domenica 18 ottobre 2026

Via questi malanni.


            Non c’era da lasciare niente di intentato, questo Rachele se lo ripeteva nella testa quasi ogni giorno, perché non si sarebbe mai potuta giustificare persino di fronte a sé stessa se non avesse provato anche quella strada. Perciò aveva chiesto timidamente in giro, come se avesse un piccolo problema personale da risolvere, un principio di fuoco di Sant’Antonio, oppure una vescica noiosa, ma non aveva trovato delle risposte esaurienti, fino a quando un uomo che conosceva di vista le aveva detto sottovoce che al primo piano di una palazzina poco lontano abitava una vedova che aveva fatto organizzare delle sedute spiritiche per cercare un contatto col suo defunto marito. Così lei era passata varie volte davanti a quella abitazione, senza decidersi a suonare il campanello che le era stato indicato, fino a quando per combinazione non aveva incontrato la vedova ed aveva potuto chiederle a chi mai si fosse rivolta per le sue richieste. Alla fine, aveva compreso facilmente chi fosse la persona giusta per farsi togliere quel malocchio che a suo personale parere sembrava attanagliare in qualche maniera la propria famiglia e soprattutto suo figlio Marco, e tramite la vedova, subito molto ben disposta verso di lei, era riuscita ad ottenere un appuntamento con la fattucchiera.

            Questa l’aveva ricevuta in un appartamento piccolo e oscuro dove pareva stagnare un vago odore di cavolo, e Rachele, un po’ titubante, era andata a sedersi di fronte ad un tavolino dove quella specie di strega l’aveva fatta accomodare, tirando fuori dalla propria borsa alcuni effetti personali di suo figlio, così come le era stato indicato di fare. Quella donna le aveva posto molte domande, alcune a cui lei non avrebbe mai saputo neppure che cosa rispondere, altre invece piuttosto generiche, tanto che alla fine fu stabilito con piena certezza che in effetti il bambino era preda di una forza oscura che lo teneva incatenato al letto con una malattia poco chiara, al punto da farsi sballottare da un ospedale all’altro, ma che fino a quel momento nessuna cura aveva portato a dei risultati positivi. La maga aveva tirato fuori probabilmente tutte le sue capacità divinatorie, e Rachele era rimasta abbastanza impressionata da come quella riuscisse in breve a padroneggiare le caratteristiche del suo bambino, quasi lo avesse conosciuto, tanto da tirare fuori dei particolari di cui neppure lei era a conoscenza. Per finire, accompagnandola alla porta, la maga le chiese senza mezzi termini la cifra da sborsare, indicando con determinazione che la settimana seguente l’avrebbe attesa di nuovo per portare avanti la sequenza di sedute che in breve avrebbero liberato tutta la famiglia da quel malocchio che continuava a determinare la salute del bambino e conseguentemente le loro giornate.

            Suo marito naturalmente non sapeva niente di tutto questo, e Rachele era risoluta a non farne parola né con lui né con altri neppure in seguito, anche se le pareva che quel passo che tanto le costava moralmente e per il quale aveva messo da parte i soldi che le sarebbero serviti, andava fatto in ogni maniera. Anzi, adesso che aveva superato i suoi scetticismi, guardava Marco già sotto una nuova luce, come se tutto avesse trovato finalmente una via di risoluzione. Probabilmente la vecchia maga le avrebbe presto dato un amuleto da mettere nei dintorni o direttamente nel letto del bambino, anche se a lei pareva che il sortilegio di cui era vittima avesse ormai le ore contate. Effettivamente nel giro di qualche giorno la febbre parve attenuarsi, e suo figlio dette l’impressione di sentirsi meglio, tanto da alzarsi dal letto e trascorrere alcuni pomeriggi insieme a lei e a sua sorella, anche se il giorno del nuovo ricovero ospedaliero che aveva pronosticato il loro medico sembrava avvicinarsi implacabile. Marco alla fine entrò nella clinica con i suoi piedi, con l’assicurazione da parte dei due genitori che sarebbe stato soltanto per poco, giusto il tempo di effettuare alcuni esami specifici con un nuovo macchinario messo in attività da non molto, e nonostante lui avesse cercato di piangere un po’ in quel momento, poi parve tranquillo e risoluto a farsi finalmente guarire dentro quel grande edificio.

            Suo padre lo aveva implorato di non fare scenate antipatiche proprio sulla soglia dell’ospedale, anche se in realtà fu proprio il suo babbo a mostrare gli occhi lucidi e preoccupati nel momento in cui quel suo figlio veniva consegnato agli infermieri di turno. Rachele, al colmo delle proprie attenzioni, portava dentro la borsa un pezzo di stoffa arrotolato attorno ad un piccolo rametto verde di un albero, e pur non credendo fino in fondo a quelle che reputava superstizioni, sapeva che niente di male da ora in avanti sarebbe potuto accadere a quel suo bambino. Il primario del reparto, fatti sedere i due genitori alla scrivania di fronte a sé, disse che quel tipo di diagnosi avevano necessità di tempo e pazienza, ma la risoluzione a suo parere era cosa appurata, e che loro due dovevano stare tranquilli, perché tutto sarebbe andato sicuramente per il meglio. Lei, ascoltando quelle parole, toccava con la punta delle sue dita il talismano segreto che custodiva, e forse stavolta sentiva anche dentro di sé una forza superiore che avrebbe spazzato di colpo tutti i malanni.

 

            Bruno Magnolfi

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