<<Forse
sono solo una sciocca>>, dice Celeste mentre si trova in casa da sola.
<<Ho sempre voluto essere esattamente quella che adesso finalmente sono
diventata, e proprio ora, quando niente sembra che mi possa più mancare,
qualcosa non quadra più, e a me non appare esattamente come lo
desideravo>>. Poi si scuote, gira per le stanze, osserva i letti vuoti
dei suoi figli, ed un velo di tristezza le passa davanti agli occhi.
<<Sono cresciuti troppo in fretta. Probabilmente sognavo che rimanessero
per sempre dei bambini, ma loro hanno avuto poco tempo per esserlo davvero,
almeno secondo il mio parere, ed adesso che si sono fatti già quasi degli
uomini, io non posso più mostrarmi agli occhi di questi miei figli la mamma che
avevo sempre desiderato essere per loro>>. Poi indossa la giacca, prende
la sua borsa ed infine esce, senza aver chiaro neppure verso dove dirigersi, ma
soltanto per prendere una boccata d’aria, per riflettere meglio tutto quanto, mentre
si trova in mezzo alla gente, e per farsi passare di mente quelle idee tristi
che negli ultimi tempi hanno iniziato sempre più spesso a girare continuamente
dentro la sua testa, quasi senza la sua volontà. <<Tutto è andato avanti,
ed io in questo momento della mia vita mi trovo in casa tre uomini che sembrano
essere sempre più distanti da quella famiglia che avevo sempre sognato, tanto
che ognuno di loro persegue soltanto le proprie idee, sta dietro a certe
differenti aspettative, ed individualmente non si appoggia più, come io
stupidamente avrei sempre voluto, a tutti gli altri che abitano tra queste
mura. Quasi non siamo più una cosa sola come una volta, ciascuno è come se
vivesse in un mondo a parte, ed io, per quanto mi possa sforzare, non ce la
faccio più a tenere tutti uniti nella maniera che avevo sempre desiderato>>.
Casualmente
Celeste entra nel mercato rionale, passeggia per un po' senza meta tra i
venditori e gli acquirenti, e in mezzo alle bancarelle colorate, si guarda
intorno quasi per cercare, tra le tante facce di persone forse indifferenti a
lei, qualche risposta ai quesiti che proseguono a martellare tra i suoi
pensieri. C’è un’osteria in fondo alla piazza, e Celeste arriva fino là, dove
tre o quattro uomini ridono e bevono seduti davanti al bancone del locale. Lei
si fa dare un aperitivo alcolico, mentre si siede ad un minuscolo tavolino;
<<Bello forte>>, dice al cameriere sorridendo, e quando lo ha
buttato giù fino in fondo, se ne fa subito versare un altro nello stesso
bicchiere. Non ha mai bevuto niente del genere fino ad oggi, si è sempre
limitata a tre dita di vino al massimo durante i pasti, ma adesso le sembra che
ci voglia qualcosa di questo tipo per riuscire a sollevare più in alto il
proprio morale. Infine, paga la consumazione, e poi esce con calma da questo
posto, mentre niente attorno a lei sembra sia cambiato. Non avrebbe mai
creduto, fino a poco tempo fa, di riuscire a fare cose del genere, ma adesso si
sta convincendo sempre di più che anche le sue riflessioni forse stanno
cambiando rapidamente, ed anche lei deve adeguarsi ad ogni variazione. Poi,
tornando verso casa sua, si ferma per fare degli acquisti nel piccolo
supermercato dove va quasi sempre, e nella busta che in poco tempo riempie di
generi alimentari, adesso non fa mancare neppure una bottiglia di un
superalcolico, <<tanto per tenerla in casa>>, dice poi tra sé, come
per giustificare l'acquisto.
Quando rientra nel suo
appartamento appoggia i viveri sul tavolo di cucina e si siede, perché adesso
si sente soprattutto stanca e accaldata, quasi spossata, però tranquilla.
<<Nessuno in questa casa si accorgerà mai di qualche piccola differenza
nei miei comportamenti, ed io devo cambiare qualche cosa, almeno certe
abitudini, o alcune di queste mie usanze rimaste per troppo tempo sempre
identiche, perché devo trovare la maniera per sopportare una nuova realtà che indubbiamente
non è più quella che sognavo. E poi devo assolutamente convincermi di un fatto
preciso: niente resta uguale all'infinito, e comunque ogni trasformazione so
per certo che comporta sempre dei lati negativi quasi inevitabili>>. Poi
riflette meglio sui benefici dati dal bere un goccio ogni tanto. <<Mi
sento meglio, più forte, più allegra, disposta ad affrontare a testa alta
almeno i piccoli problemi>>.
Quando accende la televisione,
tanto per riempire quel vuoto evidente che prova attorno a sé, le viene quasi
da ridere. <<Nessuno potrà mai immaginare che io mi metta a bere, ed
anche io stessa non credo proprio che in fondo lo farò. Però un bicchiere ogni
tanto è forse esattamente quello che ci vuole per una povera donna che sta
nelle mie condizioni>>. Poi sistema nel frigo tutti gli acquisti di
generi alimentari, e va a riporre la bottiglia di liquore dentro l'armadio
della camera da letto, ben nascosta dietro a tutti i suoi vestiti. Quando
richiude il mobile si sente subito meglio, quasi al sicuro, come se finalmente
anche lei avesse qualcosa di personale, qualcosa tutto per sé stessa, un
segreto, insomma, un piccolo elemento soltanto suo e da tenere assolutamente
nascosto.
Bruno Magnolfi
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