità. In ogni caso vado avanti a sorvegliare quanto mi è stato richiesto, a fare il mio lavoro insomma, anche se tengo gli occhi sempre bene aperti, e proseguo a guardarmi attorno il più possibile, nel dubbio che qualcosa possa degenerare. Prima o dopo.

Bruno Magnolfi

giovedì 7 marzo 2019

Contare un bel niente.


          

            Devo smetterla con questo mestiere, praticamente non ne posso più. Questa frase poco per volta è diventata il pensiero che in questo periodo maggiormente mi gira dentro la testa, anche se sono sempre prontissimo a lasciarmi prendere semplicemente dalle abitudini, e quindi ad accantonare questo concetto con grande facilità, ricominciando con indifferenza a fare ogni volta le cose di sempre, compresa naturalmente l'attività del sorvegliante di notte. Ma qualcuno giù al bar, senza sapere neanche di che cosa davvero mi occupi, parlando con me proprio del più e del meno, mi ha spiegato con superficialità che esistono individui ingaggiati opportunamente per controllare le piazze di spaccio degli stupefacenti, e dentro di me a queste parole si è come accesa una lampadina.
Forse sono proprio io che senza saperlo controllo la zona dello stadio, e in un solo attimo questa riflessione mi è apparsa qualcosa di evidente. Per me si sempre trattato soltanto di identificare delle macchine che girano attorno a quel parcheggio quasi deserto, ma so che ai miei capi serve ogni mia segnalazione per capire cosa stia succedendo in ogni momento là in mezzo. Evidente: loro come dei grandi trafficanti di queste sostanze hanno tutto l’interesse a conservare la zona perennemente sotto ispezione, ed è perciò che vogliono passare al vaglio chiunque si avvicini da quelle parti. Adesso poi che ci penso anche meglio, in fondo tutto questo non è neppure molto diverso da quello che già immaginavo, anche se presupponevo uno sfondo più etico, qualcosa che riguardasse solamente la sicurezza di tutti. Mi sento un piccolo ingranaggio dentro un meccanismo dominato da gente mafiosa e malavitosa, ed in questo momento riesco a comprendere benissimo il motivo per cui i miei capi non si sono mai fatti vedere da me.
Adesso ho paura, si tratta di un mondo che non conosco per niente, anche se comprendo benissimo quanto sia dominato dagli enormi proventi che vengono trattenuti nelle tasche di chi tira tutte le fila. Non esiste scrupolo in questo settore, lo so per certo, perciò sono a rischio, ed un semplice passo falso per me in qualsiasi momento potrebbe essere del tutto fatale. Non mi lasceranno mai uscire da questa situazione i miei capi, perché oramai, anche se non li conosco per niente, so troppe cose di loro, ed al minimo dubbio su di me, oppure anche sui miei comportamenti, saranno senz’altro pronti a farmi sparire dentro qualche gettata di calcestruzzo, senza neppure darmi una spiegazione qualsiasi. Sono dentro ad una circostanza posta al limite, ma in questo momento non saprei proprio cosa fare, se non proseguire come se nulla fosse.
Anche le stesse persone che incontro certe volte in maniera casuale qui al bar, e con le quali mi intrattengo a chiacchierare senza mai farmi troppi problemi, forse sono soltanto degli individui che mi tengono d’occhio, pedine in una scacchiera dove tutto è dominato e gestito. Mi guardo attorno: i miei atteggiamenti da persona qualsiasi forse fino adesso sono stati semplicemente tollerati, ma non è neanche detto che possa continuare così. Magari da qualche parte si è già deciso un’uscita di scena per me, una sparizione improvvisa nel momento in cui qualcuno si è fatto troppe domande su quello che faccio, oppure ha ascoltato qualche sciocchezza tirata fuori da me in maniera superficiale, proprio riguardante quello stesso lavoro che fino a questo momento ritenevo qualcosa di pulito, un’occupazione come tante, senza troppi segreti.
Devo fuggire, è più che mai necessario, anche se non saprò mai se sarà utile farlo, o se al contrario un gesto del genere potrà forse innestare una serie di ulteriori curiosità intorno a me e anche ai miei comportamenti. Se mi vorranno trovare, magari chissà dove, riusciranno a farlo abbastanza facilmente, lo so per certo; ma soltanto se la mia figura potrà essere tollerata, forse mi lasceranno perdere; proprio come uno che non conta, che non ha mai contato un bel niente.

Bruno Magnolfi

mercoledì 6 marzo 2019

Dedicato al niente.


           

            C’è qualcuno?, ho gridato uscendo appena dalla mia macchina ferma, rivolgendomi verso una zona assolutamente poco illuminata dai lampioni, in questo enorme parcheggio accanto allo stadio del calcio. Non c’è stata alcuna risposta, soltanto il solito silenzio tracciato dal debole brusio costante della città di notte; però ho anche avvertito un leggero rumore da qualche parte indefinibile, così sono rientrato dentro la mia vettura, ho messo di nuovo in moto, ed ho subito acceso i fari, ingranando la marcia ed orientando la direzione della macchina verso quella zona che mi pareva più sospetta. Mi è parso certo che qualcosa stava comunque succedendo, ed è cosi che cercando di conservare una certa razionalità, ho preso la mia pistola da dentro il cassettino del cruscotto. Lentamente sono andato avanti con i finestrini abbassati per ascoltare ogni ulteriore rumore, e poi, illuminando quanto potevo con i fari, mi sono concentrato su ogni metro del campo visivo di fronte a me. Ma non è successo niente, né ho notato cose particolarmente strane.
Allora ho fatto il giro completo del parcheggio, e quando mi sono ritrovato nella zona maggiormente illuminata dai lampioni, ho spento i fari della mia auto e ho rallentato fino quasi a fermarmi; poi mi sono fermato difatti, e sono sceso dalla mia auto per rendermi conto dell’aria fresca e di ogni altro dettaglio attorno. Forse mi piacerebbe succedesse qualcosa di importante. Passo ogni notte su questa distesa di asfalto senza nulla, ne conosco ogni particolare, scruto costantemente con gli occhi bene aperti in mezzo a queste tenebre, mettendo a fuoco qualsiasi sciocchezza possa presentarsi anche in lontananza, ma non succede quasi un bel niente in queste notti, giusto qualche macchina che ogni tanto si ferma qui, ma quasi per sbaglio.
Mi piace comunque questo buio, mi fa sentire abbastanza protetto qualche volta, anche se è ovvio che lo temo, perché è proprio da lì che potrebbero uscire fuori i pericoli maggiori per la mia persona. Svolgo un mestiere pericoloso, è più che evidente, anche se fino ad oggi non mi sono mai ritrovato in situazioni particolarmente difficili, o in cui è stata messa in dubbio la mia incolumità. In ogni caso ho sempre la mia pistola carica, anche se i miei capi neppure sospettano che io porti un’arma sempre con me. Certe volte ho avuto anche paura dei carabinieri oppure della polizia. Potrebbero passare di qui, fermarsi davanti alla mia auto per un controllo e chiedermi che cosa stia facendo a fari spenti in questa zona dove non c’è niente. Non potrei certo spifferare a loro tutta la verità, considerato che alla fine non so neppure con certezza per chi io stia lavorando. Potrebbero perquisirmi, per uno scrupolo tutto sommato possibile, e trovare facilmente la mia pistola con la matricola limata, ed allora le cose si metterebbero davvero male per me e il mio mestiere.
Quando parlai di questa possibilità ai miei capi, sempre tramite un messaggio dal mio cellulare, loro mi risposero però di avere delle amicizie influenti nel settore, e che non ci sarebbero mai stati per me dei problemi seri. Però non sapevano della pistola. Per questo cerco sempre di riporla da qualche parte dentro la mia macchina dove non si veda e non si trovi facilmente, pur restando abbastanza a portata di mano. Forse dovrei disfarmene, ho riflettuto qualche volta, anche se poi mi sentirei meno sicuro. Però fino ad oggi non si sono mai presentati dei problemi seri per me, e forse mai si presenteranno. Devo trovare più fiducia nella mia persona penso: cercare di avere soltanto delle idee più che positive, e immaginare il mio lavoro come un mestiere qualsiasi, un’attività proprio come tante, che non deve procurare per forza un mare di guai; e che in ogni caso resta per ora l’unica cosa a cui riesco a dedicare tutto questo tempo.

Bruno Magnolfi

martedì 5 marzo 2019

Facciata schietta.


            

            Trascorro generalmente la giornata cercando di comprendere che cosa posso fare per migliorare quello che faccio, e soprattutto quello che sono. Poi mi rendo conto che soltanto dedicandomi a qualcosa di essenziale potrei forse trovare la soluzione a tutte le mie domande, e siccome in questo periodo non riesco a fare altro che quel poco di cui mi occupo, ogni debole teoria che riesco a mettere in piedi è miseramente destinata al nulla. Così mi amareggio, senza riuscire mai a tirarmi fuori da questa trappola che ormai è diventata il perditempo dei miei giorni.
Quando esco di casa mi pare certe volte di dover affrontare un nemico oscuro e sfuggente, anche se allo stesso tempo mi sento attivo, pronto a rispondere alle avversità che eventualmente si potrebbero presentare. Infine vado a rilassarmi sulle solite sedie del bar qua vicino, a sfogliare un giornale e senza preoccuparmi troppo delle altre cose, se non farmi una birra o due, e all’ora giusta mangiarmi dei tramezzini chiacchierando con qualcuno.
C'è una ragazza con cui ho parlato uno di questi giorni, così le ho chiesto il numero di telefono, ma quando ho provato a comporlo durante i giorni seguenti mi sono accorto che era perennemente irraggiungibile. Così ho lasciato perdere, però lei si è fatta vedere di nuovo nel bar che frequento, anche se quel giorno andava estremamente di fretta, perciò mi ha detto soltanto di riprovare a chiamarla, perché sembra che il suo telefono per l'appunto fosse stato riattivato. Non mi interessa, ho pensato subito dopo averla vista uscire; non posso stare dietro ad una persona così strana e sfuggente, ed anche il barista mi ha lanciato una smorfia, come a sottolineare che secondo lui era meglio per me lasciarla perdere una persona di quel genere.
Poi la sera scorsa però mi ha chiamato lei, mentre avevo già iniziato il mio turno di notte come sorvegliante dello stadio, e mi ha fatto decisamente piacere sentirla, anche se normalmente non dovrei distrarmi troppo sul lavoro. Mi ha raccontato svelta un sacco di cose, e che era contenta di sentirmi, poi le ho dovuto dire che non potevo stare troppo all’apparecchio, così si è scusata e ha detto che comunque ci saremmo risentiti presto. Oggi ho girellato a lungo davanti al solito locale con il cellulare in mano: ma di lei nessuna traccia. Poi le ho spedito un messaggio di saluto, tanto per vedere se rispondeva, ma non è successo niente.
Ha ragione il barista penso, è inutile che io cerchi di stare dietro ad una persona di questo genere: perdo tempo e basta, non arriverò mai a nulla e soprattutto non riuscirò neanche a capire le motivazioni che possono spingere una persona come lei a comportarsi in questo modo. Invece mi ha risposto, anche se dopo parecchio tempo, e mi ha inviato a sua volta un breve messaggio vocale in cui la sua voce, immersa in una certa confusione di qualche posto pieno di gente, diceva che era contenta dei miei saluti e che sperava di rivedermi presto.
Forse dovrei farmi avanti ho subito pensato. Magari chiederle qualcosa sulla sua vita: che lavoro svolge, o anche dove abita, e poi casualmente passare forse qualche volta sotto casa sua, magari per incontrarla in modo involontario, e in questo modo capire meglio di che cosa si occupa durante la giornata. Ma penso che non farò un passo di quel genere; sarebbe troppa la mia ingerenza nella vita di una persona come quella ragazza. Così credo che mi limiterò a spedirle qualche messaggio ogni tanto, giusto per vedere se per lei sembra importante tenere accesa l’amicizia con una persona come me, oppure no. Se andranno avanti le cose come spero, le chiederò un appuntamento tra una settimana o due, a cui mi presenterò esattamente come sono, senza modificare nulla di me, proprio per mostrarle ancora, in questo modo, tutta la mia schiettezza.

Bruno Magnolfi

lunedì 4 marzo 2019

Signor Solo.


          

            Oggi mi sono messo qui, su questa sedia, quasi senza volontà. In fondo perché mai dovrei mostrare voglia di fare qualche cosa: il mio lavoro scorre come sui binari, la mia giornata prosegue in avanti senza che mi impegni particolarmente, i miei interessi in pratica si limitano soltanto a frequentare questo bar di fronte a casa mia, giusto per mettermi a chiacchierare con qualcuno dei ragazzi che trovo qui dentro il locale. Il resto è soltanto tempo che scorre senza sosta.
Anche la notte, quando sono fermo nel parcheggio che devo sorvegliare, mi limito a guardare l’orologio una volta ogni tanto, ed ogni volta che lo guardo le lancette sul quadrante sono sempre più indietro di quello che vorrei, anche se poi ritengo che il tempo tutto insieme stia andandosene anche troppo in fretta, in una maniera che spesso tende a esasperarmi.
Prendo il caffè insieme ad un tizio che conosco, poi esco dal bar che è quasi vuoto a quest'ora della sera, salgo rapidamente in macchina e quasi senza volontà ancora una volta mi avvio con calma verso lo stadio dove rimarrò fino alle prime luci di domani mattina. Nessuna novità, sul mio cellulare non appare alcun simbolo di messaggio, i miei capi non hanno niente da comunicarmi, le cose vanno avanti come sempre, anche stanotte dovrò segnalare modelli d'auto e numeri di targa di qualcuno che staziona qua, in questo identico e immobile parcheggio.
Mi piazzo nel solito posto a fari spenti, ma col motore acceso perché fa piuttosto freddo, poi sotto ad un lampione poco distante osservo qualcosa che si muove. Sto fermo, guardo meglio ciò che ho notato al margine del mio campo visivo, ma in un attimo quello strano fagotto viene verso di me, come mi avesse quasi fiutato. È un cane difatti, un piccolo cucciolo simpatico che si avvicina velocemente alla mia macchina come se la conoscesse. Apro lo sportello, lui mi guarda un attimo, poi appoggia le zampe davanti sul pianale, come a chiedere il permesso di salire.
Gli accarezzo la testa, lui scodinzola, poi si acciambella rapidamente sul sedile accanto al mio, come per scaldarsi in piena comodità. Lo lascio fare, in fondo non dà noia a nessuno, prima di andarmene da qui lo farò scendere penso, e dopo basta. Gli parlo, gli chiedo qualcosa come potesse quasi rispondermi, lui mi guarda e poi scodinzola ogni tanto, quindi si gira e torna ad acciambellarsi sul sedile. Signor Solo, potrei chiamarlo, che poi è la stessa condizione che abbiamo tutti e due, ed è per questo in fondo che cerchiamo di farci compagnia, almeno stanotte.
Poi ingrano la marcia, e sempre a fari spenti mi sposto dalla parte opposta del parcheggio, mentre passa un'auto che comunque se ne va nella notte per i fatti suoi. Infine esco un attimo dall’abitacolo, apro lo sportello dalla parte del Signor Solo, ma lui non ne vuol sapere affatto di scendere, vuol rimanere dentro, anche se scodinzola, e poi annusa e lecca la mia mano in segno evidente di amicizia. Non so che cosa devo fare, però questo cane mi piace, e mi pare un’ottima compagnia in questa notte fredda e assurda, come peraltro sono tutte le altre. Arriverà la primavera e il caldo penso, arriveranno ore più piacevoli, anche per un sorvegliante di parcheggio come me.
Poi mi ricordo di avere dei biscotti, così li prendo dal sedile posteriore e ne porgo uno al Signor Solo. Lui mangia famelico, mi guarda, ne vuole ancora, si capisce che è tanto tempo che non mette qualcosa sotto ai denti. Quindi si scuote e alla fine lancia un piccolo ululato, quasi il segnale che dimostra la sua momentanea felicità, così quasi per istinto gli rispondo anche io con un piccolo ululato. Siamo amici, è inutile negarlo, e se il Signor Solo mi ha scelto in questo modo, significa che uno strano destino ha deciso di farci incontrare in questo posto, e non posso certo io, che non conto proprio niente, mettermi contro a quanto è stato stabilito.

Bruno Magnolfi

domenica 3 marzo 2019

Sufficiente integrità.



Potrei andarmene, ho pensato. Prendere tutto e poi voltare pagina, senza neppure guardarmi indietro. In fondo non ci sarebbe niente di troppo strano, spariscono in tanti ogni giorno, per uno in più non ci farebbe caso proprio nessuno. Una di queste sere potrei gettare il cellulare che mi hanno dato i miei capi dentro l'acqua di un fossato qua attorno, senza alcun ripensamento; poi fare una corsa in macchina fino ad una città tra quelle più vicine a questa, tanto per far perdere tutte le mie tracce, quindi salire sopra un treno, il primo che passa, o quello che per direzione riesca ad ispirarmi maggiormente. Lontano potrei andare; all'estero magari, dove rifare tutto quanto cominciando daccapo ogni passaggio, senza alcuna zavorra.
La mia esperienza forse potrebbe essere utile in un altro paese, qualcuno magari potrebbe apprezzare alcune spiegazioni sostanziali su come si controlla una porzione di città, come si tiene sott'occhio qualche caseggiato, degli incroci di strade, dei viali interi. Magari potrei cercare di vendere i miei servizi a qualche agenzia che si occupa di spionaggio, o cose di questo genere, sventolando in faccia a tutti la pratica che sono riuscito a mettere insieme durante tutto questo tempo, controllando notte dopo notte i dintorni di questo odiato e famoso stadio di calcio.
Però potrebbe essere difficile trovare le persone giuste alle quali mostrare le mie capacità e con le quali intessere dei rapporti di lavoro; potrebbe essere complicato comprendere nel dettaglio le esigenze reali di alcuni personaggi a me sconosciuti, trovati chissà come in posti peraltro molto diversi da quello in cui mi sono fatto le ossa. Potrebbero non riuscire neanche a prendermi sul serio, e non comprendere appieno le potenzialità che posso offrire: immaginandosi magari di avere davanti soltanto un disgraziato in fuga, senza alcun salvacondotto, magari con un passato oscuro alle proprie spalle, e solo il bisogno di raggranellare qualche soldo.
Certo, bisognerebbe cominciassi adesso a studiare una vera e propria pista di fuga, trovare già da ora i contatti più adeguati, avanti di muovermi da qui e prima di qualsiasi altra cosa da mettere in mezzo, e in un secondo tempo presentarmi con grande sicurezza chissà dove, la mia pistola in tasca che mostra sempre serietà di intenti, il binocolo per le osservazioni custodito in una borsa, gli occhiali scuri da individuo irriconoscibile sopra la fronte, ed un vestito estremamente decente, che riesce a dare spessore e qualità a tutto il passato di chiunque. Però difficile sarebbe in questo modo cancellare completamente tutte le mie tracce. I miei capi potrebbero non gradire affatto questo mio voltafaccia, ed anche se non si sono mai fatti riconoscere da me, si potrebbero preoccupare di quanto sarei disposto a dire su di loro.  
Potrei ritrovarmi nei guai anche in un posto estremamente lontano da qui, con il passato che mi insegue ed un presente senza alcuna certezza. Perciò devo trovare delle soluzioni prima di muovermi, questo è il punto; risolvere ogni dettaglio escogitando dei sistemi che mi lascino tranquillo, perché è la tranquillità l'elemento più importante, sapere che puoi startene in un posto senza che nessuno abbia da ridire. Per adesso mi conviene stare calmo, mandare avanti il mio mestiere come sempre, ed aspettare che maturino le idee giuste prima di fare qualsiasi altra cosa. Però potrei intanto chiedere in giro qualche informazione utile: non c’è niente di male nel fare delle domande, specialmente se si chiedono le cose soltanto per curiosità, senza un interesse vero. Comunque vada a finire mi sento già proiettato in un fase nuova, questo è il punto saliente; e non ci sarà neppure bisogno che cambino davvero molte cose, se questo entusiasmo che sento adesso riuscirà a mantenersi integro per un tempo sufficiente.


Bruno Magnolfi