venerdì 3 ottobre 2025

Valori fondanti per il futuro.


            Fin dalle prime ore del mattino, nella piazza del Comune, si erano fermati in posizione strategica due blindati dei Carabinieri, e ne era sceso subito un discreto numero di unità delle forze dell’ordine in assetto completo antisommossa. Qualcuno dei paesani, sentendo i motori dei mezzi in manovra, si era affacciato alla finestra per rendersi conto di che cosa stesse accadendo, e qualcun altro, pur mantenendosi ad una certa distanza, aveva curiosato su tutto quell’inedito spiegamento di forze. La giornata si era immediatamente mostrata notevolmente uggiosa, con una pioggerella fine ma insistente che a tutti quanti aveva dato l’impressione di andare avanti incessantemente per chissà quanto tempo. Qualche ragazzo, molto più tardi durante la mattinata, era arrivato già titubante al punto convenuto per il ritrovo, di fronte al palazzo comunale, sfoderando l’ombrello ed una piccola insegna di cartone già tutta bagnata e anche stinta, e quindi inutilizzabile, mentre quei pochi giovani continuavano a guardarsi attorno e anche tra di loro, nella speranza dell’arrivo in un breve lasso di tempo di altri ragazzi, a mostrare la loro capacità di formare un vero corteo per quella causa sacrosanta. Poi era arrivata anche Sara con la sua inseparabile amica, ed avevano subito aperto un piccolo striscione di stoffa verniciato alla svelta con la bomboletta. “No al razzismo” era scritto là sopra in stampatello maiuscolo, ma anche soltanto stendere quella bandiera era sembrato qualcosa di patetico, visto che i manifestanti presenti in quel momento non superavano nemmeno le dieci unità. Allora avevano atteso, scambiandosi pareri e facendosi forza tra loro, ma anche se si erano aggiunti ancora tre o quattro ragazzi, alla fine il numero complessivo sui presunti manifestanti risultava non superiore ai quindici, compreso anche Niocke, giunto tra gli altri con il suo passo calmo e dinoccolato, e la timida espressione sulla faccia di chi non vorrebbe neppure farsi troppo vedere.

            La pioggia continuava a cadere imperterrita quando avevano deciso tutti assieme di muoversi, e un paio di Carabinieri, pur con scarsa convinzione, avevano imbracciato i loro fucili per i lacrimogeni, seguendo quel corteo ridottissimo così come gli era stato ordinato. Nessun adulto aveva mostrato fino a quel momento l’intenzione di aggiungersi a quegli studenti, come se la motivazione per quel ridottissimo corteo riguardasse solamente la fascia d’età di chi risultava all’anagrafe ancora minorenne. Alcuni anziani pensionati, ad una certa distanza, avevano costituito un semplice capannello che proseguiva ad osservare quel gruppo di ragazzi con la curiosità di chi non ha mai assistito ad una cosa del genere, né ha mai visto tante divise così, tutte assieme. Inizialmente, i manifestanti si erano tenuti sul marciapiede al riparo dalla pioggia almeno parziale di qualche cornicione o grondaia delle abitazioni, ma sentendosi vagamente ridicoli camminando rasente a quei muri, e soprattutto mostrandosi in quella maniera poco convinti del loro messaggio, dopo un po’ si erano spostati sulla carreggiata stradale, anche perché nessuna macchina fino a quel momento sembrava desiderosa di transitarvi. Sara fingeva entusiasmo, come se si fossero ritrovati lì in cento, o anche di più, coinvolgendo una buona parte della cittadinanza di Pian dei Fossi, però si era accorta benissimo che molte delle persone che avevano dichiarato fino al giorno addietro di farsi vedere sulla piazza, in realtà avevano disertato, forse semplicemente frenate dal tempo inclemente.    

            Con passo allentato, e con le scarpe e le suole di gomma di ognuno appoggiate nelle piccole pozzanghere formate sopra l’asfalto, il gruppo di volenterosi avanzava lungo la strada principale del loro paese, e ad alcuni era forse venuto in mente la similitudine con qualche corteo funebre che ogni tanto di vedeva in paese ad accompagnare qualche defunto alla sua ultima dimora, subito fuori dal centro abitato. Niocke non aveva ancora detto niente, nonostante Sara si fosse mostrata felice della sua presenza, ed il proprio pensiero, considerata quella evidente mancanza di partecipazione nei confronti di una causa che soprattutto lo riguardava in prima persona, andava in special modo ai lavori ancora da svolgere nell’officina di Aldo, rimasto a lavorare da solo almeno per quella mattina, impaziente di riprendere al più presto la propria attività e le manutenzioni lasciate a mezzo. <<Che cos’hai?>>, gli aveva chiesto Sara, accanto a lui. <<Niente, sono contento>>, aveva risposto Niocke senza spiegarsi meglio. Ma probabilmente il poco clamore che risultava da quella loro generosa iniziativa di pochi ragazzi, a lui forse risultava addirittura più efficace e persino conveniente rispetto ad una vera manifestazione di massa. Non si sentiva pronto per essere appoggiato da un intero paese, e gli pareva adesso già sufficiente poter contare su una sparuta rappresentanza addirittura sopravvalutata dai dirigenti delle forze dell’ordine. Forse Sara aveva compreso appieno le sue poche parole: aveva sorriso, poi lasciato passare qualche momento, ed infine si era sentita quasi in dovere di dirgli: <<Su di noi potrai sempre contare, in qualunque occasione; comunque, quello che vedi stamani è soltanto un inizio, ci vorrà sicuramente del tempo, ma le cose poco per volta inizieranno a prendere un senso, e qualcuno alla fine comprenderà quali siano i valori fondanti del nostro futuro>>.

 

            Bruno Magnolfi   

mercoledì 1 ottobre 2025

Proprie decisioni.


            D’improvviso mi sento la testa che vaga dappertutto senza trovare una certezza a cui minimamente appigliarsi, ed anche se cerco di guardarmi attorno e capire da qualche dettaglio che cosa sia meglio per me in questo momento, nessun particolare che scorro con gli occhi mi è in qualche modo d’aiuto, lasciandomi confuso e perplesso, incapace di decidere cosa mai devo fare. Mi suonano nelle orecchie le voci di tutti quando chiamano il mio nome con quel mezzo sorriso sopra la faccia che oramai conosco da sempre, e ripetono: <<Toni, Toni, come va? Hai trovato la fidanzata?>> Oppure: <<Toni Boi, stai qua con noi che ti spieghiamo come si fa a trovare una bella ragazza e a parlare con lei, fino a convincerla che può tenerti la mano e passeggiare per il paese con te>>. Li ho sempre lasciati perdere quei loro discorsi insensati, ho sempre tirato dritto per la mia strada senza rispondere, senza parlare mai con nessuno, solo qualche volta urlando per coprire quelle parole così fastidiose, quelle frasi mortificanti, lasciando tutti questi perditempo alla loro puerilità. Mi giudicano ancora un pazzo, uno svitato, uno di cui non è proprio possibile fidarsi, ed io non ho mai fatto niente per dimostrare che oramai sono guarito da un pezzo dalla mia depressione, e che adesso sto bene, che non ho più neppure la voglia di stare ai loro scherzetti.

            Però in questo momento c’è da mettere a punto delle scelte precise, c’è da mostrare da quale parte schierarsi, ed io adesso non sto più tanto bene, avrei bisogno di aiuto, di qualcuno che fermi questa realtà che si muove incessantemente senza darmi la possibilità di comprendere appieno come stiano effettivamente le cose. Cammino per il paese, ascolto gli altri che parlano, che mi salutano come sempre hanno fatto, e proseguono a fare gli spiritosi con me, per il mio mutismo, per la mia necessità di rimanere in silenzio, spesso scambiata per incapacità a comprendere le cose che vengono dette, quegli argomenti che riempiono le bocche di tutti. Potrei arrivare facilmente fino all’officina dove Niocke ora sta lavorando, chiedergli di dirmi qualcosa, di chiarire il suo pensiero con me, di soccorrermi nel comprendere che cosa davvero abbiamo di fronte, ma neanche lui, mi rendo sempre più conto, può davvero aiutarmi. Sono più solo che mai, questo è il punto, alla vigilia di qualcosa che aleggia nell’aria e che dovrà pur accadere, mentre io ancora non ho preso alcuna decisione, e probabilmente non riuscirò neppure a prenderla nei tempi giusti. Vorrei tanto ci fosse ancora mia madre a consigliarmi quale sia la scelta giusta da fare, e forse riesco ancora a sentirla vicina ogni tanto, ma non dice niente, non mi chiarisce per nulla quale sia la strada migliore per me.  

            Affondo lo sguardo nelle parole di qualche libro meraviglioso mentre sto seduto nella piccola biblioteca comunale, ma non riesco più neppure a leggere con serenità, sentendomi come sballottato dalle onde di un mare in burrasca, con dei frangenti che si muovono incessantemente, confondendo qualsiasi pensiero, ed imbrogliando continuamente le parole del libro che vorrei scorrere, che si mescolano continuamente tra loro, come piccoli galleggianti a pelo d’acqua spostati in ogni direzione dalla forza del vento e di questi marosi. Vorrei piangere, urlare, disperarmi, ma fortunatamente, come dice mia sorella quando insiste perché mi ricordi di prenderle, ci sono quelle pasticche che mi prescrive il medico, che mi lasciano rilassato, più calmo, e non mi permettono di lasciarmi andare al nervosismo e all’isteria. Non so quale sia il mio futuro, ho sempre immaginato di potermene disinteressare, e vivere giorno per giorno senza preoccuparmi di niente, ma ora le cose si sono fatte più complicate, e questo schema non è più adatto alla realtà che si profila all’orizzonte. Poi trovo un testo, scorrendo lo scaffale da cui scelgo di solito i libri da leggere, che parla di passato storico, di torture inflitte agli avversari, di disprezzo nei confronti di gente che per qualche motivo appare diversa da chi detiene il potere, e poi di arroganza, di cattiveria, di barbarie usate per reprimere qualsiasi legittimo istinto di rivolta, e ancora di prigionie intollerabili, di situazioni al limite di ogni umana sopportazione, e allora mi sembra che io possa ancora resistere di fronte a qualcosa che in fondo sta solamente dentro di me, e non viene da una costrizione di altri individui nei miei confronti.

            Decido che la mia risoluzione finale sarà una non scelta, un restare in equilibrio tra le cose forse da fare e quelle da cui non sentirmi coinvolto, e pur rendendomi conto in questa maniera di essere soltanto uno qualsiasi tra tutti coloro che stanno in silenzio senza prendere mai una direzione precisa verso cui muoversi, ugualmente credo che non sia il momento più adatto per me di uscire allo scoperto e di mostrarmi a tutti gli abitanti di questo paese come uno sciocco, una bandiera che si muove col vento, influenzato semplicemente dalle voci dei più forti e dalle posizioni più nette nelle proprie decisioni. Forse non sarà giusto comportarmi così, ma almeno tutto questo mi permetterà di essere libero di avere anche in seguito la mia personale opinione.

 

            Bruno Magnolfi

martedì 30 settembre 2025

Piccolo centro abitato.


Le sue gambe adesso si stancano piuttosto rapidamente, però non avere ancora la costrizione dell’ingessatura che blocca l’articolazione è sicuramente un dato positivo, anche se ci vorrà qualche giorno per riprendere la normale e completa funzionalità degli arti inferiori. Però il momento peggiore ormai sembra proprio sia stato lasciato alle spalle, e la sua officina, pur rallentando parecchio nei suoi normali compiti, è riuscita a proseguire in alcune delle sue attività svolgendo almeno alcuni servizi essenziali nei confronti delle automobili degli abitanti di Pian dei Fossi, ed Aldo si sente adesso piuttosto sollevato, ringraziando soprattutto il suo silenzioso apprendista sempre decisamente impegnato con passione nel proprio lavoro. Il fatto poi che Niocke negli ultimi tempi abbia accettato di trasferirsi per abitare le due stanze direttamente sopra l’officina ha portato il ragazzo a sentirsi più vicino ai cittadini del centro abitato, e ad iniziare a frequentare i negozi e le botteghe del borgo negli orari in cui l’officina resta chiusa. Qualcuno ha anche iniziato a chiamarlo per nome e a sorridergli con spontaneità, riconoscendo in lui una persona brava e di valore, capace di mostrarsi socievole ed apprezzabile in tutte le proprie attività. Aldo sa bene di avere un carattere duro, ma con questo ragazzo ritiene di avere trovato la persona giusta per dare seguito al lavoro della sua officina, anche se i clienti, fortunatamente in questo caso, non sono mai eccessivi ed impazienti.

Non c’è più alcun bisogno, da parte sua, di intervenire per comprendere bene quali siano i problemi di una macchina oppure di un’altra: Niocke sa già da sé quali siano le cose da fare ogni volta, e soltanto se si trova spiazzato per qualcosa che non ha mai affrontato prima, allora, ma solo in quel caso, va dal titolare a chiedere sottovoce come comportarsi. Tutto così appare semplice e lineare, e non ci sono mai né discussioni né errori, ed anche se qualcuno tra i clienti inizialmente aveva accettato con una certa riserva la sua pelle nera e la sua presunta incapacità ad operare sugli ingranaggi e sui motori, presto ha dovuto ricredersi e rendersi conto di come l’esperienza acquisita anche in un breve lasso di tempo si sia dimostrata capace di lasciar svolgere bene un lavoro spesso piuttosto sporco, però dove è indispensabile una grande attenzione. <<Niocke>>, gli dice ormai sempre più spesso Aldo con normalità: <<Pensaci tu a comprendere che cosa non va in quello sterzo, o nella ruota, o nella carburazione di quella macchina, oppure a cercare l’origine oscura del rumore che avverte dal motore questo cliente quando percorre alcune strade>>. Niocke per il momento non ha neppure la patente di guida, però nel piazzale antistante l’officina ormai sposta le macchine con grande familiarità, e nessuno trova più nessun motivo per opporsi ai suoi gesti.

Si direbbe quasi che le cose vadano piuttosto bene, almeno per quanto riguarda questa difficile integrazione che forse è risultata addirittura favorita dal gesto insano di chi ha cercato in qualche modo di ostacolarne il corso con la forza, eppure sembra proprio che ancora qualcosa debba accadere, e questa sospensione getta in aria una certa dose di instabilità di cui Niocke non avvertirebbe affatto la necessità, ritrovandosi a subirne l’avanzamento a grandi passi. Lui, potendo scegliere, forse non avrebbe certo desiderato attorno a sé tutta questa celebrità innalzata a simbolo di deteriore razzismo, anche se oramai ne è risucchiato, e non può certo tirarsi adesso da una parte, anche se forse sarebbe proprio questo ciò che vorrebbe fare. Da un lato, questa manifestazione di piazza di cui tutti proseguono a parlare in Pian dei Fossi, e dall’altro l’indagine degli inquirenti nei confronti degli antichi signori di tutta la zona, hanno creato una tenaglia attorno a sé da cui lui facilmente potrebbe risultare schiacciato. Questa la sua inquietudine, questa la seccatura che sente sopraggiungere poco per volta: il fatto di essere stato eletto senza volerlo a simbolo vivente di una certa repressione, e contemporaneamente eroe della presunta sconfitta di questo stesso atteggiamento, laddove a lui interessava soltanto trascorrere delle giornate tranquille e senza grandi problemi.

Questa ragazza poi, questa Sara, che inizialmente gli era sembrata bellissima e dolce, adesso è diventata il capopopolo di qualcosa in cui Nockie non vorrebbe proprio venire trascinato. Lei, con la sua inseparabile amica, si è fatta vedere già un paio di volte davanti all’officina dove lui lavora, non comprendendo appieno come la necessità di stare tranquillo da parte sua sia adesso più forte del bisogno di una vera e propria rivalsa nei confronti dell’aggressione subita. <<Ciao Sara>>, le dice lui con le sue mani sporche di grasso. E Sara sorride, gli dice che è sicura ci saranno molte persone in corteo a sostenere la sua causa, e che il nemico, chiunque esso sia, sarà presto sconfitto. Niocke di fronte a parole del genere non sa proprio cosa rispondere, perché dentro di sé non ritiene di avere dei nemici, e soprattutto non vorrebbe essere un simbolo in questa strana lotta che si è instaurata in quel piccolo centro abitato. Però annuisce, anche perché non potrebbe proprio far altro.

 

Bruno Magnolfi

sabato 27 settembre 2025

Ogni importanza.


            Da soli non si sta mai bene. Inizi a riflettere sulle cose che ti circondano per formarti un’idea più precisa sull’esistenza, e alla fine scopri di non essere affatto d’accordo con quello che ne dicono gli altri. Spesso l’unica soluzione che ti si prospetta è quella di pensare che forse tutti abbiano ragione su questa materia, e che per qualche motivo i tuoi modi di immaginare la realtà siano completamente sbagliati, per cui resta sempre conveniente tenere le proprie opinioni per sé stessi, e quando è possibile evitare di scambiarle con chiunque ti ponga dei quesiti a riguardo. Mi rendo sempre più conto però di aver sbagliato in pieno nel momento in cui ho condiviso le ultime scelte di mio fratello, e forse è accaduto anche soltanto per seguire l’opinione, sempre decisamente favorevole verso di lui, di mia sorella Lucia, che comunque in altre occasioni mi è sempre apparsa come una persona abbastanza ragionevole e piuttosto riflessiva, pur conservando un carattere spesso spigoloso e irritabile. Credo di essermi sentito molte volte soggiogato dalle forti personalità che hanno abitato negli anni dentro al nostro piccolo castello, fin da quando ero piccolo, ad iniziare da mio padre e mia madre, sempre perfettamente convinti di tutto ciò che riuscivano a mettere a punto sulle loro decisioni, sia che riguardassero i propri possedimenti produttivi, sia per il futuro dei tre figli, che a loro parere dovevano crescere con una mentalità assolutamente in linea con i pensieri che avevano in mente, senza alcuna possibilità di deviare il corso di quanto stabilito dalla casata una volta per tutte.

            Ho iniziato fin dall’adolescenza a non ostacolare mai le loro scelte, e spesso e volentieri mi è semplicemente bastato allineare le mie idee a quelle espressioni convinte che assumevano in certi casi i miei due fratelli, al punto che quando i nostri genitori sono venuti purtroppo a mancare, per me è stato sufficiente approvare ogni risoluzione messa a punto dal mio fratello maggiore, senza neppure supporre dentro di me la possibilità di discuterne. Adesso mi rendo conto che Alberto probabilmente ne ha approfittato, ma in fondo devo riconoscere che lui in prima persona si è sempre fatto carico di tutte le scelte da adottare nei confronti delle nostre tenute, e alla fine io non posso che essergli riconoscente per tutto ciò che ha affrontato e risolto anche in nome mio e di mia sorella. In questo momento però sembra proprio che qualcosa sia andato un po’ storto, e che torni difficile, mantenendo un parere distaccato ed obiettivo, stare dalla parte di queste ultime scelte che sono state formalizzate. Negli ultimi giorni non parliamo quasi più fra di noi, forse proprio per evitare di ritornare sullo stesso argomento che riteniamo spinoso, difficile, imbarazzante, e così ci limitiamo a dire qualche sciocchezza, a fare dei semplici gesti, a sorridere per pura concessione, e poi basta. 

Ciò che sogno maggiormente, da qualche tempo a questa parte, è che presto ritorni la calma, che tutto quanto riprenda l’andamento ordinario di sempre, senza che si proseguono ad intravedere lungo i corridoi della nostra dimora qualcuno del personale di servizio che allunga lo sguardo all’interno dello spiraglio di una porta socchiusa, oppure verso un’esile voce che giunge ovattata da qualche zona di questa specie di castello, o anche che noi fratelli ci sentiamo troppo osservati da qualche commerciante che viene da noi a discutere le forniture di frutta o di ortaggi. In questo momento mi sento spiato da tutti, persino da mio fratello Alberto che forse non si fida del tutto di me e dei miei comportamenti. Quando abbiamo parlato dell’inchiesta che ci riguarda, lui non ha fatto altro che dettare a me e a mia sorella delle istruzioni sulle cose da dire, sulle cose da fare, e soprattutto sui comportamenti da tenere nei confronti di qualsiasi individuo ci possa essere dato di incontrare. Certo, mi ha fatto piacere questo suo preoccuparsi di noi, anche se ritengo che lui stia semplicemente cercando di tenere a debita distanza gli inquirenti della magistratura, e neutralizzare ogni colpa da parte della nostra famiglia. Lucia ha annuito a tutto come fa sempre, ma quando abbiamo iniziato a parlare dei comportamenti migliori e adeguati alla situazione, lei ha cominciato a guardarmi più intensamente, come se non si fidasse del tutto di me e di quello che forse potrò lasciarmi sfuggire con qualcuno, confermando senza volerlo qualche atteggiamento a suo parere assolutamente sbagliato.

Adesso mi sento più solo, non riesco quasi più a parlare con Alberto, se non di cose futili e della conferma delle attività di sempre, evitando accuratamente gli argomenti scottanti; e tantomeno riesco a conversare con sincerità con mia sorella, che sta tenendo ultimamente una posizione dura, orgogliosa, quasi inconsapevole della colpa che tutti insieme siamo stati capaci di coltivare, oltre gli ortaggi e la frutta. Non so come finirà tutta questa faccenda, però sono convinto, conservando un certo ottimismo, che tutto tenderà poco per volta a sgonfiarsi, ed ogni accusa che ci viene rivolta in questo momento riuscirà a perdere pur con una certa lentezza di ogni importanza.

 

Bruno Magnolfi

venerdì 26 settembre 2025

Questi problemi.


            Mia cugina Sara anche oggi attende la corriera come tutti gli altri ragazzi che si recano nel capoluogo per frequentare il liceo, in piedi nella piazza dove il mezzo pubblico fa una larga manovra dopo aver sostato qualche minuto, prima di riprendere la strada che porta fuori dal paese. La trovo cambiata in questi ultimi tempi, molto più seria e sicura di sé, come se tutta questa faccenda attorno a quel ragazzo senegalese le avesse dato una spinta a superare d’un colpo le proprie timidezze, e a mostrarsi più adulta, convinta delle proprie idee, capace di sostenere qualsiasi conversazione con degli argomenti sempre concreti e ragionati. Mi piacciono i modi di fare che è riuscita a trovare da poco, sembra quasi che quella ragazzina senza personalità pronta ad arrossire fino a ieri per ogni sciocchezza, sia rimasta rinchiusa una volta per tutte dentro l’armadio dell’adolescenza, e che adesso persino i suoi gesti, ad esempio nel momento in cui si mette a parlare distrattamente con qualcuno degli altri ragazzi, riescono a mostrare una sicurezza di sé che fino a poco fa non aveva affatto. Proseguo ad osservarla, ma senza insistenza, proprio per non farmi scoprire incuriosito da lei e da quello che dice, ma in effetti vorrei tanto sapere dove possa aver trovato le certezze che snocciola con sicurezza a quei ragazzi e a quelle ragazze che sembra in questo momento abbiano scoperto in lei il loro principale personaggio di riferimento, almeno per quanto riguarda la manifestazione di piazza che è riuscita rapidamente ad organizzare in questo paesetto generalmente ottuso e privo di desideri per tutto ciò che fa capo a qualsiasi novità che si profila all’orizzonte.

            All’improvviso Sara volge uno sguardo fulmineo verso di me, come sapesse da chissà quanto tempo di essere stata osservata, esprimendo al mio indirizzo un leggero sorriso, quasi una maniera per riconoscere che non ci sono problemi, che posso parlarle se voglio, e avvicinarmi di più senza alcuna preoccupazione, perché non ha dei segreti, e non considera nessuno, tra tutti coloro che conosce e che frequenta, un vero estraneo rispetto ai suoi punti di vista. Smorzo una breve risata, mi avvicino a lei senza guardarla, poi le dico per scherzo che oramai in paese non si fa niente senza la sua accettazione preventiva, e lei sorride, solleva le spalle, finge di non essere orgogliosa di sé come invece dev’essere. <<Hai già pensato a che cosa fare il giorno successivo dopo questo benedetto corteo?>>, le chiedo come per mostrarle una preoccupazione che forse potrebbe affacciarsi nella sua mente una volta esaurito l’immediato entusiasmo che le può provocare la buona riuscita di questa manifestazione. Lei ci pensa un momento, mi guarda, poi dice: <<Sono già in contatto con delle associazioni che si occupano di questi temi, però mi piacerebbe creare anche qui un nucleo di ragazzi che desiderano portare avanti delle battaglie contro il razzismo. Potresti addirittura darmi una mano, se magari riesci a trovare del tempo libero>>, mi chiede infine, ma come per sfida.

            Torno a guardarla, adesso siamo davvero vicini, e così riesco a notare delle sottili fossette sulle sue guance a cui precedentemente non avevo mai fatto caso, e devo riconoscere che il suo attivismo mi stuzzica, riesce a farmi sentire più vivo, in grado di porre a tutti il mio parere, anche se non desidero affatto mostrarle che sono il tipo di persona subito disponibile a qualsiasi proposta. <<Sono contento se tu porti avanti le tue convinzioni, e comunque mi piacerebbe che nel corso del tempo mi tenessi informato su tutto quanto, nella speranza che forse qualche minuto per darti un aiuto io riesca davvero a trovarlo>>. Rido, la mia è quasi un’accettazione di qualcosa che al momento addirittura mi sfugge, ma sento di non avere alcun bisogno di chiarire meglio le mie parole, o addirittura riformulare i miei desideri tirandomi un po’ indietro. <<Ci sono dei ragazzi in città che si riuniscono spesso per discutere sui problemi dell’integrazione. Potremo farlo anche qui, e poi fare dei sondaggi per comprendere quale sia l’opinione dei nostri concittadini a riguardo>>, dice lei come se avesse già preparato da tempo tutto questo discorso. <<Ci sono dei migranti che hanno scritto dei diari dettagliati sul loro calvario per espatriare; potremo farceli spedire, e magari leggerli ad altri in certe serate, anche solamente citando i passi più intensi e salienti dei loro racconti>>. <<Va bene>>, le dico, anche perché vedo sopraggiungere ormai la corriera. <<Questa cosa dei diari da leggere mi pare interessante; potremo spulciarne qualche pagina a voce alta e poi discuterne, ad esempio>>.

            Poi saliamo sul mezzo pubblico sbuffante, che si è fermato in una piccola nuvola di gas di scarico, ed io, invece di sedermi come sempre nella parte anteriore, vado a posizionarmi in fondo, due file di sedili più avanti rispetto a dove si sistemano Sara e la sua amica Laura. Ambedue adesso mi guardano sorridendo, e fanno un lieve cenno di assenzo nei miei confronti, come se anch’io finalmente fossi stato davvero accettato tra tutti i ragazzi che si stanno occupando di questi problemi.

 

            Bruno Magnolfi


mercoledì 24 settembre 2025

Almeno qualcosa.


            Qualcuno in paese la riconosce immediatamente mentre lei scende dalla sua decappottabile appena parcheggiata in un modo casuale e poco appropriato, nonostante indossi sul volto un paio di occhiali scuri e sul capo un buffo cappellino, a coronamento di un abito composto da giacca e pantaloni color crema sicuramente di pregio. È la signora Lucia, la sorella minore dei Conti Tornassi, in giro tra quelle case del borgo forse per capire come stanno andando le cose, e che opinione si sia diffusa nel centro abitato per le odiosissime indagini in corso da parte della magistratura sulla propria famiglia. Nell’osteria, alla fine della strada principale, nel giro di poco sembra quasi non si possa parlare d’altro argomento. Qualcuno sostiene subito che i tre fratelli mal sopportano quell’essere tenuti in sospeso tra i pareri discordanti che si sono formati i cittadini di Pian dei Fossi su di loro, e quel sentirsi preda di qualche bocca sguaiata e dedita al vino di scarsa qualità, a loro parere, sembra senz’altro qualcosa di inconcepibile, anche se forse non comprendono adeguatamente come poter riuscire a tirarsi fuori da una situazione così poco piacevole. Lei entra rapidamente nella tabaccheria poco lontana, e quando ne esce si accende con rapidità una sigaretta, si guarda un po’ attorno, e poi, forse cercando di mostrarsi come una persona forte che non prova alcun timore nei confronti di un gruppo di semplici paesani, si incammina decisa verso la piazza, poche decine di metri più avanti, quella stessa dove si apre la storica osteria del paese. Ci sono alcuni uomini all’aperto che parlano tra loro in quel momento, e tutti, senza essere troppo insistenti, tengono d’occhio quel suo passo nervoso, quell’incedere che sembra voler stabilire una volta per tutte da quale parte stia la ragione.

            Alcuni la salutano, ma senza usare alcuna enfasi, mentre altri si voltano di fianco al suo passaggio, e lei sembra non guardare in faccia nessuno, mentre conserva gli occhi protetti dalle sue lenti scure. Infine, quando si trova proprio davanti a quell’osteria, si ferma per un attimo, schiaccia a terra con sprezzo la sua sigaretta, e poi resta immobile per qualche momento, come se il suo fosse un vero gesto di sfida verso tutti coloro che forse in cuor proprio hanno già condannato sia lei che i suoi due fratelli, sfoderando una grinta che forse in pochi precedentemente avevano notato. Infine, quasi per prendere le distanze dagli individui da cui è circondato, esce dal locale uno dei caporali che notoriamente lavorano per i Conti Tornassi, e quindi va diritto verso la Contessa, la saluta con garbo, e subito le chiede se può esserle utile, naturalmente meravigliandosi di vederla da quelle parti. Lei non risponde, sembra quasi osservare qualcosa oltre il punto di vista più generale, come se i suoi occhi si proiettassero verso un giudizio superiore a quello che probabilmente sta cercando lei stessa di verificare, e come se la sua opinione su tutti coloro che restano fermi con i piedi sopra le pietre del marciapiede, fosse soltanto una decisa condanna, contrapposta in maniera più forte nei confronti di coloro che credono forse di aver deciso già tutto sul conto della sua famiglia.

            Quella di Lucia Tornassi appare subito una vera sfida, un gesto di superiorità nei confronti delle voci di popolo che sembrano quasi infrangersi di fronte ad un comportamento così intransigente e deciso come il suo, e forse nelle proprie intenzioni c’è persino il desiderio di mostrare un’intimidazione decisa nei confronti di gente giudicata da sempre soltanto manodopera semplice, da usare al bisogno di ogni stagione nelle proprie tenute. Quindi si volta su un fianco, osserva qualcosa nella propria borsetta, e poi si incammina senza alcuna fretta verso la sua automobile. La raggiunge rapidamente poco dopo il direttore della filiale bancaria che ha la sua sede lungo la strada, le dice qualcosa che nessuno tra chi osserva ogni gesto sa decifrare, Lucia risponde con poche parole, con la faccia tirata, e solo a quel punto toglie gli occhiali da sole, nonostante la giornata sia grigia, con il cielo coperto di nuvole. Probabilmente il direttore le chiede di fermarsi un momento dentro al suo ufficio, di fargli l’onore di sedersi per qualche minuto presso la sua scrivania, magari per sorseggiare un caffè o qualsiasi cosa desideri, ma lei alza leggermente una mano come per un gesto di vago diniego, e quindi prosegue, ormai in sua compagnia, fino a raggiungere la propria macchina. L’apre velocemente, mentre l’altro le tiene la portiera, e poi avvia il motore, mentre al direttore non resta che chiudere lo sportello e salutarla addirittura con un debole e goffo gesto di inchino.

            È guerra aperta, dicono alcuni, e da ora in avanti non avremo certo da attendersi dei segnali amichevoli da parte dei Tornaconti. Qualche superficiale, rientrando con calma dentro l’osteria, si offre di pagare da bere a degli altri, assaporando il piacere di aver visto una scena del genere, ma per qualcuno l’espressione seria e pensierosa assunta in un attimo sulla faccia, dimostra chiaramente che la propria opinione è volta al più forte pessimismo. L’oste non commenta alcunché, anche se tutti, davanti al suo bancone, sembra abbiano voglia di dire a voce alta almeno qualcosa.

 

            Bruno Magnolfi

lunedì 22 settembre 2025

Parole da digerire.


            Mia sorella gira per casa come se stesse riflettendo su chissà che cosa. Ha sempre in mano qualcosa da riporre in un cassetto o da sistemare da qualche altra parte, ma evita di guardarmi direttamente, nonostante passi più volte davanti alla porta spalancata della mia stanza, ed anche se intanto sembra cercare intorno a sé altre cose di cui occuparsi, quasi non avesse voglia di cedere a qualche incombenza che forse la sta opprimendo. Infine, lei si ferma, resta in piedi davanti al tavolo della cucina, posa lo sguardo sugli oggetti del suo cucito che ancora non ha riposto, ed infine si volta per un attimo verso di me, ma soltanto per dirmi: <<Devo parlarti, se hai appena due minuti di tempo>>. Mi alzo dalla sedia su cui ho trascorso l’ultima mezz’ora sfogliando un libro che mi interessa molto, muovo qualche passo per andarle più vicino e in questa maniera esco dalla mia piccola camera per andarmi a fermare sulla soglia della cucina, dove il tavolo è ancora ingombro di alcune stoffe. Lei adesso sta ripiegando quei tessuti, ancora non mi guarda, però nervosamente dice soltanto: <<Ho parlato con il tuo medico della clinica; gli ho fatto presente la situazione che si sta verificando in questo nostro paese, e dell’agitazione di cui tutti improvvisamente siamo preda, soprattutto motivata da questo corteo che si terrà tra pochi giorni per richiamare l’attenzione di tutti su dei temi, per carità, assolutamente condivisibili>>. Muovo ancora un passo verso di lei, la chiamo per nome con voce bassa, come volessi quasi involontariamente fermarla, ancora prima che pronunci il resto del suo pensiero che comprendo subito verso che cosa intende riferirsi.

            <<Lui ha spiegato in poche parole che tutto questo fervore non è una cosa buona per te e per il tuo equilibrio, ed ha detto a chiare lettere che Antonio se ne dovrebbe disinteressare, e stare assolutamente alla larga da tutti coloro che si mostrano appassionati a manifestazioni del genere, considerato che potrebbero involontariamente creare un danno ad una psiche fragile e ancora necessaria di cure come la tua>>. Poi Teresa fa una pausa, mette via un ritaglio di quella stoffa che ha continuato a rigirare per tutto il tempo tra le sue mani, ed attende con ogni evidenza che io dica qualcosa, che mi opponga ai suggerimenti di quel medico. Invece io scelgo di non dire niente, di restare in silenzio, di riflettere bene su queste parole, anche perché è la prima volta che mi trovo in una situazione del genere, e mia sorella mai prima d’ora aveva sollevato dei rimproveri o dato delle indicazioni dirette sui miei comportamenti. Tantomeno lo aveva fatto in precedenza quel medico, le cui prescrizioni sembrano diventate adesso frutti di una legge indiscutibile, come se tutto quanto fosse stato già programmato per evitarmi qualsiasi coinvolgimento in quella manifestazione di piazza.

            Lei comprende immediatamente quanto io non mi senta per nulla convinto da queste parole a disertare il corteo che si terrà in Pian dei Fossi, e così probabilmente cerca dentro di sé la maniera migliore per convincermi, anche se non riesce a trovare le parole che probabilmente le servirebbero. Io attendo che mia sorella concluda le sue riflessioni, e lei forse soffre della mia determinazione a non sollevare in questo attimo alcun commento, restando in rispettoso silenzio, come se fossi determinato ad andare avanti in ciò che desidero, ed anche se non ci diciamo ancora niente, lasciando una sospensione in aria, tutto appare però chiaro e definito, almeno dal mio punto di vista. <<Anche Carlo ha detto che non devi mescolarti con quei ragazzi che desiderano soltanto fare un po’ di confusione, senza avere in testa degli ideali precisi, soprattutto perché tu hai un’età più matura, e la tua presenza tra di loro rischia di mettere in ridicolo anche gli stessi interessi di chi ha organizzato la manifestazione>>. Poi mia sorella si ferma, comprende subito di aver detto qualcosa che non avrebbe dovuto, e così per la prima volta mi guarda, e cerca di rendersi conto a quale reazione mi stia portando il suo nuovo ragionamento. Io capisco d’improvviso che dietro a tutto quanto c’è l’opinione di mio cognato, il quale, lavorando presso i Conti Tornassi, probabilmente ha paura che l’impegno di una persona della propria famiglia in una manifestazione contro il razzismo, e implicitamente contro gli stessi Conti accusati di un gesto razzista, possa compromettere seriamente la sua occupazione.   

            Non ho alcuna protesta da porre, mi rendo conto sicuramente del punto di vista di Carlo e del suo tentativo di difendere il proprio posto di lavoro, ma quello che forse mi infastidisce di più è il fatto che ha vigliaccamente incaricato sua moglie per cercare di farmi cambiare le intenzioni che avevo espresso negli ultimi tempi. Non dico niente, ci rifletterò a fondo su tutto questo argomento, forse alla fine deciderò addirittura di non uscire neppure di casa il giorno della manifestazione di protesta. Però anche aver messo in bocca a quel mio medico curante delle parole che probabilmente non si è mai sognato neppure di pronunciare, è qualcosa che non riesco facilmente ad accettare.

 

            Bruno Magnolfi