mercoledì 3 settembre 2025

Eventuale rinuncia.


            <<Io sto con il signor Alberto>>, dice Carlo sottovoce ma con decisione mentre è seduto ad un tavolo della solita osteria dove si ferma quasi sempre mentre sta tornando verso casa dopo il lavoro. <<Cioè, intendo dire che a me pare impossibile che i Tornassi siano stati capaci di macchinare una cosa del genere soltanto nel tentativo di allontanare certa mano d’opera dalle loro tenute. Certo, c’è un’indagine in corso, ma se proseguono le cose in questo modo, con l’opinione pubblica già tutta schierata contro di loro, so già che i Conti verranno condannati, anche in assenza di prove, perché il giudice si farà facilmente influenzare da ciò che dice tutta la gente in questo stupido posto>>. L’altro lo ascolta, lavora anche lui nelle tenute dei Tornassi come addetto alla trasformazione dei vini, e adesso però si sente diviso tra l’opinione pressante che coltiva dentro di sé e quello che invece desidererebbe tanto non accadesse, proprio per non ritrovarsi magari anche senza un mestiere, dopo aver faticato tanto per entrare nelle grazie dei suoi datori di lavoro, ed essersi guadagnato poco per volta un’occupazione di tutto rispetto. Carlo continua a guardarsi attorno: da qualche giorno gli sembra che tutti nel paese abbiano delle orecchie potenziate, capaci di avvertire ed interpretare rapidamente qualsiasi affermazione si trovino ad ascoltare in giro, e naturalmente quel locale dove si trova lui in questo momento è il luogo maggiormente affollato dai delatori, dove in un attimo si può riuscire a perdere una reputazione coltivata in anni di frequentazione di quel posto.

            <<Le cose forse andranno per le lunghe>>, riprende a dire Carlo con lo stesso tono di prima, confidando nelle chiacchiere a voce alta che un diverso gruppo di persone stanno facendo davanti al bancone, tali da coprire le sue affermazioni. <<Si dice che tutto quanto con il tempo si sgonfierà, perderà di importanza, e quello che per alcuni adesso sembra già fondamentale, nel corso dei mesi diverrà semplicemente una possibilità su cui non fare troppo affidamento, fino a quando le cose finiranno nel solito dimenticatoio. Appare evidente che i Conti con il loro avvocato stanno lavorando per dilatare le indagini il più a lungo possibile, e la strategia che stanno cercando di introdurre è proprio quella di far perdere peso all’accusa che viene mossa contro di loro. Neppure il Pubblico Ministero comunque può essere intenzionato a chiudere troppo in fretta tutto il caso: in questo momento c’è curiosità da parte di molte persone, anche tra gli abitanti del capoluogo, e se iniziano a muoversi perfino i giornalisti, magari attirati dal clamore che si è già sollevato, allora diventa difficile restare davvero imparziali, e per questo motivo anche per lui è giusto allentare nel tempo le tensioni>>. L’altro lo guarda con attenzione, poi beve un sorso dal suo bicchiere e fa un sorriso, come se loro due stessero parlando di cose che in fondo non sono troppo importanti.

            <<Io però non mi ci trovo ad essere spinto da una parte definita della questione, soltanto perché sono a busta paga dai Tornassi. Mi piacerebbe essere libero di avere la mia opinione e di poterla esprimere con tutti, ma è evidente che se solo un dipendente qualsiasi dei Conti in questo momento si lascia sfuggire qualcosa contro di loro, e quel parere viene riportato alle orecchie dei fratelli, quel dipendente può dimenticarsi immediatamente il suo posto di lavoro. Tutto ciò vale per tutti noi che lavoriamo attorno a quel castello, ma anche chi non ha un mestiere diretto in quelle proprietà può comunque ritrovarsi male in seguito, avversato in ogni campo dalle lunghe mani dei fratelli che sanno perfettamente come muovere le loro pedine sopra la scacchiera>>. Si accosta a loro due un anziano bracciante che ha lavorato a lungo nei frutteti dei Tornassi, uno che adesso è oramai è a riposo, e quindi non ha interesse ad avere un’opinione forzatamente favorevole nei confronti dei suoi antichi datori di lavoro. <<Che si dice in fattoria?>>, chiede con estrema ingenuità. Carlo non lo guarda, si prende una pausa, poi dice soltanto: <<Quello che tutti dicono anche qui>>.

            Poi i due si alzano dal tavolo, pagano la loro bevuta e vanno verso la porta del locale dividendosi appena fuori con un semplice cenno di saluto. Carlo, mentre lentamente torna verso casa, riflette che persino questa cosa sciocca del corteo foraggiato dagli studenti non è una cosa buona ai fini dell’inchiesta. Sa perfettamente che troppo clamore in paese è visto come una iattura dai Tornassi, e va da sé che, per chiunque operi con loro, se soltanto si avvicinasse anche per semplice curiosità a quel corteo di ragazzi, avverrebbe immediatamente la propria crocifissione sul piano del lavoro. Sa che Antonio invece intende proprio partecipare a quella ragazzata, ma lui non desiderando parlargli in modo duro per fargli comprendere l’errore e farlo desistere, dovrà nei prossimi giorni tentare di sminuire l’importanza della manifestazione, come fosse una semplice cosa da ragazzi, appunto, in modo da farlo convincere da solo alla propria rinuncia. Ne va del suo mestiere, è tutto qua.

 

            Bruno Magnolfi

martedì 2 settembre 2025

Lotta di cambiamento.


            Certe volte mi innervosisco, specialmente quando qualcuno del paese mi guarda in faccia con insistenza, come se forse desiderasse trovare tra i miei lineamenti qualche segno indelebile della mia malattia, oppure se ricercasse nei miei stessi modi di guardarmi intorno i motivi dei gesti e dei comportamenti che a volte assumo, dati in generale dal fastidio, invisibile ai più, che provo normalmente per la gente impicciona che non sa niente di me e dei miei problemi. Toni Boi, mi chiamano in molti, come se io fossi un eterno ragazzo, praticamente quello che è rimasto fermo agli anni della giovinezza, e che da adulto come sono non sa comportarsi adeguatamente con le persone che gli passano vicino. Non nego certo di aver avuto una forte depressione per un discreto periodo di tempo, ed anche di essere stato costretto ad un ricovero piuttosto lungo in una clinica specializzata in disturbi come il mio, ma adesso che sono guarito e che sto bene, non porto più con me quei sintomi che avevo mostrato con evidenza per un certo tempo. Eppure, per tutti quanti sono rimasto quello da scansare, l’individuo da cui non c’è da attendersi niente di normale, e che senza preavviso certe volte inizia ad urlare o a fare dei gesti insensati, senza alcuna logica. Sono loro invece che si aspettano questo da me, ed io mi mostro pronto ad impersonare la mia parte, quasi come esistesse un vero copione da rispettare. È terribile abitare in mezzo a certa gente così ottusa, che spesso non si rende neppure conto della propria chiusura mentale, e poi prosegue, senza che niente la distolga dalle proprie convinzioni, nel cercare inutili spiritosaggini da dire su di me spesso a gran voce per mostrare forse la capacità di sentirsi migliore e più simile a chiunque altro.

            Mi sembra evidente come io mi tenga stretta la mia patente di persona strana, ma non tanto perché ci tenga ad essere differente da tutti, quanto perché la mia solitudine, introdotta dal pensiero più diffuso tra tutti i compaesani sulla mia particolare personalità, è proprio quella che mi permette una libertà di movimenti e di espressione che in caso contrario potrei decisamente solo sognarmi. Insomma, interpreto una parte definita, e sono talmente calato nella parte che nessuno si accorge mai della mia vera condizione, e se certe volte prendo la parola e dico qualcosa di sensato a voce alta, tutti riescono solo a immaginare che io stia momentaneamente migliorando, o che ogni tanto abbia dei barlumi di lucidità nella mia condizione irreversibile di persona mezza pazza. Tutto questo la maggior parte delle volte mi diverte, ed il fatto evidente che io sono un frequentatore abitudinario di libri e di testi che prendo in prestito dagli scaffali della biblioteca comunale, agli occhi della gente riesce a far di me soltanto un innocuo maniaco della lettura, come se questo fosse semplicemente un vezzo di qualcuno, e non una maniera per comprendere in modo più adeguato sia sé stesso e sia anche gli altri.

            In fondo non mi interessa molto prendere una discussione con qualcuno: sto in silenzio, quasi sempre, limitandomi la maggior parte delle volte ad ascoltare quello che hanno da riferire le persone che conosco. Urlo, quando qualcosa non appare esattamente quello che vorrei sentire, o meglio quando qualcuno inizia a dire una castroneria del tutto inascoltabile, e allora generalmente tutti ridono, prendendo il mio rifiuto come fosse un’incapacità di comprensione delle cose dette. Non credo molto che in questo momento tutti desiderino realmente schierarsi dalla parte dei ragazzi che stanno organizzando una manifestazione a favore dell’integrazione razziale anche nel nostro piccolo centro abitato. Sono quasi indifferenti per adesso, ma saranno sicuramente pronti a dire domani che sono soltanto ragazzate, e che la realtà delle cose non si può certo cambiare a piacimento. E poi, se un ragazzo di colore come Nockie desidera venire a lavorare da queste parti, secondo il parere di tutti deve essere anche pronto a piegarsi alle usanze e ai comportamenti di questo paese dove abitiamo, in modo che sia riconoscibile la sua volontà di cambiamento, fino quasi a mostrarsi come un cittadino qualsiasi, senza grandi differenze rispetto a chi ha sempre vissuto in queste case.

            Alla fine, per certa gente, chi sta dalla parte degli emarginati è soltanto qualcuno che ha fatto di certe prese di posizione una propria maniera per distinguersi da tutti, e che non ha riflettuto a fondo su ciò che comporta mostrarsi così trasparente e permeabile a tutto quello che sono le idee locali e le tradizioni del posto. Rifletto tutto questo, e quindi mi rendo conto facilmente che il mio nervosismo che a volte provo in maniera momentanea non può essere giustificato dai comportamenti e dalle parole delle persone che spesso mi trovo ad incontrare, e quindi torno subito a calmarmi: certo, mi piacerebbe che una certa mentalità fosse sconfitta, ma ancora non so se sia possibile attendersi dal futuro un reale miglioramento del pensiero corrente, oppure se ci sarà bisogno, come qualcuno afferma, di una vera battaglia di pensiero per il cambiamento.

 

            Bruno Magnolfi       

domenica 31 agosto 2025

Medesima strada.


            Caro Diario, mi sento in continua fibrillazione. Mi pare quasi che tutti i mesi precedenti a questo, con tutte le letture di libri che mi hanno appassionato, le parole usate con gli altri per spiegare qualcuno dei miei pensieri, le immagini viste e qualche volta apprezzate, quelle invece da cui sono rimasta piacevolmente sorpresa, le persone incontrate in tante svariate situazioni, e poi anche tutto quanto ciò che è riuscito ad affollare il mio tempo, mi abbia consegnato improvvisamente ad una scoperta di me stessa che non avevo mai considerato. Mi sento forte, decisa, convinta di quello che sto facendo, e tutto questo lo devo alla rivelazione improvvisa di una mia volontà di riscatto capace di mettere me stessa al fianco di individui spesso trattati come degli esseri inferiori, quasi non fossero uomini e donne come lo siamo tutti, indistinguibilmente. Adesso, non è soltanto che di Niocke mi piacciono i suoi modi, il suo aspetto, la storia che porta con sé, o anche il fatto che possa spiegarmi delle cose che purtroppo non conosco per niente, ma è soprattutto il caso esplicativo, con la propria semplice presenza in paese, di aver messo in piena luce qualcosa che in un attimo solo mi ha aperto gli occhi su un’umanità tradita da divisioni storiche inaccettabili e assurde. Mi pare adesso persino impossibile che non mi possa mai essere accorta di come tutto il mondo sia condannato dal pensiero corrente impostato sulle divisioni razziste dei popoli e delle genti, e tutto probabilmente espletato in funzione semplicemente di un’economia al servizio di pochi, piuttosto che al benessere di tutti.

            È come se mi fossi tolta d’improvviso degli occhiali dalla focale sbagliata, lenti che non mi permettevano fino ad ora di vedere dettagliatamente le cose, e che stessi di colpo scoprendo delle vicende di cui non mi ero mai resa conto. La storia dei secoli passati che tutti studiamo al liceo è composta da guerre, violenze, dominazioni e soprusi, ma rendersi conto di persona che la realtà attuale è ancora composta da individui che mostrano il retaggio di quelle vecchie idee e che vige oggi l’evidenza di nuove pulsioni aggressive nei confronti degli altri, è qualcosa che non credevo possibile, e così ringrazio Niocke e tutta la situazione che si creata all’improvviso attorno alla sua vicenda per avermi aperto gli occhi e la mente su questi aspetti del mondo attuale. Nessuna biblioteca è capace di insegnarti delle nozioni del genere, almeno quanto lo è una persona reale che solo stando di fronte a te incarna con la propria presenza tutto quello che all’improvviso appare evidente e chiarissimo. Non mi è più possibile tirarmi indietro dalla strada che ho intrapreso, perché la mia coerenza mi porta a cercare quello che spesso tutti diamo per estremamente scontato, quando invece non lo è affatto. Desidero stare al fianco delle persone emarginate, quelle che soffrono non dei propri mali, ma di ciò che altre persone hanno deciso per loro, mettendole su un piano diverso e decisamente inferiore. 

            Caro Diario, la manifestazione che si terrà tra pochi giorni per me sarà soltanto un inizio, è bene essere chiari. Voglio contattare altre realtà che lottano per l’uguaglianza e i diritti degli individui, e in questa maniera dare il mio contributo impegnandomi ogni giorno e in qualsiasi contesto mi potrò trovare proprio su questa strada che per me è diventata in un attimo la più importante di tutte. Al fianco di Nockie potrò scoprire molte cose che neppure immaginavo fino a ieri, e la sua amicizia fino adesso è stata per me come una luce che si è accesa sul mio futuro. Naturalmente troverò da ora in avanti parecchie persone che mi criticheranno, che non capiranno niente delle mie ragioni, e che vorranno consigliarmi di non esporre così la mia persona nel sostenere battaglie che non mi riguardano, e dalle quali non dovrei sentirmi coinvolta, magari perché secondo loro sono soltanto cose sempre esistite, impossibili da modificare. Ma io non abbasserò la testa di fronte a questo, non mi girerò dall’altra parte, ed anche se il mio impegno non porterà alcun risultato, riuscirò ad essere comunque contenta di aver intrapreso quello che a me pare giusto.

            Mi sento bene mentre provo lo snodarsi dentro di me di questi pensieri: in fondo fino a questo momento sono stata per tutti coloro che mi conoscono una ragazza tranquilla, studiosa, educata, insomma una ragazza qualsiasi, ed io adesso sento invece nascere dentro di me un fuoco che mi porta a schierarmi con i più deboli ed afflitti, e questo impegno mi fa sentire di colpo una ragazza migliore. Certo, caro Diario, il miglioramento di sé stessi secondo me parte esattamente da quello che si desidera per gli altri, e solo difendendo i diritti di chi non ne ha si può avvertire quanto si sta arricchendo anche la propria esistenza. Sono convinta di tutto questo, caro Diario, e nei prossimi giorni inizierò a parlare delle mie idee con tutti quelli che conosco, cercando di trovare almeno qualcuno che voglia intraprendere insieme a me la medesima strada.

 

            Bruno Magnolfi

venerdì 29 agosto 2025

Sostegno morale.


            Per la seconda volta in poco tempo i Carabinieri, assieme alla Polizia Giudiziaria, si sono recati nella giornata di oggi presso la villa di residenza dei Conti Tornassi a presentare ufficialmente a loro dei documenti di una certa importanza. Si tratta di una lettera protocollata dal Pubblico Ministero che dichiara di aver iscritto sull’apposito registro degli indagati una notizia di reato a carico dei tre fratelli, dando così inizio alle indagini preliminari a margine dei fatti aggressivi nei confronti di un ragazzo minore senegalese, fatti avvenuti recentemente nella giurisdizione del comune di Pian dei Fossi. Alberto, il maggiore in età dei tre Conti, in rappresentanza della propria famiglia, riceve le autorità nel salone del piano terra vicino all’ingresso, e in presenza del proprio avvocato, presenza che indica la conoscenza anticipata di quanto sta ora avvenendo, firma la ricevuta dell’avvenuta dichiarazione, appoggiandosi ad un largo e pesante tavolo ligneo là presente, ma senza invitare nessuno a sedersi, e tantomeno sedendosi lui stesso, come a voler sbrigare la faccenda alla svelta ed appena con pochi atti essenziali. I Carabinieri, rimasti un passo indietro, appaiono comunque tesi e seri in volto, confermando con le proprie espressioni l’importanza di questo passo nei confronti dei Conti e forse di tutta la cittadinanza di Pian dei Fossi. Lo stesso Alberto viene contemporaneamente invitato, nel corso della settimana seguente e alla necessaria presenza del proprio avvocato, presso le aule della Polizia Giudiziaria del Capoluogo, per rispondere ad alcune domande di un Ufficiale incaricato di dar inizio alle concrete investigazioni, anche in presenza del Giudice per le Indagini Preliminari che per questo caso è stato appena nominato dallo stesso PM. Si stabilisce così con precisione la data e l’orario, e quindi le divise lasciano rapidamente la villa con un saluto formale. 

            Molti in paese hanno notato immediatamente le due auto blu coi lampeggianti in funzione che transitavano in direzione della residenza dei Tornassi, ed altrettante persone hanno perfettamente compreso quanto le loro supposizioni fossero decisamente fondate riguardo al coinvolgimento della famiglia più in vista di tutta la zona, e forse addirittura della provincia, circa i fatti legati al gesto abietto e razzista ai danni di Nockie, ragazzo di colore che ormai tutti gli abitanti conoscono. Adesso che le cose hanno preso il loro giusto avvio, in pochi riescono a supporre razionalmente che cosa potrà realmente accadere: forse uno dei tre fratelli di casa Tornassi si accollerà l’intera responsabilità di quanto avvenuto, lasciando agli altri due mano libera per continuare a gestire le tenute coltivate a frutteti e ad orti intensivi. Oppure saranno coinvolti in eguale misura tutt’e tre quei signori Conti, che in caso di arresti domiciliari dovranno affidarsi completamente, almeno per la gestione della manodopera stagionale, alle maestranze già presenti sulle loro proprietà. Infine, potrebbero addirittura essere tutti scagionati dalle accuse mosse a loro discapito, innalzando ancora di più il loro potere a veri signori della zona, inattaccabili da qualsiasi indizio accusatorio, e quindi superiori persino alla giustizia ordinaria. In tanti però tra i propri pensieri hanno già condannato in contumacia i fratelli, ed alcuni tra coloro che si attendono di saperli incriminati, non aspettano altro che vedere il loro nome finalmente gettato nel fango, anche se nessuno si aspetta da questa giustizia che qualcuno della loro famiglia sia realmente costretto a trascorrere anche solo una semplice giornata nelle patrie galere, riservate come sempre è accaduto solamente a dei disgraziati senza alcuna difesa.

            La governante di casa Tornassi, compresa la gravità degli eventi, è rimasta immobilizzata e in silenzio per tutto il tempo dietro la porta del salone dove si svolgevano i fatti, e adesso che il signor Alberto si trova da solo con l’avvocato, che peraltro ha subito iniziato a prendere degli appunti forse per impostare una doverosa difesa per il suo cliente, si sente in dovere di chiedere con cortesia se ci sia semplicemente la necessità di un caffè, di una tazza di tè, o di un liquore tra tutti quelli che vengono conservati all’interno dei mobili preziosi disposti a parete. Il Conte Alberto si volta, la squadra un momento, poi risponde con tono sprezzante: <<Non abbiamo bisogno di niente, se non di una pausa di tranquillità>>. La governante si ritira in fretta, comprende quale momento difficile sia questo per tutta la famiglia dei Tornassi, ma in ogni caso capisce anche che il proverbiale riserbo del Conte sui propri affari e sulle vicende che lo riguardano, vadano adesso a scontrarsi con i pettegolezzi che indubbiamente si sono messi in moto e che continueranno senz’altro a serpeggiare attorno alla sua persona, veicolati perlopiù esattamente dal personale di servizio presso la propria dimora. Lei ora vorrebbe tanto dimostrare la propria fedeltà nei confronti dei Conti, ma il pensiero del signor Alberto è sicuramente quello di mettere tutti quanti i suoi dipendenti da una medesima parte, come fossero identici nel loro pugnalare alle spalle chi ha fornito fino ad oggi ad ognuno di essi la possibilità e l’onore di stare al proprio servizio. <<Sono completamente da soli, adesso>>, pensa lei; <<Senza neppure alcun sostegno morale>>.

 

            Bruno Magnolfi  

mercoledì 27 agosto 2025

Convintamente al suo fianco.


            Nel paese di Pian dei Fossi oramai non si parla d’altro. Persino la signora che va ad acquistare il pane dal fornaio si sente in dovere di esclamare: <<Ma quei Conti però, e chi se lo sarebbe aspettato da dei signori del genere un comportamento tanto vile e meschino!>>. In molti ricordano certi periodi della loro gioventù in cui sono andati a lavorare in quei filari per la vendemmia, o per qualche altra raccolta nei frutteti di proprietà della famiglia dei Tornassi. <<Paghe da fame e lavoro sodo per tutta la giornata, queste erano le direttive>>. Alcuni però dicono subito che se fosse stato ancora in vita il vecchio Conte tutto questo sicuramente non sarebbe successo, e lui per nessun motivo possibile si sarebbe macchiato di cose tanto basse. Altri già spiegano che la bramosia di soldi prima o dopo fa compiere anche degli atti scellerati, e che tutto questo scandalo adesso getta un’ombra di infamia su tutto il centro abitato vicino a quelle loro tenute. Poi c’è anche chi si lascia andare in accuse coltivate dentro di sé da tutta una vita, e che adesso sembrano aver trovato valida sponda nell’indicare nei Conti Tornassi degli aguzzini privi di scrupolo, che neppure per un attimo hanno mai pensato a fare del bene per gli abitanti di Pian dei Fossi, portando avanti solo ed esclusivamente i propri interessi. Naturalmente c’è anche chi, timidamente, cerca di opporre al pensiero corrente una qualche difesa per l’operato di quella famiglia, ma presto viene redarguito e ridotto al silenzio.

            Nella vecchia osteria e nella piazza che si apre di fronte a lei, già si cerca comunque di superare le voci di popolo, e qualcuno inizia a spiegare a voce alta di “giustizia che deve fare il proprio corso”, e anche di “momento difficile un po’ per tutti”, spalleggiando in qualche maniera le tante persone che frequentano ancora il locale, magari alla fine del proprio turno di lavoro svolto proprio presso gli orti intensivi e i frutteti dei Conti, che si ritrovano quindi in una posizione difficile e antipatica. Toni Boi, passando accanto a quei capannelli di individui impegnati a discutere e ad esternare le proprie idee, ascolta con attenzione quei frammenti di discorso, e mentre qualcuno gli batte una mano sulla spalla anche soltanto per alleggerire i propri argomenti, lui appare serio, attento, impegnato nel formarsi le proprie idee indipendentemente da quello che riflettono gli altri. Ha parlato con Nockie, ed ha saputo che da ora in poi resterà a dormire nelle due stanze sopra l’officina, per cui loro due possono riprendere le lezioni di lingua italiana in biblioteca già nei prossimi giorni, o almeno appena ci sarà per l’apprendista meccanico un momento in più di tempo libero. In questo periodo, comunque, il ragazzo è un po’ sotto pressione, considerando che adesso in paese tutti sanno di lui e della sua vicenda, e quindi passano volentieri dal suo luogo di lavoro con le proprie macchine, anche soltanto per delle sciocchezze che non funzionano del tutto a dovere su quei mezzi, e contemporaneamente curiosano sull’officina, conoscono di persona il senegalese, e poi parlano un po’ col vecchio Aldo, costretto quasi sempre sopra una sedia senza troppa possibilità di lavorare.    

            Anche qualcuno dei ragazzi che giocano nella squadra di calcio è passato da lì a fargli una visita, e nel vederlo con la sua tuta sporca d’olio e di grasso si è congratulato con lui per il suo impegno e la determinazione che sta dimostrando, considerato che molti nelle sue condizioni forse avrebbero già chiuso con il paese di Pian dei Fossi, tornandosene rapidamente al Centro Immigrati e cercando un altro luogo dove svolgere possibilmente un qualsiasi altro mestiere. Anche Sara poi è passata da quelle parti con la sua amica Laura, ma immaginando di essere d’impaccio per Nockie, e soprattutto pensando di metterlo in imbarazzo con la propria presenza, si è limitata ad osservarlo da lontano, mentre stava armeggiando sotto al cofano motore di un’Alfa Romeo. Lui poi si è voltato, l’ha vista, ha sollevato una mano per salutarla e lei ha fatto subito altrettanto, incoraggiandolo col suo sorriso. <<Andiamo via>>, ha detto quindi lei alla sua amica, anche se ha sentito immediatamente salirle dal profondo un brivido di commozione, come fosse qualcosa di difficilmente controllabile. Ha già deciso che nella manifestazione della settimana seguente lei sarà in prima fila, insieme a Nockie se vorrà partecipare, e non avrà alcun timore nel mostrare a tutto il paese la propria opinione su quanto è accaduto nei giorni passati e su quello che si augura dovrà essere il futuro per tutta la cittadinanza. <<Un vero spartiacque>>, conferma sottovoce a Laura mentre riprendono la loro passeggiata. <<Tutto si svolgerà quasi come all’interno di una data storica, mostrando queste settimane divise nettamente da un prima ed un dopo, e nessuno di noi, in seguito, potrà non ricordare questa giornata dedicata ai migranti>>. Laura annuisce, sta vicina alla sua amica, e mai come in questo momento ha sentito così importante stare convintamente al suo fianco.

 

            Bruno Magnolfi

lunedì 25 agosto 2025

Dalla tua parte.


            Con mio padre non posso certo essere sempre d’accordo, ed in effetti è già capitato diverse volte che abbiamo dissentito parecchio su svariati argomenti, e in certi casi abbiamo anche alzato la voce nel confronto delle nostre diverse opinioni. Però la distanza dai suoi modi e l’irritazione che avevo mostrato all’inizio, quando lui aveva presentato al nostro allenatore di calcio quel ragazzo senegalese, poco per volta tra i miei pensieri è rientrata, e da adesso, anche considerato il polverone che è venuto fuori persino troppo velocemente dopo l’aggressione di cui quello è stato vittima, mi sono sentito disposto a cambiare completamente opinione riguardo la sua integrazione nella nostra squadra, tanto da mostrarmi contento anche nei confronti dei miei compagni per il suo annunciato celere rientro a giocare con noi. Che adesso però, prendendo spunto da quei fatti, si cerchi di organizzare addirittura una manifestazione di piazza per il sostegno ai migranti, mi sembra del tutto smisurato, e che la capofila di tutto questo sia proprio mia cugina Sara, sorretta naturalmente da mio padre, mi appare quasi un’ironia, anche perché non ho ben compreso che ruolo abbia lei nella faccenda, e per quale motivo preciso si senta all’improvviso una vera paladina di certe cause, tantopiù che è sempre stata una ragazzina timida e poco incline a mostrarsi in pubblico e agli altri. Ovviamente mio padre si è mostrato subito favorevole ad una azione che porti i cittadini di questo paesetto a rendersi conto di ciò che sta avvenendo tra loro, e soprattutto a prendere una posizione definita nei confronti del razzismo strisciante che sembra proprio abbia alzato la testa, ma non ho ancora compreso se l’iniziativa di organizzare un piccolo corteo di protesta sia partita da lui oppure di Sara.   

            Poi, mentre sto tranquillo dentro la corriera, la stessa che noi ragazzi prendiamo ogni mattina per andare al liceo del vicino capoluogo, mi sento chiamare due volte a gran voce dalla zona posteriore del mezzo pubblico: il mio nome ridendo è quasi urlato dentro ai pochi metri cubi d’aria a disposizione, e riferito esclusivamente a me che mi siedo quasi sempre poco dietro all’autista, nella parte davanti del vecchio autobus. <<Insomma, verrai anche tu alla manifestazione?>>, chiede mia cugina, adesso che ne riconosco il timbro, superando di un balzo ogni sua timidezza e mostrando con una sola domanda di voler invitare al raduno anche tutti i ragazzi presenti a quell’ora sopra la corriera. Vorrei quasi risponderle male, farle sapere che non mi piace essere trattato in questa maniera, però rimango in silenzio, e se fino a questo momento potevo essere nel dubbio di farmi vedere per strada il giorno pattuito per quel corteo, improvvisamente decido che non ci andrò mai, e dopo qualche momento prendo e mi muovo verso Sara per farglielo sapere a distanza ravvicinata. Lei mi accoglie con un sorriso ironico, e mentre io le dico in due parole le mie ragioni per non essere del gruppo dei manifestanti, lei sottovoce mi chiede se per caso avrei anche qualcosa in contrario se lei si fidanzasse con Niocke. Osservo mia cugina con occhi sbalorditi, deglutisco, poi mi rendo conto che sta soltanto prendendomi in giro, ma considerato che da lei non mi aspettavo un comportamento del genere non riesco neppure a prendere una posizione precisa. Infine, le rispondo: <<Questi sono soltanto fatti tuoi che a me non riguardano>>, e così torno verso il mio posto sull’autobus, vicino al guidatore.

            Sara mi lascia perdere, mentre gli altri iniziano a prendere da lei delle informazioni precise per quello che dovrà accadere nella giornata ormai decisa per gli accadimenti di piazza. Mi sento completamente confuso. Non avevo mai considerato troppo mia cugina, e non mi sarei mai aspettato che fosse in grado di alzare la testa e mostrare una personalità così spiccata, però a parte tutto il resto sono quasi contento che tutto d’un colpo lei sia cresciuta fino al punto di imporre in questa maniera sugli altri le proprie idee. Con Nockie non ho un gran rapporto, nonostante lui giochi al pallone nella mia stessa squadra, ma devo considerare che è comunque un ragazzo che sa far colpo sulle persone, e senza neppure dire mai niente di particolare riconosco che riesce a crearsi un seguito di tutta rilevanza. Non vorrei restare su un piatto della bilancia assolutamente sconveniente per me e soprattutto non troppo conforme alle mie idee, però non voglio neppure lasciarmi considerare da tutti come un tipo qualsiasi senza iniziative particolari e privo soprattutto della personalità che serve per essere un vero ragazzo della mia età, decisamente all’altezza della realtà contemporanea.  

            Quando scendiamo dalla corriera mi rendo subito conto che tutti stanno ancora parlando di Nockie e della manifestazione impellente, ma a me non chiede niente nessuno, così mentre tutto il nostro gruppo sta uscendo dalla stazione ferroviaria, mi avvicino a Sara, senza guardarla, e solo per farle sapere sottovoce che oramai ho già deciso: <<Non sarò dalla tua parte>>, le spiego. <<Però sono contento che qualcosa finalmente si muova nel nostro paesello>>.

 

            Bruno Magnolfi

giovedì 21 agosto 2025

Nessuna importanza.


            Tra tutti i frequentatori dell’osteria del paese, in diversi prima o dopo hanno avuto a che fare con i Tornaconti, o perlomeno con i caporali che ingaggiano la manodopera stagionale che serve per i raccolti della frutta e degli ortaggi durante i vari periodi dell’anno. Nessuno si è mai sognato di parlare bene di quella famiglia di proprietari terrieri, anche se in molti ritengono che se in Pian dei Fossi vige ad oggi un relativo benessere economico è anche grazie alla loro enorme impresa agricola. Ancora non ha iniziato a circolare tra le case e le strade la notizia di un loro coinvolgimento pur forse indiretto nell’aggressione ai danni dell’apprendista di colore del Ferretti, ma siccome ognuno sospetta che le cose stiano proprio in quella maniera, nessuno stupore probabilmente giungerà tra quelle persone quando si sarà compreso che i Conti risultano sotto indagine della Magistratura. Qualcuno probabilmente brinderà per questa notizia, mentre altri diranno subito che l’economia della zona potrà subire da quei fatti un serio contraccolpo, e che quindi non può essere assolutamente il caso di festeggiare per una cosa di quel genere. Poi ci saranno coloro che lavorando tutto l’anno alle dipendenze dei danarosi fratelli Tornassi, si metteranno silenziosi e ben ritirati all’interno di un qualche angolo oscuro, senza avere il coraggio di fornire alcun commento su tutta la vicenda e sul comportamento dei loro datori di lavoro. Tra questi anche Carlo Verdini, uno degli uomini di fiducia da sempre di quei Conti, visto che il suo orgoglio di persona che ha fatto una certa carriera tra quei filari di viti e quelle piante da frutto, verrà senz’altro messo in forte discussione.

Già pochi minuti dopo la visita dei Carabinieri presso la Villa padronale, lui ha saputo tutto quanto riguardo l’invito presso la Caserma per quei chiarimenti doverosi ai fini di appurare alcuni fatti su cui a breve con ogni probabilità i proprietari saranno indagati persino più concretamente, e la loro ritrosia nei confronti della Legge ha già fatto storcere il naso a coloro che mandano avanti con occupazioni di varia natura la grande casa dei Tornassi, fino ad evidenziare a tutti quanti i dipendenti dell’impresa agricola il proprio disappunto per dover mascherare alle Forze dell’Ordine la presenza o meno dei fratelli tra le stanze della Villa. Carlo si è sentito quasi tradito da quel comportamento appena è stato informato dal personale di casa per quanto era accaduto, e naturalmente, d’accordo con tutti gli altri, si è sentito in dovere di non comunicare niente di quanto trapelato tra lo stretto personale alle dipendenze dei Conti verso qualsiasi estraneo, ivi compresi anche amici e propri familiari. Naturalmente è tornato in casa propria ancora più scuro in volto di quanto era apparso nei giorni appena trascorsi, e alla domanda di sua moglie se gli fosse accaduto qualcosa di particolarmente spiacevole ha soltanto alzato le spalle senza rispondere alcunché. Il gioco sotterraneo di voler tenere il più possibile segrete le vicende dei Tornaconti ovviamente tutti capiscono che è soltanto qualcosa che può essere portato avanti giusto per un breve lasso di tempo, ma nessuno tra tutti coloro che costituiscono il personale alle dipendenze dei tre fratelli può permettere di essere il primo a spettegolare e a far filtrare all’esterno notizie di quel genere.

Teresa non insiste, lascia al silenzio dei pensieri la possibilità di interpretare il probabile accaduto, e mentre Antonio, tornato in casa dopo essere andato a salutare Niocke all’officina ed aver avuto notizia della imminente manifestazione a sostegno dell’integrazione dei migranti, si sente quasi in dovere, comprendendo lo scontro in atto tra le parti, di non fare alcun accenno a nessuno in famiglia di ciò che ha appena saputo, immaginando che tutto quanto sarà presto di dominio pubblico in paese, con tutto ciò che questo potrà comportare anche per la propria famiglia. Non è semplice mentre si comprende che le cose si stanno rapidamente muovendo per tutti restare immobili senza prendere una posizione precisa, ma Antonio in questo caso se razionalmente immagina sarebbe meglio per lui evitare di mostrare qualsiasi opinione, dall’altro, in maniera senz’altro più accorata, si sente desideroso di stare decisamente dalla parte di quella zona debole della popolazione assoggettata agli eventi e soprattutto ai giochi economici di una sola famiglia di proprietari privi di scrupoli.    

Niocke gli ha spiegato che a breve verrà organizzato un corteo di ragazzi e di studenti a cui potrà prendere parte ciascun cittadino che si senta in dovere di manifestare per un comportamento di tutti più umano e solidale nei confronti di chi arriva da qualche paese straniero, e Antonio improvvisamente si è sentito sicuro del fatto che molte persone parteciperanno a questa manifestazione di piazza, e lui per nessun motivo di qualsiasi natura potrà fare a meno di scendere per strada insieme a loro. Ma fino a quel momento non affronterà l’argomento con anima viva, ne è più che certo, come se fosse un evento di alcun peso, insomma di nessuna importanza.   

 

Bruno Magnolfi