martedì 15 settembre 2026

Tanti ingredienti.


Il trasloco da una casa all’altra fu quasi una festa, e al contrario di provocare un trauma per qualcuno della famiglia, come forse ci si sarebbe anche potuto aspettare, tutti alla fine apparvero piuttosto contenti e soddisfatti. Molte soluzioni sembravano trovare nel cambio di quartiere una vera giusta collocazione, e soprattutto i due bambini si mostrarono subito in grado di ricevere un profondo impulso per una crescita piena di stimoli all’interno di un ambiente assolutamente più adatto alla loro età, anche se non era stato questo il motivo principale della variazione domiciliare di tutta la famiglia. Rachele comunque sembrava anche lei piuttosto soddisfatta, pur essendo inizialmente rimasta vagamente preoccupata da tutti quei piccoli cambiamenti inevitabili, esattamente come da sempre le dettava il suo stesso carattere, soprattutto per quello che nei fatti comportava lo spostamento da un appartamento ad un altro che nella sostanza era molto differente, e quindi al mancato ritrovare i propri vissuti luoghi e le personali abitudini. Certo, l’affitto mensile per quella casa nuova risultava maggiore di ciò che avevano pagato fino ad allora, ma suo marito Franco le aveva detto che le cose stavano andando piuttosto bene per il suo lavoro, e che non c’era troppo da preoccuparsi almeno sotto quel profilo. Gli spazi in più erano comunque una manna per tante di quegli oggetti che la famiglia si trovava regolarmente a mettere da parte, ed il giardinetto con le aiuole era perfetto per prendersi qualche minuto di riposo durante la giornata. Marco aveva poco più di cinque anni, e Loriana circa otto, l’età giusta in ambedue per ritrovarsi all’interno di un ambiente stimolante e variegato.

            La vasta cantina a cui si accedeva da una scala esterna sul retro della casa, sembrava fatta apposta per alcuni giochi dei bambini e per stipare la legna che serviva ad alimentare la cucina economica nella stagione fredda, e sopra agli scaffali lungo le pareti trovavano posto anche gli oggetti meno usuali ma potenzialmente utili che dentro ad un qualsiasi appartamento avrebbero solamente ingombrato e nient’altro. Persisteva, in quelle poche stanze, una vaga sensazione di libertà quasi inspiegabile, forse fornita soprattutto dalla possibilità di utilizzare due ingressi per il piccolo appartamento al piano rialzato: uno principale posto a bordo strada sulla facciata della villetta ad un piano, abitata al livello superiore da un’altra famiglia; ed un altro molto più alla mano, e molto più utilizzato da tutti loro, situato sul retro, dal quale si accedeva direttamente nella cucina. Franco in breve tempo aveva apportato tutte le modifiche che servivano per abitare in modo adeguato la nuova casa, ed anche il fatto, almeno per i mesi invernali più freddi, di poter parcheggiare e coprire all’interno del piccolo cortile col pavimento in cemento la sua motocicletta acquistata di seconda mano, gli concedeva una certa rilassatezza. La mobilia restava sostanzialmente quella essenziale che la loro famiglia aveva già nella vecchia casa, ma un nuovo frigorifero era giunto presto nella cucina a dare prova della sua utilità poco dopo quei primi giorni di definitivo insediamento.  

            La zia disse che la casa le piaceva, e non era scontato per una come lei esprimersi in senso positivo a riguardo di certi argomenti, mentre il nuovo vicinato si mostrò subito abbastanza cortese e accogliente, al punto di invitare Rachele e suoi figli nelle proprie case per prendere un caffè o un succo di frutta. Nel giro di poche settimane, perciò, tutto quanto prese un andamento di grande normalità, e a nessuno della famiglia venne mai a mente di rimpiangere qualcosa della vecchia abitazione, se non la normale nostalgia per un luogo che aveva visto poco per volta la loro famiglia prendere vita. La scuola per Loriana rimaneva leggermente più distante rispetto al vecchio domicilio, anche se tutto sommato paragonabile a prima, ed invece adesso l’asilo che aveva frequentato Marco pur soltanto qualche volta e con una certa riottosità, era senz’altro piuttosto fuori mano nei confronti della nuova abitazione, tanto che questa fu per lui la scusa definitiva per non andarci più. Iniziò così a trascorrere le mattinate insieme alla mamma, recandosi con lei sia al mercato, nel giorno settimanale in cui si svolgeva, oppure nei negozi di generi alimentari più vicini alla loro casa, divertendosi sia ad ascoltare in silenzio gli scambi di espressioni tra i clienti e i venditori, sia ad osservare con attenzione i larghi gesti di tutti questi. Facilmente venivano incontrate facce note o abbastanza familiari sui marciapiedi o lungo le strade della cittadina, e l’unica cosa fastidiosa per Marco in quelle circostanze era la solita domanda diretta proprio a lui riguardante l’evidente assenza da scuola.

            Lui non rispondeva, e si stringeva sempre in questi casi alla mamma, così da lasciar rispondere lei al proprio posto, come se il proprio comportamento fosse solo dato dall’obbedienza a delle direttive precise della sua famiglia. Il momento più bello arrivava una volta tornati a casa, quando la mamma poneva sul tavolo le verdure, il pane, e tutti gli altri acquisti per la preparazione del pranzo. A Marco gli piaceva molto aiutarla, e così con una certa precisione si dava il giusto daffare nello sbucciare qualche ortaggio, o nel mescolare tra loro nella pentola i tanti ingredienti.

 

            Bruno Magnolfi

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