Adesso lui cammina lungo le strade
principali della sua città, sfiorando continuamente una moltitudine di persone
che paiono rincorrere ognuna i propri desideri, come tutti scartando spesso gli
ostacoli e aggrovigliando il proprio percorso individuale in maniera
inestricabile con qualsiasi altro tragitto venga seguito. Vorrebbe tanto
sentirsi uno come gli altri tra coloro che ad ogni passo va incontrando, ma è proprio
quell'immedesimarsi continuo in ciò che gli passa per la mente a renderlo
diverso, ed a mostrargli spesso quasi un itinerario differente.
Certe volte per lui è sufficiente
ripensare a qualcosa accaduto anche molti anni prima, per sentirsi sempre
leggermente inadeguato, e magari dispiacersi fino alle lacrime per qualche
fatto negativo che forse gli è accaduto, oppure a cui in qualche modo si è
ritrovato ad assistere. Ma, anche al contrario, per iniziare di nuovo a ridere
per qualcosa di divertente che possa essergli successo, attingendo sempre alla
sua inesauribile memoria. Così è costretto a fingere continuamente
un'indifferenza che assolutamente non gli è propria, per riuscire a stare alla
pari con qualsiasi altro individuo. E forse qualcuno si accorge delle sue
difficoltà, e magari lo guarda storto, rimarcando così tutta la distanza che
persiste.
In fondo però non ha molta
importanza: ognuno conserva dentro di sé il proprio personale modo di essere, e
chi riesce a comprendere adeguatamente questo aspetto è senz'altro molto più avanti
di coloro che credono che tutti indistintamente debbano rifarsi ad un medesimo
modello. Perciò lui adesso si sente tranquillo, almeno per certi versi, e se
riesce senza grandi affanni ad entrare in un caffè che si apre lungo la sua
strada, e ad ordinare qualcosa al cameriere, è soltanto perché in fondo sente già
la mente sgombra, priva di reali preoccupazioni.
Ha imparato da un po’ di tempo a
prendersi delle piccole pause nel corso della sua giornata, ed anche se il
tentativo più importante per lui dovrebbe essere quello di alleggerire i suoi
pensieri un po’ opprimenti, spesso comunque gli basta scambiare un semplice
saluto o qualche parola di circostanza con chi incontra, per comprendere di
essere immerso come tutti nella medesima realtà, e di poter collaborare al
proseguo generale di ogni fatto che in qualche modo lo riguarda. Così snoda
subito, ad un conoscente accanto a lui, un piccolo commento su quanto pubblicamente
sta accadendo, e l’altro mostra subito di essere d’accordo con le sue idee, e che
non ci sono divergenze rispetto al suo modo di riflettere.
Ecco, tutto questo è già largamente
sufficiente, e quel consenso che lui riceve in un solo attimo è proprio quello
che gli basta per comprendere di essere effettivamente uno come tutti, e di
poter muoversi liberamente tra le opinioni ricorrenti, scegliendo naturalmente
quella che sente più vicina a sé. L’altro aggiunge in un soffio che le cose
adesso potranno soltanto migliorare, e questa positività che una frase del
genere riesce ad esprimere è talmente coinvolgente da far sentire immediatamente
in loro due una affinità insospettabile soltanto fino ad un attimo prima, tanto
che il loro saluto di commiato è già più amichevole, ed il riprendere ognuno i
propri compiti del giorno notevolmente alleggerito. Essere soli è terribile,
pensa lui adesso mentre riprende a camminare, anche per chi si trova
semplicemente ad osservare quelle solitudini.
Bruno Magnolfi
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