lunedì 18 settembre 2017

Evidenti differenze.



No, io forse non sono normale. O meglio, non mi sento proprio come credo siano gli altri, perlomeno come tutti coloro che in genere incontro per strada quando sono impegnato nel mio solito giro attorno al quartiere. Cammino come sempre, tranquillo, e per cortesia sorrido ogni volta a qualcuno tra quelli che trovo a passeggiare esattamente come me sul marciapiede, anche se nessuno di loro purtroppo si sogna quasi mai di rivolgermi anche una sola parola.
Lei assomiglia ad un attore del cinema, dico oggi a questo tizio che sembra aspetti qualcuno. Mi fa piacere, fa lui, ma non mi occupo di cose del genere. Non importa, dico io, ho detto così tanto per scambiare due chiacchiere, per conoscere la sua voce. Va bene, fa lui, però adesso avrei qualcosa da fare, così mi saluta con un gesto della mano e poi si volta per andarsene, ma io all’improvviso gli chiedo da dietro il suo nome, insomma come si chiami. Aldo, dice subito lui quasi sottovoce, voltandosi appena e proseguendo con noncuranza ad allontanarsi. Resto perplesso, anche il medico che mi segue si chiama così.
Mi volto indietro, forse dovrei cambiare qualcosa in questi miei modi, nella mia maniera di comportarmi con gli altri. Mi fermo davanti ad un negozio e poi decido di entrare. Dopo un attimo un commesso mie chiede se possa aiutarmi, ma io dico che avrei solo intenzione di dare un’occhiata. Da dietro il banco però mi guardano male mentre osservo curioso tra gli scaffali, quasi fossi un ladro o qualcosa del genere, Perciò ad un certo punto sorrido al commesso di prima, e gli dico che purtroppo non ho con me i soldi per acquistare qualcosa, anche se il negozio mi piace, e mi piacciono quasi tutti gli oggetti in vendita qua dentro.
Poi esco prima che qualcuno mi metta alla porta, tanto ho già visto che non mi concedono alcuna possibilità per socializzare con loro, ma quando torno a muovere un passo lungo la strada incontro quasi subito il tizio di prima. Aldo, gli dico subito, e con questo cerco e gli stringo la mano, anche se lui si vede soltanto costretto ad essere gentile con me. Conosco una persona che si chiama come lei, gli dico subito; però non mi sta molto simpatico, ha sempre da rimproverarmi per i miei modi, e poi continua a suggerirmi di fare in un modo o in un altro.
Quello mi osserva, capisce al volo che io sono uno da tenere a distanza, così si mette a guardare qualcosa che adesso tira fuori dalla sua tasca, ed infine torna a guardarmi, per dire alla fine che non ha tempo per me, ma se voglio posso andare a prendere una tazza di caffè nel bar qui di fronte, poi passerà lui a pagare. Non mi interessa, gli dico, volevo solo parlare, ma se non è possibile ne farò a meno. Aldo ci rimane male della mia risposta, forse non voleva essere scortese, alla fine mi mette una mano sopra le spalle e mi dice che certamente io sono un bravo ragazzo, e che a pensarci bene forse lui può anche dedicarmi qualche minuto.
Non importa, gli dico: se le cose devono essere frutto di un qualche ragionamento per trovare la maniera meno dolorosa per compierle, vuol dire che non hanno alcun senso. Lui resta fermo e in silenzio, perplesso, ed io intanto mi allontano con calma. Non assomiglia molto al mio medico, penso. Anzi, loro due sono proprio diversi.


Bruno Magnolfi  

mercoledì 13 settembre 2017

Nostalgie.

        

            Noi siamo sempre stati così, anche se molti anni sono trascorsi e tanti fatti accaduti. In fondo nessuno ha veramente mai cercato di essere diverso, abbiamo semplicemente lasciato che le cose andassero sempre avanti per proprio conto, senza mettersi in mezzo a desiderare chissà cosa di differente. Adesso si può mormorare che certe variazioni a suo tempo sarebbero state come minimo desiderabili, ma dobbiamo renderci conto una volta per tutte che questa che ci rimane adesso è solo la nostra realtà, ciò che ci siamo meritati.
            Tu piuttosto, con la tua aria svagata, i tuoi modi da personaggio secondario di una commedia comica, non crederai veramente proprio tu di aver fatto tutto quello che avresti potuto. Ti volti mentre attraversi una strada qualsiasi, forse per semplice curiosità, e ti accorgi che non sei dove vorresti, non stai facendo quello che ti eri proposto. È colpa tua, non ci sono scusanti, quando è stato il momento anche tu non hai fatto le scelte che avresti potuto. Noi ti osserviamo, non perdiamo mai di vista il tuo percorso, ed anche se avremmo tante cose da recriminare, ti lasciamo fare ciò che  più desideri, praticamente senza mai ostacolarti.
Tu vai avanti lungo la strada, entri dentro ad un portone, forse hai appena un attimo di incertezza mentre dai un’occhiata sfuggente al nome sul campanello, probabilmente giusto per assicurarti che niente sia cambiato dall’ultima volta che sei arrivato fino qui. Qualcuno è evidente che ti abbia visto da una finestra e ti abbia aperto, ed è quasi certo che sei oramai atteso con trepidazione, e che magari qualcuno sulla soglia dell’appartamento verso dove ti stai recando ti stringerà la mano, ti abbraccerà fraternamente mentre ti fa entrare, ti saluterà con grande trasporto, subito prima di chiederti come te la stai passando, come ti vanno le cose, ponendoti così le solite questioni retoriche. Mi sento invecchiato, potrai subito dire tu, tanto per giustificare le piccole manie che continui a portare sempre con te, quelle deboli fissazioni delle quali ormai dopo tanti anni non riesci più a fare a meno.
Ci sono sicuramente altre persone che ti aspettano tra quelle stanze, tutte insieme ti diranno che non sei cambiato affatto, che sei quello di un tempo, rimasto perfettamente coerente a quell’originale che tutti si ricordano. Tu sorridi, prendi tempo, ti siedi, poi mentre gli altri ti guardano in faccia nell’attesa di un gesto, di una parola, un’espressione qualsiasi che in questo momento puoi riservare loro, tu dirai quasi sottovoce che c’è un errore di fondo: qualcosa non è proprio andato come era stato previsto. Ora smettono di ridere e ti ascoltano immediatamente con molta attenzione, si è quasi creata un’enorme attesa per ciò che stai per dire, e tu sai che non puoi perdere un’occasione di questo genere, così ti guardi le mani, stringi gli occhi, fai una pausa, poi dici: non sono più quello che credete.
Si guardano tra loro, sorridono, fingono quasi di non aver sentito le tue parole. Si sa, tutto è proteso a ritrovare prima o dopo le linee di congiunzione che legano le persone tra di loro, anche questa tua uscita forse può essere compresa, digerita, trattata come una qualsiasi variazione tra le possibilità che tutti hanno. Ma tu vai avanti, e dici: non mi riconosco più in ciò che sono stato. E questo naturalmente è del tutto inaccettabile, proprio perché sostanzialmente falso, non può esistere una cosa di questo genere. Tutti stanno in silenzio perciò, tu assapori il rifiuto che ti viene mostrato, così ti alzi, dici: scusate; come se un fatto di questo tipo potesse mai essere perdonato, ed infine prendi la porta e te ne vai, solo, senza un passato, e senza alcuna possibilità di tornartene indietro.


Bruno Magnolfi

giovedì 7 settembre 2017

Musica e colori.

            

            Probabilmente ci potranno essere ancora delle possibilità fra qualche tempo, le cose oggigiorno non sembrano del tutto immobili: qualcuno gira per strada, altri stanno ad osservare con grande attenzione persino quanto succede intorno a loro. Certo non è facile continuare a lungo in questa maniera, fingere continuamente che tutto sia a posto, sviluppare atteggiamenti personali che non siano completamente diversi da quelli di chiunque. Ci sarebbero anche dei luoghi dove rinchiudersi in isolamento qualche volta, certi piccoli ambienti dove starsene per qualche tempo interamente in propria intimità, ma in genere è meglio evitare dei comportamenti da cui è difficile poi prendere completamente le distanze. Tu non sei normale, questo è l’elemento da cui ripartire in questo momento. Hai sicuramente qualche cosa che non va nella tua testa: e in ogni caso non puoi far altro che seguire con attenzione le indicazioni che possiamo darti, così forse qualcosa di positivo da te riusciremo ancora a tirare fuori.
            Partiamo dai colori: il tuo gusto tende a preferire evidentemente il bianco e nero, ma questo non deve essere un limite, non dobbiamo preoccuparci del fatto che il tuo forse è soltanto un artifizio, qualcosa che con evidenza non esiste neppure in natura, e che da ogni parte le tonalità più diverse di rosso e di azzurro sembrano avere normalmente il sopravvento su tutte le superfici. Ignoriamo questo elemento, non deve essere un inciampo messo lì sulla strada del nostro tentativo di comprensione. Forse hai anche un amico che può rivelare come tu possieda delle doti che stanno alla base delle scelte che ultimamente ti sei trovato ad adottare, ma questo in fondo non farebbe cambiare neppure di una virgola il giudizio finale su di te.
Devi smettere di essere te stesso, questo è il punto; evitare come la peste quello che sei sempre stato, dimenticare qualsiasi elemento della tua formazione, ed un comportamento come la coerenza deve diventare per te qualcosa di cui ignorare persino i fondamenti. Devi diventare poco per volta del tutto simile a coloro che vedi girare per la strada con totale noncuranza, quelli che si fanno vedere semplicemente come alcuni tra tutti, e che non puntano mai ad una propria personalità, ma anzi si mostrano con naturalezza degli individui come sono gli altri.
Poi c’è il problema della musica, queste armonie di suoni che sentiresti soltanto tu, dentro di te, come dei ritornelli che si inseguono senza alcuna interruzione. Non è neppure il caso di parlarne troppo, secondo noi; evidenziano con certezza la malattia mentale, e la necessità di mostrare a tutti in qualche modo la capacità comunque di essere a tuo agio, spensierato, colmo di idee e di soddisfazioni, quando al contrario sappiamo bene che non è affatto così. Insomma questa fissazione di voler passare la musica a qualcun altro tramite la volontà ed il semplice pensiero, è una stupidaggine enorme, un elemento che non porta in sé niente di buono, anche se parte da un principio che si può anche definire condivisibile.
Insomma dobbiamo prendere atto con rammarico che non ci sono margini almeno in questo momento per poter dare un buon giudizio su tutta quanta la faccenda. Comunque cerchiamo di dimenticare velocemente tutto quanto, lasciamo che le cose perdano di peso in modo naturale, e vediamo se alla fine il tempo come sempre possa davvero riuscire a curare ogni ferita. Noi ci speriamo, anzi sollecitiamo chi si è fatto avanti affinché questo possa avvenire, e in ogni caso puoi star certo che fino a quel momento ti terremo accuratamente a debita distanza.

Bruno Magnolfi  


martedì 5 settembre 2017

Conflitto d'età.

       

Credo non ci sia nulla dietro questo tuo pensiero, dice il papà di Roi; nulla da comprendere se non il fatto stesso che probabilmente secondo il tuo ragionamento noi tutti siamo ormai addirittura privi di una vera volontà, e che non riusciamo neanche più ad esprimere i nostri sentimenti. La mamma osserva la tavola, Roi resta in silenzio, senza capacità di replicare, anche se comprende che forse suo padre sta semplicemente cercando di aiutarlo. Lui vorrebbe chiudere alla svelta quella conversazione, magari andarsene in camera sua e poi rimanere lì, anche senza fare niente, ma non può.
Ci sono delle volte che da persona taciturna e silenziosa come in genere si mostra, suo padre improvvisamente si fa pedante, analizza le cose nel dettaglio e con voce monotona e incalzante insiste nello stabilire catene di elementi che sembra alla fine risultino vere solamente a lui, e siccome dalla sua bocca esce in questi casi un fiume in piena di parole, è del tutto impossibile interromperlo o peggio ancora opporsi a quanto riesce ad affermare.
Certe volte la mamma cerca di disorientarlo con delle sciocchezze messe lì apposta per rompere i suoi schemi e forse in qualche modo provare a dargli il senso della misura, ma nonostante il suo impegno spesso è difficile trovare un vero limite ai suoi ragionamenti. Non si può seriamente mostrarsi convinti che i fatti che ci accadono ogni giorno siano legati più dal caso che da interpretazioni precise della realtà, prosegue guardando verso Roi con convinzione. Il nostro futuro è legato esattamente a ciò che siamo oggi, e niente accadrà più avanti che non si sia costruito con le nostre mani.
Poi inaspettatamente il padre di Roi resta in silenzio per un tempo indefinito, osserva qualcosa davanti a sé con espressione insolita, beve un sorso d’acqua dal suo bicchiere, ed infine reclina lentamente la testa sopra il tavolo, come fosse preda di un mancamento. Ma immediatamente si rialza, guarda sua moglie che aveva detto subito qualcosa avvicinandosi a lui con preoccupazione, e spiega anche con un gesto della mano che sta andando tutto bene, e deve solo andare in bagno un attimo, a gettarsi un po’ d’acqua fresca sulla faccia. Torna poco dopo difatti, ma non riprende il filo del discorso, ed osserva Roi distrattamente, concedendogli di andarsene pure a rinchiudersi nella sua cameretta.
La moglie gli accarezza la faccia appena lui torna a sedersi, gli chiede se vada davvero tutto bene, se ha bisogno di qualcosa, e poi con senso di rimprovero se non sia il caso di evitare qualche volta certi argomenti così spossanti e intensi che lui tende ad affrontare sempre senza mai tirarsi indietro. Roi resta un attimo sulla porta ad osservarlo, preoccupato per ciò che ha visto ma contento per la fine anticipata di tutti quei discorsi. Fermo in silenzio osserva soltanto i suoi genitori che adesso non lo guardano, e immagina il loro futuro con gli acciacchi dell’età, le malattie, la perdita della memoria e tutto il resto, ed improvvisamente prova come un moto di triste tenerezza.
Mi dispiace, dice all’improvviso senza riferirsi a niente ed a nessuno in particolare; ma rifletterò a fondo sugli argomenti che ho ascoltato, e forse troverò la forza per affrontare quanto mi attende con l’energia che secondo voi ci vuole. Ciò che rimane vero è che non cambierò per questo le mie convinzioni, e in ogni caso proverò ad essere migliore proprio per mostrare a me stesso quanto valeva la pena tenere duro, ed evitare così di darla vinta a certi discorsi che fin da subito non mi avevano convinto.


Bruno Magnolfi