giovedì 8 gennaio 2026

Personalità vera.


            Ogni due o tre giorni mi impegno a fare il bucato, mettendo i panni a bagno in un grosso mastello dove in seguito, in genere la mattina seguente, li strofino con molta cura e quindi li risciacquo, per poi strizzarli abbondantemente per più di una volta. Alla fine, prendo una cesta con i panni ancora umidi e quindi scendo giù, nel cortile sul retro della casa, dove stendo con attenzione la biancheria, e naturalmente anche il resto, sopra a dei cordini appropriati che mio marito tempo fa ha fissato da un muro a quello di fronte. <<Vieni a farmi compagnia?>>, gli dico a Marco che ha deciso quest’anno di non andare più alla scuola materna, visto anche io preferisco tenerlo a casa, considerata la persistente debolezza del suo stato fisico e la dieta alimentare prescritta dai medici da quando è stato dimesso dall’ospedale. Lui non dice niente di particolare, però in genere mi segue con i suoi modi remissivi ed il suo comportamento da timido, come se preferisse probabilmente restarsene in casa, ma per farmi quasi un favore fosse pronto a venire con me. Si scendono due rampe di scale, Marco porta le mollette che servono per fissare i panni lungo i fili; quindi, apriamo una porticina in fondo all’ingesso del palazzetto dove abitiamo ed eccoci subito nel vasto spiazzo per metà lastricato dove su un fianco ci sono una serie di piccole case abitate ad un solo piano, e dall’altro una fila di stanzini generalmente usati per ricoverare la legna che serve per le cucine economiche.

            Marco si siede sempre sopra una grossa pietra, e da lì si fa attirare la propria attenzione o da un rametto che trova per terra oppure da un sassolino da cui è attratto, ed anche se io mi metto a parlare con qualcuna delle nostre vicine che intanto escono fuori dalle loro abitazioni per un motivo o per l’altro, lui non alza neppure la testa, e generalmente le saluta a voce bassa, limitandosi a sorridere quando qualcuna gli chiede come si senta. Sollevo le spalle, lascio correre e spiego io al posto suo come vadano le cose. Al centro del cortile c’è un pozzo chiuso con una grossa manovella per far sgorgare l’acqua azionandola, ed accanto un vecchio lavatoio ormai andato in disuso da dove ogni tanto fa capolino qualche piccola rana. Marco si diverte semplicemente ad osservare la poca vita che si svolge attorno a questi elementi, fatta di girini e di lucertole, certe volte affondando il rametto nella poca acqua o pescando una foglia secca rimasta in superficie. Non sembra mai interessato ai nostri vicini di casa, ed anche se c’è una bambina della sua stessa età che in qualche caso viene da lui per parlargli, non sempre lei riesce a trovare l’argomento giusto per fargli aprir bocca.  

            In casa di una signora che abita una casa in fondo al cortile hanno acquistato una delle prime televisioni che ancora in questi anni quasi nessuno possiede, e lui la prima volta che è entrato con me, dopo molte insistenze, per osservare questo nuovo elettrodomestico che stava trasmettendo un programma di notizie, è rimasto incantato, al punto da mettersi seduto a guardare ammirato le figurine sopra lo schermo e non accorgersi neppure chi ci fosse attorno a lui. Qualcuno continua a dirmi che Marco è molto chiuso in sé stesso, forse anche troppo, ma a me sembra solo un bambino che ha sofferto per essere rimasto a lungo da solo dentro un grande ospedale, ammalato al punto da non riuscire per molto tempo neppure a muoversi dal suo letto. Adesso sta meglio, è evidente, ma ci vorrà del tempo prima che torni a mostrarsi sociale e amichevole con chi gli sta attorno. Con sua sorella va molto d’accordo, anche se lei, che è un po’ più grande, non ha sempre la pazienza di inventare qualche attività di gioco per coinvolgerlo. Qualche volta la sera lei nasconde un piccolo oggetto in qualche angolo dentro la stanza, e lui viene invitato a scoprire dove sia quell’oggetto. Allora si anima, a Marco piace quel gioco, forse perché non ha bisogno di molte parole da dire, e poi certe volte tira fuori un fiuto particolare per risolvere quel piccolo segreto, come se avesse una sensibilità tutta sua nel comprendere con grande rapidità dove andare a cercare l’oggetto nascosto.

            Il prossimo anno inizierà per lui la scuola elementare, ed io credo che avere dei compagni di classe, impegnarsi a svolgere i compiti che la loro maestra avrà da sottoporre a tutti loro, e poi stare in un banco dove scrivere e tenere in ordine quaderni e matite, saranno tutte cose che potranno attirarlo al punto da modificarne facilmente il carattere. Suo padre quando rientra dal lavoro gli tocca ancora la fronte, come per rendersi conto se ancora scottasse per la febbre alta, proprio come nei mesi trascorsi, e a lui forse piace quel gesto, anche se non dice mai niente, e probabilmente dentro di sé sente ancora di essere in parte ammalato. Qualche volta, quando sta seduto, lo osservo da dietro, senza che lui mi veda, e mi convinco sempre di più che Marco nei prossimi anni sarà un bravo bambino, giudizioso, capace, obbediente, e prima o poi mostrerà a tutti la sua vera personalità.

 

            Bruno Magnolfi

lunedì 5 gennaio 2026

Grave situazione.


            Mio fratello sicuramente è sempre stato un bambino timido e di poche parole. Ancora prima dell’insorgere della malattia ha sempre amato isolarsi e giocare per conto proprio, anche durante il periodo in cui ha potuto frequentare la scuola materna, proprio quando tutti gli altri piccoli compagni parevano voler solo ridere e scorrazzare, e poi adesso che è uscito da poco tempo dall’ospedale dove è rimasto ricoverato per ben più di un mese, appare ancora più schivo, chiuso in sé stesso, come se quel pallore del visino sempre serio e smunto, insieme a quella magrezza che gli regalato la dieta curativa, data probabilmente anche dalla sofferenza che si è trovato ad affrontare, fossero il proprio tratto distintivo addirittura anche del suo carattere. Come sorella maggiore ho pensato molto a come poterlo aiutare e sostenere magari proprio nello spingerlo ad integrarsi con i suoi compagni e con il gruppo dei bambini vicini di casa nostra, ma anche per me non è mai stato troppo semplice, soprattutto perché non vorrei forzare la sua misteriosa volontà cercando di fargli compiere dei giochi e delle attività che non gli interessa proprio svolgere. Per quanto mi riguarda, almeno dopo tutto il periodo in cui ho abitato dalla zia, quelle lunghe giornate trascorse senza la mia famiglia hanno lasciato sicuramente degli strascichi che probabilmente sono stati capaci di cambiare almeno in parte i miei comportamenti. Anche il distacco da mio fratello ha comportato per me un leggero allontanamento dai suoi modi di fare, soprattutto quando ho scoperto con disagio, al suo rientro a casa, che alcuni atteggiamenti in lui erano variati, senza che fossi capace di comprenderne del tutto il motivo.

La mia maestra di scuola come sempre è molto paziente e comprensiva con me, e mi incoraggia quasi ogni giorno nelle varie attività didattiche, probabilmente rendendosi conto che è appena trascorso un periodo piuttosto complicato anche per tutta la mia famiglia. Io da parte mia credo di impegnarmi al massimo, e cerco sempre di essere all’altezza delle aspettative che sembra abbiano tutti nei miei confronti. Osservo a lungo la maestra, i miei compagni, tutte le persone che incontro ogni giorno, e mi pare quasi che tutti sappiano sempre qualcosa più di me, qualcosa che soltanto con grande impegno e con tanto sacrificio, specialmente negli studi, ma anche nel rispetto per gli altri, probabilmente potrò riuscire a conoscere. Anche la mia mamma poi sembra più assente rispetto a qualche tempo fa, come se fosse stanca, quasi svogliata nel riprendere le attività di sempre. Mio fratello Marco naturalmente ha ancora necessità di cure e di controlli, ma soprattutto è quel suo dover essere alimentato ogni giorno con dei cibi semplici, essenziali, senza olio, grassi, e senza neppure un pizzico di sale, che pone lei ed anche tutti noi stessi in una condizione un po’ particolare. Lui non si lamenta, sembra accettare tutto quanto senza ribellarsi mai, anche se io sono convinta che prima o dopo tirerà fuori il proprio carattere che reputo poco remissivo.

Mio padre sta cercando per noi una casa nuova, e questo fornisce alla nostra famiglia un minimo di curiosità e quel pizzico di aspettativa per il futuro che forse difficilmente riusciamo a trovare in altri aspetti della giornata. Io non mostro mai delle gelosie per le attenzioni che i nostri genitori impiegano nei confronti di mio fratello, però certe volte mi pare addirittura che siano esagerati nel comportarsi con lui come se fosse ormai fragilissimo e addirittura incapace nel provvedere da solo almeno ad alcune delle piccole cose di ogni giorno. Siccome mostra oltretutto ancora una certa disappetenza dopo il periodo ospedaliero, certe volte pare che il desiderio più forte di mia mamma sia addirittura quello di mettersi ad imboccarlo, come fosse ancora un neonato che non sa badare a sé. Invece ha quasi cinque anni, ed ormai i medici lo hanno giudicato guarito dalla malattia, anche se ha ancora necessità di qualche cura. Anche mio padre credo che mal sopporti l’atteggiamento che assume la mamma certe volte, però non dice niente, si limita a guardare da un’altra parte lasciandola da sola ad occuparsi del suo bambino.

Spesso viene a farci visita la zia, credo soprattutto per stare un po’ con me, tanto che in certi pomeriggi è lei a portarmi fuori per qualche passeggiata, e qualche volta anche per comperarmi qualcosa che secondo lei mi serve, o è addirittura indispensabile, sostiene. Così mi giungono a volte dei regali inaspettati, soprattutto costituiti da qualche vestitino, ed io sono sempre un po’ restia a mostrarli ai miei genitori, perché riconosco che è come se fossi trattata in un modo privilegiato rispetto a mio fratello, e questo naturalmente non va bene, anche se a Marco non interessa niente di tutto ciò e lascia che attorno a lui tutto accada senza tirare mai fuori la propria opinione. Mia mamma durante certe sere l’ho sentita piangere, ma non ho compreso mai del tutto per quale motivo lo facesse, e in ogni caso ho sempre fatto finta di niente, proprio per non aggravare la sua situazione.

 

Bruno Magnolfi

sabato 3 gennaio 2026

Lungo periodo.


            Suo padre è una persona semplice, assiduo frequentatore di un vicino caffè con biliardo dove spesso si intrattiene nelle serate a scherzare con gli amici e i conoscenti di sempre. Non è abituato ad affrontare degli argomenti un po’ troppo complicati, e quando si trova a dover spiegare a Loriana, la propria figlia maggiore, che quel suo fratello da settimane febbricitante dovrà essere internato in un ospedale e probabilmente per un lungo periodo, lo fa con parole dirette, senza mezzi termini, pur in parte cedendo alla commozione del momento. Lei reagisce in maniera quasi inaspettata, iniziando subito a piangere a dirotto e spiegando tra le lacrime che si sentirà sicuramente troppo sola senza di lui, e che per tutto quel periodo non saprà proprio neanche con chi giocare e trascorrere il suo tempo libero dalla scuola. Che la mamma poi si trasferisca in città da certi parenti per assistere quel figlio ricoverato, è un’altra batosta che lei riesce a malapena a sopportare, anche se suo padre le dice subito che per tutto il periodo sarà sua zia a prendersi cura di lei, e che per questo impegno sistemerà le cose in maniera da darle nella propria abitazione non molto distante tutta l’accoglienza possibile. Loriana è sempre andata d’accordo con la zia, che per altro abita da sola, anche se adesso per lei dover affrontare questi cambiamenti improvvisi è sicuramente qualcosa da cui si sente spaventata, ma alla fine comprende benissimo che tutto dovrà essere svolto in funzione del piccolo Marco e della sua guarigione completa che tutti naturalmente si augurano avvenga in fretta.

            Lei quell’anno ha appena iniziato a frequentare la prima classe elementare, ma a scuola la maestra è molto contenta dei suoi risultati: la ritiene una bambina giudiziosa, intelligente, capace di grande attenzione e di impegno. Però adesso tutti i cambiamenti che deve affrontare non saranno cose semplici da superare, e soprattutto il pensiero del suo fratellino internato in un grande ospedale dove per lui ritrovarsi per gran parte della giornata completamente da solo le pare qualcosa di cui da ora in avanti lo immagina già spaventato. Marco però prima di tutto sta male, e adesso non gli importa quasi nulla del proprio futuro, visto che da molti giorni trascorre gran parte del suo tempo dentro al proprio letto e forse non si ritrova neppure le forze per riflettere su ciò a cui dovrà andare incontro. La mattina seguente poi sua mamma lo avvolge in una spessa coperta ed insieme salgono su un treno freddo e rumoroso, e lui, pallido e rassegnato, si lascia sballottare senza lamentarsi di nulla, non trovando neppure la forza di reagire agli eventi. Ma è nel preciso momento quando giunge in clinica, e nell’istante in cui gli viene assegnato un letto dove la mamma lo sistema con l’aiuto di un’infermiera gentile che comprende quanto le cose stiano rapidamente precipitando. Ci sono altri bambini nella sua stanza, ma ognuno sta per conto proprio e in silenzio, e per Marco l’osservazione della notte che scende fuori dal vicino finestrone vetrato all’interno di una città che neppure conosce gli pare addirittura un viaggio intrapreso senza neppure immaginarne itinerario e destinazione.

            Ci vorrà quasi un mese per comprendere da parte dei medici e dei sanitari l’origine della malattia di Marco, e in quelle domeniche in cui suo padre e sua sorella Loriana si recano da lui a fargli una visita, Marco si sente oramai quasi al di fuori da quella famiglia, come se il suo viaggio fosse in pieno svolgimento e tutto ciò che sono stati fino ad allora i dettagli della sua piccola vita fossero diventati ormai elementi rimasti alle spalle. Persino sua sorella non gli sembra più quella che conosceva fino a pochi giorni addietro, e l’unica cosa che riesce a farlo sorridere sono quei piccoli giocattoli e i piccoli libri di figure che gli vengono donati. Dopo molti giorni, presso a poco identici, viene però preso in braccio da un infermiere forte e gentile, che senza dirgli neppure una parola di troppo lo porta in ascensore con sé, fino ad un padiglione attiguo dove vengo sistemati i bambini ormai convalescenti. Tutti ridono là dentro, il clima è molto migliore, sembra che tutto il malessere accumulato nell’ospedale pediatrico svanisca dietro a quella vitalità miracolosamente ritrovata da tutti. Anche Marco naturalmente sta meglio, e forse sta iniziando persino ad affezionarsi a quell’ambiente, a fare qualche amicizia con i malatini della sua età, e a trovarsi maggiormente a proprio agio, tanto che quando viene dimesso prova persino un certo dispiacere nel dover abbandonare così all’improvviso tutto quanto, anche se c’è la sua mamma a guidarlo, e lui si comporta esattamente come lei gli chiede di fare. Tornare a casa, in famiglia, agli oggetti e agli affetti che conosce è una gioia che quasi non si aspettava, e Loriana è lì, pronta ad abbracciarlo, anche se tutto quel periodo a suo modo di vedere si è rivelato anche per lei troppo lungo.

 

            Bruno Magnolfi