lunedì 7 agosto 2017

Cambio di identità.

            

Sono perfettamente cosciente di ciò che mi viene riferito in questa stanza disadorna; naturalmente ascolto tutto quanto con molta attenzione ed intanto cerco di comprendere quale persona sia proprio quella che sembra aver agito esattamente come se fosse un’altra me stessa pur non essendolo. Abbasso la testa, non guardo nessuno, peraltro sono tutti uomini qua dentro esclusa me, e cerco con attenzione di non fare alcun accenno alle loro accuse, soprattutto evitando ogni espressione troppo esaustiva a margine delle parole che sottolineano tutti i fatti messi in elenco. Si comprenderà penso, prima o dopo, che non sono stata io a compiere quei gesti e quegli atti negativi. Ne sono certa, senza ombra di dubbio, per questo adesso non ho proprio niente da dire a mio discapito.
Non capisco neppure come la mia identità, o meglio quella di una donna che mi assomiglia molto, possa essere entrata in questa storia; mi pare impossibile che qualcuno mi sospetti di comportamenti così aberranti come dicono tutti, quando io non ne ricordo neppure una minima parte, tanto che pur essendo convinta che venga detta la pura verità sui fatti e su ogni vicenda, e che tutto quanto sia veramente accaduto, penso che tutto deve essere stato causato semplicemente da una persona che magari mi assomiglia e basta. Chiudo gli occhi: non è quasi possibile che possa essere accusata davvero di cose di quel genere, e forse per questo, per l’assurdità delle imputazioni che loro riferiscono, mi viene quasi da ridere. Rido difatti, anche sguaiatamente, senza decidere di fermarmi neppure quando mi invitano a farlo, ed i presenti proprio per lo stesso motivo si guardano tra loro, forse si formano così una qualche opinione più leggera nei miei confronti penso, anche se evidentemente almeno per adesso non si fidano affatto delle cose che tento di proporre a mio discapito.
Non sono io, dico alla fine, ed adesso sono loro che si mettono a ridere, visto che queste persone conoscono più cose nei miei confronti di quante almeno a tratti sembra ne sappia addirittura io stessa. Forse c'è qualcuno che ha rubato la mia identità dico, probabilmente c’è una sosia di me che sta mettendomi deliberatamente in questa posizione così difficile. Sembra un incubo, una storia impossibile messa in piedi per farmi quasi credere di essere un’altra. Riprendo a ridere, cosa mi importa, nessuno può farmi niente finché nego ogni addebito ed ogni responsabilità, anche se loro sono dei bravi poliziotti.
Dicono che ormai non ci sono dubbi e che io non possa fare altro che confessare, ma a me a queste parole viene naturale volgere lo sguardo da tutta un’altra parte, e disinteressarmi di ogni cosa. Loro scrivono, qualsiasi parola venga detta, anche quella appena accennata, o magari solo suggerita, e forse anche i miei stessi pensieri vengono tutti scritti dettagliatamente sulla carta. Poi una volta terminata la relazione mi dicono di firmarla, ma io non voglio firmare niente dico ad alta voce, e con questo ribadisco che tutto quanto hanno appena spiegato è semplicemente riferito ad una persona che non sono io, ad un’altra donna insomma. Si grattano la testa, dicono che adesso ricominceranno tutto dall’inizio, così partono a chiedermi il nome, il sesso, la data di nascita, il posto dove abito, ed è in questa maniera che io adesso mi invento di sana pianta un'identità che assolutamente non corrisponde a nessuna delle cose che loro dicono di me, riferendo dei connotati che sono di una qualche persona che nessuno neppure conosce, naturalmente perché frutto soltanto di questa mia fantasia.
Ed improvvisamente cambia tutto. Mi credono adesso, spiegano che  si sono convinti, dicono che a loro dispiace, ma che c'è stato un evidente errore di persona, poi si alzano, mi stringono la mano uno dopo l’altro, lasciano semplicemente che mi allontani, che vada via da lì. Esco quindi da quella stanza maledetta, e mi sento quasi incredula anche  se contenta: non sono mai stata così orgogliosa di me stessa come adesso penso; meglio cambiarsi personalità ogni tanto, rifletto mentre sono già arrivata in strada, almeno quando è possibile.


Bruno Magnolfi

giovedì 27 luglio 2017

Vapore acqueo.

            

            Celeste, con qualche sbuffo bianco, vaporoso. Il signor Lui si sente nervoso, non ha certo tempo adesso per cose del genere. Se ci pensa vorrebbe picchiarla anche se ancora non ha un vero motivo per farlo. Lei è di là, canticchia qualcosa mentre probabilmente si occupa della cucina, come se tutto scorresse tranquillo, senza preoccuparsi minimamente del fatto che Lui si stia adirando, magari avendone addirittura qualche buon motivo, e soprattutto se sia forse proprio nella mente lucida di Lui esattamente quella sua signora il vero ed unico motivo di quel nervosismo crescente. La signora Lei spesso finge di essere contenta, di guardare a tutte le cose che la circondano con grande ottimismo, come se ogni particolare riuscisse in ogni caso a girare per Lei nel modo migliore. E’ anche questo un atteggiamento tra i più insopportabili che Lui riesca a tollerare e probabilmente non c’è neppure bisogno di dire che suo marito la guarda male ogni volta che Lei ride o che cerca di dire qualcosa di spiritoso. Non ha senso tutto questo, come quando in certi casi Lei dice che prima o dopo vuole rifarsi una vita da qualche altra parte, o addirittura con qualcun altro, soltanto perché magari il suo Lui le pare troppo taciturno. Forse questo è vero, però non è un difetto, anzi. Una persona quando non parla pensa, e se pensa è una persona riflessiva, che magari prima di fare qualsiasi cosa ne soppesa con calma ogni dettaglio, assume la realtà con metodo, e alla fine giunge sempre alle migliori conclusioni. Non perché quella persona sia sciocca o non abbia spina dorsale, ma solo perché magari quando è il momento sa pure prendere in fretta le opportune decisioni, e riesce proprio a scattare quando è colpita nel profondo, mostrandosi capace di essere all’altezza di ogni situazione, come se non provasse mai alcuno spavento di fronte alla realtà.
            Ancora bianco, più diffuso, e con del grigio che lo stria. La signora Lei non dice più niente: va, viene, spesso si comporta come se Lui non esistesse, indifferente agli stati d’animo che può provare suo marito. Questa è la cosa più pesante: la mancanza di qualsiasi sensibilità nei suoi confronti. Lui non le fa pesare niente dei suoi comportamenti, però è del tutto naturale che soffra di questo atteggiarsi di completa indifferenza di fronte al fatto che una come Lei ha assolutamente un marito, e che non si può in casi del genere continuare a fare tutto proprio come se non lo avesse.
            Campo completamente grigio, con sbuffi temporaleschi scuri. Il signor Lui le concede un appuntamento da qualche parte, dopo che la sua signora Lei è andata da due giorni ad abitare da un’amica, cosa questa del tutto assurda che Lei ha giustificato in fretta con la frase classica che suona come chiarirsi delle idee, ma che Lui non potrà accettare per nemmeno un’altra ora di più. Per questo in quel parcheggio periferico c’è andato armato con un lungo coltello per il pane, per mostrarle che le sue intenzioni sono serie, e che non è più il caso di scherzare. Lei si fa viva ad un tratto, forse in ritardo, Lui nasconde l’arma sotto la sua giacca. Lei dice che non vuole più tornare a casa, che ormai non è più la vita che voleva. Lui alza la voce, dice cose senza senso, urla verso il cielo che adesso appare nero, e Lei ha paura, indietreggia, lui brandisce il suo coltello, forse vorrebbe addirittura minacciarla, forse perché adesso sente su di sé tutto il peso di quel colore scuro che adesso lo sovrasta. Poi dice va bene, come vuoi, gettando il coltello tra i cespugli ed accettando quella soluzione. Lei sorride, siamo persone dice, ci sarà certo un futuro per tutti e due.

            Bruno Magnolfi





venerdì 21 luglio 2017

Doppio comportamento.

           

            Quando mi metto fermo sulla strada, perfettamente immobile, sono sicuro che la gente non mi vede. Osservo un palo segnaletico, oppure la vetrina di un negozio, e nessuno mi nota, proprio come se non esistessi. Allora chiedo alla prima persona che mi passa proprio accanto: che ore sono, per favore; e quella mi risponde subito, con decisione, come se non aspettasse altro che qualcuno le chiedesse l’ora. Non guardo mai in faccia gli altri, neppure se mi stanno fornendo un’informazione che ho richiesto, e gli altri sembrano proprio accorgersene subito, così non cercano altro che andarsene via al più presto, dirmi ciò di cui ho domandato e dopo basta, ecco che si allontanano da me senza riguardi, velocemente, come fossi un appestato.
            Trascino i miei piedi in mezzo a questa gente, lascio che mi sfiorino, che qualcuno mi dia anche un piccolo strattone magari scusandosi immediatamente con un rapido gesto, e dopo via. Poi, mentre sto qui senza problemi, mi vedo davanti una persona che sembra proprio trascinare i piedi come me ed avere anche un comportamento simile al mio, così la scruto, mi immobilizzo come sempre e quella dopo un attimo si immobilizza esattamente come me, a dieci metri da dove io mi trovo. Vedo subito che chiede l’ora a qualcuno, e infine si muove, tira avanti nella stessa maniera di prima, lasciando che tutti gli altri le passino vicino. Mi incuriosisce tutto quanto, sono quasi sbalordito, così seguo quella persona per un buon tratto di strada, fermandomi ogni volta che si ferma lei e così via, quasi come in balletto sincronizzato.
Poi mi distraggo, non so come capita, forse la stanchezza, probabilmente il bisogno di preoccuparmi d’altro, e ad un tratto quella persona non c'è più, non è più davanti a me dov’era appena un momento prima. Guardo in giro, fermo una donna per chiederle se per caso qualcuno le avesse chiesto l’ora o anche qualche altra cosa del genere, ma sembra proprio di no, nessuno si è mostrato in questo modo, dice che nessuno stava fermo senza fare niente come dico io. Pare impossibile, per la prima volta trovo qualcuno che assolutamente mi assomiglia, una persona con la quale posso avere sicuramente una grande affinità, magari posso scambiare qualche informazione utile ad ambedue, e all’improvviso quella sparisce nel niente, come non ci fosse mai stata. Vado avanti, perlustro tutta la strada, mi fermo anche a guardare attraverso i vetri dentro qualche bottega lì vicino, eppure niente, sembra non ci sia proprio nulla da fare.
Riprendo i miei modi, mi immobilizzo ogni tanto e poi lascio alla gente la possibilità di ignorarmi come sempre; infine osservo i tempi di un semaforo, e guardo anche i cittadini entrare e uscire rapidamente da un palazzo composto da vari uffici pubblici, senza che nulla di tutto ciò riesca minimamente a meravigliarmi. Alla fine mi specchio dentro una vetrina giusto per fare qualche cosa, e mi accorgo subito che la persona è lì, dietro di me, mentre mi guarda e segue fedele ogni mio movimento. Evito di voltarmi e vado avanti lentamente fino alla vetrina dopo, poi torno a fermarmi. Quella persona è ancora dietro di me, esattamente come vorrei al suo posto fare io. Lascio scorrere qualche minuto, osservo tutte le cose che non mi interessano minimamente, ed infine, all’improvviso, inizio a correre in mezzo alla gente che mi guarda male mentre la schivo, fino ad arrivare al primo incrocio stradale. Mi volto subito, quella persona vedo adesso da lontano sta correndo come me, ma è molto più lenta, non può raggiungermi tanto facilmente. Entro in un portone socchiuso e dopo resto lì, ad aspettare che quella persona mi perda, si renda conto finalmente che riesco a sparire molto meglio di lei. Tiro un respiro quando mi passa davanti e se ne va: adesso posso tornare finalmente a fare ciò che voglio.


Bruno Magnolfi

mercoledì 19 luglio 2017

Modifiche al progetto.

            

            E’ il progetto la cosa che conta, dice l’operatore sottovoce. Accanto, nel silenzio del pomeriggio estivo, la donna ideale si liscia i capelli mentre osserva qualcosa dalla finestra. Lui è persona pratica, sa perfettamente ciò che può servire per portare avanti quanto stabilito. Eppure ora tentenna, senza comprendere appieno da quale parte sia meglio iniziare quanto stabilito. Lei si volta, lo guarda distrattamente, pensa non sia il momento giusto per modificare qualche cosa, perciò il suo atteggiamento mostra diffidenza, come se tutto almeno adesso dovesse restare esattamente nella maniera come è stata prevista. Lui si avvicina, le mani in vista, sposta leggermente l’aria attorno a sé, poi dice in fretta che non c’è più a disposizione tutto questo tempo che magari si vorrebbe, e che in seguito le cose dovranno procedere con celerità. 
Lei non risponde, il suo pensiero è già evidente, non le pare ci sia bisogno d’altro. Poi si alza, si muove nella stanza ampia, lui la segue con lo sguardo, come ad attendere una risoluzione, non accorgendosi che almeno per il momento è già tutto quanto stabilito. Ma infine con un guizzo comprende che è ormai giunta l’ora di prendere congedo, perciò lascia nella stanza un semplice saluto e si avvicina svelto alla porta per andarsene. Un momento, fa lei che senza darne peso ha seguito minuziosamente i gesti e le espressioni dell’operatore; forse ci potrebbe essere ancora qualcosa di cui discutere. Ho capito, dice lui, dobbiamo riparlare del prezzo totale. No, fa lei, piuttosto dei tempi di realizzazione.
Non ci vorrà molto, fa lui dopo una pausa, è sufficiente una decina di giorni. In ogni caso quando iniziamo il lavoro qui non ci dovrà essere nessuno, questo è evidente. Va bene, fa lei, anche se mi occorrerà un po’ di tempo per raccogliere tutto ciò che mi serve. Lo capisco, dice lui, comunque se posso essere d’aiuto anche in questo per me va benissimo. Lo terrò presente, dice lei, poi si volta di nuovo verso la finestra, come a chiudere la conversazione. Lui scende in fretta le scale, in un attimo è già sulla strada, poi si volta per farle ancora un saluto, ma si accorge che la donna ideale sta ferma, guarda nel vuoto, sembra di pietra, come se fosse ormai indifferente a qualunque ulteriore decisione.
L’operatore si immobilizza, guarda la donna con intensità, la chiama più volte, ma vede subito che lei non vuole rispondere, anche se ha sentito benissimo la sua voce. Torna sui suoi passi allora, risale le scale, bussa alla porta e infine entra, ma lei non c’è più, è improvvisamente sparita. Torna a chiamarla, sente che qualcosa di grave sta succedendo, controlla in tutte le stanze, ma lei non c’è, proprio come se fosse già andata via. Allora torna nella sua stanza, va ad affacciarsi a quella finestra vicino alla quale lei stava quando l’ha vista per l’ultima volta, e non c’è niente, neppure una traccia di lei.
Guarda ancora nelle altre stanze, torna a chiamarla, adesso si sente quasi un intruso anche se la donna gli aveva già dato le chiavi dell’appartamento; infine si arrende, se ne va, chiude la porta alle sue spalle e ripercorre le due rampe di scale fino alla strada. Nessuno tra i passanti sul marciapiede ha qualcosa da dire, tutto sembra assolutamente com’è sempre stato, lui non riesce a comprendere cosa possa essere accaduto, ma infine la vede, di fronte a sé, sull’altro lato di quella stessa strada, ed è ferma mentre osserva la sua finestra e la facciata di tutto l’appartamento. Va bene, pensa adesso con calma l’operatore; l’importante è che non ci siano ancora delle modifiche da fare rispetto al progetto.  


Bruno Magnolfi

lunedì 17 luglio 2017

Stati d'animo.

            

            Sono io, dice lei semplicemente nell’apparecchio. Ma certo fa lui, ho riconosciuto subito la tua voce; ma che bella sorpresa, prosegue poi stringendo il telefono e strascicando purtroppo qualche vocale, forse senza del tutto volerlo, come se stesse tornando all’improvviso da un mondo parallelo, dove probabilmente vige una realtà e forse anche un linguaggio completamente diversi da quelli in uso lungo i cavi telefonici. Stavo giusto riflettendo su quanto mi avrebbe fatto piacere sentirti di nuovo, e magari scambiare due parole con te, dice ancora improvvisando, quasi a mostrarle con quelle parole quanto riesca a sentirsi affettuoso nei confronti di lei. Poi ambedue però si ritagliano, sostanzialmente senza quasi rendersene conto, una leggera pausa di silenzio, così lui, forse preoccupato di qualcosa che probabilmente non vorrebbe, le chiede subito con tono preoccupato se c'è qualcosa che non procede per il verso giusto, forse una novità negativa di cui non è a conoscenza, oppure qualcosa di cui essere rimproverato, ma lei subito ride, come a schernire la sua infantile apprensione, quasi come se un comportamento del genere non dovesse avere alcun tipo di significato.
            Allora sono contento che tutto sia come deve essere, fa lui; o meglio, com’è sempre stato, si corregge, nella maniera come si immagina devono andare le cose insomma. Poi dice: non sono mai stato molto bravo a tirare avanti le conversazioni telefoniche, spiega alla fine come per giustificarsi: mi pare sempre che si finisca per dire soltanto delle emerite sciocchezze, così la mia parte cerco di esaurirla tutta in una volta per levarmene il pensiero dalla testa. Lei di nuovo ride leggermente, poi dice che non le sono mai piaciute molto le cose sciocche, e che in ogni caso preferisce parlare di temi maggiormente significativi.
            Lui prova forse un filo di preoccupazione, trattiene per un attimo il fiato, quindi sgrana gli occhi guardando avanti a sé, ed infine dice con un certo coraggio che forse sarebbe meglio se si dessero un appuntamento per vedersi e parlare un po’ di persona anche di argomenti più seri. Lei non risponde, mostrando forse che le pare prematura una decisione del genere, così lui tenta di recuperare parlandole di uno spettacolo all’aperto, una semplice festa di quartiere, qualcosa che si tiene il giorno seguente, a cui magari potrebbero recarsi insieme. Lei chiede subito maggiori informazioni, pare prendere tempo prima di decidere, lui tenta di magnificare il tipo di serata che sta proponendo, dice una spiritosaggine per allentare quella specie di tensione che si sta accumulando, ma lei sembra rigida, quasi poco disponibile.
Va bene, dice lui, non ha alcuna importanza se non ti va. Magari sarà per un’altra volta. Lei resta ancora in silenzio, come se stesse riflettendo a fondo su quanto deve decidere, poi dice in fretta: ma no, guarda che va bene; proprio come vuoi tu. No, figurati, la interrompe lui, come piace più a te; in fondo, sottolinea ridendo, non sembra che mi lasci prendere molte iniziative. Può darsi, fa lei, ma questa che hai tirato fuori va bene se tu lo desideri. Segue un’altra pausa di silenzio. Poi lui, impacciato, dice che potrebbe aspettarla nella piazzetta vicino casa sua, così ci sarebbe tutto il tempo per farsi servire qualcosa da bere in qualche locale prima di andare allo spettacolo.
D’accordo, fa lei, però non credo sarò molto di compagnia, visto che in questo periodo mi sento spesso angosciata. Non è colpa degli altri, prosegue, sono io che non riesco a stare con le persone. Forse però con te può essere diverso, sempre che tu riesca ad avere una certa pazienza, magari cercando di comprendere al meglio i miei stati d’animo.


Bruno Magnolfi

venerdì 7 luglio 2017

Oltre me.

           
            In certi casi resto zitto, mi conviene. In molti, tra quanti mi circondano, solamente a guardarmi nel loro modo storto sembra che mi vogliano quasi dare addosso, e che mi incolpino continuamente di qualcosa che io non so assolutamente che cosa sia e neppure di quale natura sia fatto, o che diamine rappresenti. Non sono innocente del tutto, questo lo devo confessare, però credo che uno non possa essere giudicato in fretta e furia, e soprattutto in modo così superficiale, senza che gli venga data neppure la possibilità di difendersi. I loro sguardi, me ne rendo conto tante volte, sono già quasi una condanna, ed è per questo che mi rifugio volentieri nei silenzi più ostinati, tanto che sembra mi sia sempre mancato quasi del tutto l’uso della parola. 
            Invece penso, elaboro dentro di me, e rifletto su tutto quello che mi è dato di soffrire, rannicchiandomi in tre o quattro meditazioni che adopero sempre in questi casi, quando la mia solitudine si fa aspra e soprattutto immeritata. Ricordo volentieri una persona conosciuta parecchi anni fa, di un’età avanzata ma sostanzialmente indefinibile, che raccontava volentieri le tante esperienze variegate della sua vita, e in questo modo riusciva spesso quasi ad imbambolarmi. Adesso quando ci penso cerco di ricordare con maggiore precisione quello che diceva, e in certi casi, anche se non sono troppo sicuro della mia memoria, mi pare che nei suoi discorsi ci fossero molte cose di buon senso, anche se all’epoca non riuscivo a comprenderle del tutto.
Poi mi guardo attorno, vorrei tanto ritrovare adesso quella persona accanto a me per farmi raccontare le sue cose, così osservo tutte quelle espressioni che vedo qui, e mi immagino che da un momento all’altro io possa davvero ritrovarmela di fronte, ed avere cosi ancora la possibilità  di ascoltare le sue parole. Invece mi ritrovo davanti solo e sempre i soliti personaggi, che forse mi incolpano addirittura di aver perduto chissà quando e per quale astruso motivo anche quella persona così importante che nella gioventù mi è stato concesso di conoscere, anche se loro certo non possono sapere quali siano adesso i miei pensieri e quali i miei ricordi.
Così resto in silenzio, mi piazzo nel mio angolo e lascio che tutti gli sguardi mi scavalchino e giungano oltre me, lontano quanto più possibile dalla mia figura. In fondo non mi importa niente di loro, sono sicuro che in mezzo a tutti non ci sia neppure un individuo paragonabile alla persona che conoscevo tanti anni fa. Per questo disprezzo questa gente che continua ad inseguirmi con sguardo indagatore, perché non hanno niente di ciò che io vorrei trovare in loro e non assomigliano minimamente ad una persona come quella che forse diceva molte cose di buon senso.
Perciò mi rannicchio di nuovo nel mio angolo di questa casa di riposo, ed anche se mi rendo conto che posso fare i conti soltanto con questi individui che sono qui con me in questo posto, cerco di convincermi che devo pur trovare in loro ciò che sembra mancarmi sempre di più. Uno poi mi sfiora, dice qualcosa forse tanto per dire ed io lo guardo cercando un’espressione benevola nei suoi confronti. Ogni notte mi viene in sogno una persona, gli dico, una di quelle che raccontano sempre delle cose; ed al mattino poi quelle storie mi rimangono quasi tutte nella testa, ed anche se non ho più molta memoria alcune però le ricordo proprio bene, come se le avessi vissute per davvero.


Bruno Magnolfi

Oltre me.

           
            In certi casi resto zitto, mi conviene. In molti, tra quanti mi circondano, solamente a guardarmi nel loro modo storto sembra che mi vogliano quasi dare addosso, e che mi incolpino continuamente di qualcosa che io non so assolutamente che cosa sia e neppure di quale natura sia fatto, o che diamine rappresenti. Non sono innocente del tutto, questo lo devo confessare, però credo che uno non possa essere giudicato in fretta e furia, e soprattutto in modo così superficiale, senza che gli venga data neppure la possibilità di difendersi. I loro sguardi, me ne rendo conto tante volte, sono già quasi una condanna, ed è per questo che mi rifugio volentieri nei silenzi più ostinati, tanto che sembra mi sia sempre mancato quasi del tutto l’uso della parola. 
            Invece penso, elaboro dentro di me, e rifletto su tutto quello che mi è dato di soffrire, rannicchiandomi in tre o quattro meditazioni che adopero sempre in questi casi, quando la mia solitudine si fa aspra e soprattutto immeritata. Ricordo volentieri una persona conosciuta parecchi anni fa, di un’età avanzata ma sostanzialmente indefinibile, che raccontava volentieri le tante esperienze variegate della sua vita, e in questo modo riusciva spesso quasi ad imbambolarmi. Adesso quando ci penso cerco di ricordare con maggiore precisione quello che diceva, e in certi casi, anche se non sono troppo sicuro della mia memoria, mi pare che nei suoi discorsi ci fossero molte cose di buon senso, anche se all’epoca non riuscivo a comprenderle del tutto.
Poi mi guardo attorno, vorrei tanto ritrovare adesso quella persona accanto a me per farmi raccontare le sue cose, così osservo tutte quelle espressioni che vedo qui, e mi immagino che da un momento all’altro io possa davvero ritrovarmela di fronte, ed avere cosi ancora la possibilità  di ascoltare le sue parole. Invece mi ritrovo davanti solo e sempre i soliti personaggi, che forse mi incolpano addirittura di aver perduto chissà quando e per quale astruso motivo anche quella persona così importante che nella gioventù mi è stato concesso di conoscere, anche se loro certo non possono sapere quali siano adesso i miei pensieri e quali i miei ricordi.
Così resto in silenzio, mi piazzo nel mio angolo e lascio che tutti gli sguardi mi scavalchino e giungano oltre me, lontano quanto più possibile dalla mia figura. In fondo non mi importa niente di loro, sono sicuro che in mezzo a tutti non ci sia neppure un individuo paragonabile alla persona che conoscevo tanti anni fa. Per questo disprezzo questa gente che continua ad inseguirmi con sguardo indagatore, perché non hanno niente di ciò che io vorrei trovare in loro e non assomigliano minimamente ad una persona come quella che forse diceva molte cose di buon senso.
Perciò mi rannicchio di nuovo nel mio angolo di questa casa di riposo, ed anche se mi rendo conto che posso fare i conti soltanto con questi individui che sono qui con me in questo posto, cerco di convincermi che devo pur trovare in loro ciò che sembra mancarmi sempre di più. Uno poi mi sfiora, dice qualcosa forse tanto per dire ed io lo guardo cercando un’espressione benevola nei suoi confronti. Ogni notte mi viene in sogno una persona, gli dico, una di quelle che raccontano sempre delle cose; ed al mattino poi quelle storie mi rimangono quasi tutte nella testa, ed anche se non ho più molta memoria alcune però le ricordo proprio bene, come se le avessi vissute per davvero.


Bruno Magnolfi