Mi rendo conto, d’improvviso, che a
fasi alterne, un po' con la sua effettiva presenza, almeno quelle volte in cui
si fa vedere, e un po' nei miei pensieri che maturo volta per volta su di lei,
Marta ha attraversato quasi tutta la mia esistenza. In certi casi, se ci
rifletto, mi pare persino che anche lei vada talvolta a far parte di quella
piccola schiera di ombre che ultimamente affollano la mia immaginazione, e in
altre occasioni mi pare di giungere a desiderare di esserne parte io stesso di
quella schiera, in modo da strisciare come loro, per terra e sopra ai muri,
esattamente come un’altra entità impalpabile, così come fanno tutte le altre
figure che sfilano davanti ai miei occhi. L’anno prima di iscrivermi alla
scuola media, pur non conoscendola ancora, stavo già maturando dentro di me la
voglia di accostarmi ad una ragazza esattamente come Marta, e in qualche modo
forse nella mia mente avevo già iniziato a farci amicizia, addirittura a
frequentarla, a dirle tutte le cose che fino ad allora non mi ero mai sognato
di dire a qualcuno. Certe volte mentre percorrevo come sempre da solo la strada
fino alla scuola elementare, già mi pareva di dover incontrare poco più avanti
questa ragazza, magari proprio in via delle matite, davanti all’edificio
scolastico, e di trovare subito in lei quella sponda che non avevo mai
riconosciuto in nessuno. <<Sono stanco>>, le dicevo; <<stanco
di essere scansato da tutti, di non avere alcun amico, di essere additato come
un bambino diverso, uno che è sempre bene tenere alla larga>>. Lei mi
riferiva di sé delle cose piuttosto analoghe alle mie, e questo era già
sufficiente per ambedue nel farci procedere in avanti.
<<Quando uscirò dalla scuola
voglio andarmene in giro, trovare lontano da qui la mia vera vocazione, e poi
provare ad affiancarmi a qualcuno che sia capace di provare le mie stesse
sensazioni>>. Marta, silenziosa come sempre, mi avrebbe ascoltato, forse
osservando qualcosa oltre le siepi polverose intorno alla scuola, e magari
avrebbe annuito. <<Mi piace la mia solitudine>>, avrebbe spiegato
lei; <<Però qualche volta mi sento disposta ad aiutare qualcuno>>.
Poi avrebbe finto di mescolarsi con i suoi compagni di classe, e quando io con
una scusa sarei andato a cercarla, mi avrebbe guardato per un attimo con
indifferenza, come se non fosse stata importante anche per lei la nostra
amicizia. <<Sono qui per te>>, le dico adesso nei miei pensieri, e lei
con la sua espressione risponde che ci sono cose ben più importanti di certe
sciocchezze. Poi le propongo di svolgere insieme qualche compito scolastico, a
casa mia magari, dove c’è soltanto mia madre che trascorre il pomeriggio a
tagliare e a cucire le stoffe nell’altra stanza. <<Va bene>>, mi
fa, anche se capisco perfettamente che lo dice soltanto per farmi un favore, e
forse per non essere troppo sgarbata con me. Più tardi, mentre stiamo seduti di
fronte, con le mani tra i nostri quaderni appoggiati sul piano del tavolino, afferma
che noi siamo soltanto delle ombre, delle figure ritagliate nella carta, e che
strisciano sulle pareti, nient’altro. La osservo, non so dove riesca a trovare
affermazioni del genere, però annuisco, anche perché sono convinto che in fondo
ci sia del vero in queste sue parole.
Immagino che Marta abbia una casa
piena di libri, e che trascorra molte ore a leggere pagine su pagine di curiosa
letteratura di fantasia, anche se non le farei mai una sola domanda su questi
temi. Quando ci salutiamo l’accompagno fino al portone in fondo alle scale, e
lei, forse attraversata improvvisamente da qualche pensiero diverso dai suoi
soliti, mi dà un piccolo bacio sulla guancia, senza dire una sola parola. Non
mi posso fidare di una persona così, rifletto mentre lei si allontana. Pur
proseguendo a tenere viva questa amicizia leggera e senza pretese, devo cercare
di non farmi assolutamente prendere la mano da sentimenti diversi. Distacco ci
vuole, con una ragazza così. Nessun coinvolgimento emotivo, rifletto, quasi che
frequentarsi si dimostri un semplice tentativo come tanti altri di sconfiggere
semplicemente la noia. La storia delle ombre però mi intriga, anche se sono
soltanto un ragazzino, e se mi proietto in un futuro remoto mi vedo già insieme
ad una schiera di figure appiattite sul muro, prive di una dimensione
essenziale. Forse ha ragione Marta, penso ancora; inutile dibattersi alla
ricerca di chissà che cosa: siamo soltanto ritagli di carta appoggiati su un
muro. Mia madre prosegue a cucire, quando torno a salire le scale condominiali
e a rientrare nel nostro appartamento. Forse, come in molti altri casi, non si
è neanche accorta che c’era una mia compagna di scuola qua dentro, e che stiamo
affinando la nostra amicizia, mettendo a punto il nostro futuro, giocando con
pensieri fondamentali della nostra età. Comunque, so che non è affatto
importante tutto questo, e che dobbiamo semplicemente tirare avanti ogni
giorno, sentirsi fortunati se riusciamo ad essere già così come siamo, e la
solitudine che sta dentro di noi è probabilmente soltanto qualcosa di innato,
come l’incapacità manifesta a comunicare qualcosa a chiunque.
Bruno Magnolfi
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