sabato 24 gennaio 2026

Risultati scolastici.


            A lui piace molto, nella tarda domenica mattina, prendere i suoi due figli per mano, precedentemente vestiti e preparati di tutto punto da sua moglie, e portarli a fare una passeggiata nel vicino parco pubblico, intrattenendosi durante il percorso a salutare certe volte le persone del vicinato che magari conosce anche soltanto di vista, oppure fermandosi per parlare con qualcuno con cui, per un  motivo o per l’altro, ha dei rapporti più stretti, e che naturalmente non lesinano mai di fare qualche complimento verso i suoi due bambini. Forse questa è addirittura una scusa per fare qualcosa che senza i suoi figli probabilmente non farebbe, e in ogni caso appare sempre piuttosto soddisfatto in quel suo apparire agli occhi di tutti, almeno nei giorni festivi, come un buon padre di famiglia che si preoccupa di accompagnare i suoi bambini a prendere un po’ d’aria quando gli torna possibile. Al parco poi generalmente si intrattiene seduto su di una panchina leggendo un giornale che ha precedentemente acquistato all’edicola del quartiere, mentre i bambini normalmente si dondolano sulle piccole altalene insieme ad altri coetanei, ma questo avviene soltanto nel caso in cui non ci sia qualcuno disposto a parlare con lui anche di cose minori o addirittura insignificanti.

            Sotto a quegli alberi, comunque, non ci trascorre mai molto tempo, e dopo poco, con una scusa oppure con l’altra, rapidamente richiama i suoi figli affinché salutino tutti i propri compagni di gioco e lo riprendano per mano, incamminandosi con loro lungo lo stesso percorso a ritroso che termina con il rientro nella propria abitazione, dove è certo di trovare la tavola già apparecchiata ed il pranzo quasi pronto. In un paio di casi, durante la bella stagione, si è persino fermato ad acquistare un piccolo cono gelato per i suoi due bambini, ma in considerazione del fatto che ambedue tendono immancabilmente a sporcarsi le mani e anche la faccia, è deciso a non ripetere più l’esperienza, a meno che non siano proprio loro a richiedere con viva voce e con una certa insistenza quella possibilità. Già diverse volte comunque ha pensato che la casa dove la sua famiglia abita con una certa soddisfazione, anche se soltanto da poco tempo, secondo il proprio parere sia sufficientemente confortevole e completa di tutto da permettere ai suoi figli di restarsene nel giardinetto sul retro piuttosto che essere accompagnati ancora fino a quel parco, per cui immagina che tenderà nelle prossime domeniche ad impiegare quelle vuote mattinate probabilmente in altra maniera.  

            Immancabilmente, appena rientrato in casa, sua moglie gli chiede come sia andata quella passeggiata, e lui, che fino a quel momento non si è preoccupato affatto di ciò che gli è stato riferito dai conoscenti con cui si è fermato a parlare, adesso spiega subito con un certo fastidio che quello o quell’altro gli ha detto che Marco appare pallido e gracilino e che probabilmente ci vorrà del tempo affinché si rimetta in pieno. Lui non ha dato peso a quelle parole, anzi ha subito annuito sorridendo come fossero dei pareri scontati di una verità più che evidente, ma adesso che è a casa si sente quasi umiliato da quelle opinioni, proprio lui che vorrebbe tanto avere il figlio minore pieno di vita e un po’ meno timido di come appare a tutti quanti. <<Dagli più tempo>>, dice la moglie sottovoce, ma lui ha quasi deciso che per evitare nuovamente di ascoltare quel tipo di commenti è disposto a restarsene a casa il prossimo giorno festivo, e smetterla una buona volta con quell’abitudine della passeggiata domenicale. <<Come vuoi>>, dice lei, mentre toglie i cappottini leggeri ai bambini, rendendosi conto che Loriana, la figlia più grandicella, non è contenta di quanto ha appena ascoltato, soprattutto perché quella decisione da parte di suo padre non è in sua diretta funzione, anche se dovrebbe essere anche lei a subirne le conseguenze. Poi, dopo essersi lavati le mani, i due fratelli si siedono a tavola, ed in silenzio e senza mai alzare troppo lo sguardo dal piatto che la mamma pone loro di fronte, lasciano che i genitori proseguano a parlare dei loro problemi e delle difficoltà da cui sono afflitti.

            Anche se Loriana in genere è molto più espansiva di suo fratello, e molto volentieri ad esempio parla della scuola entrando nel dettaglio di come si svolgono le lezioni del mattino in classe con la sua maestra e con le proprie compagne, difficilmente decide di affrontare a tavola, in presenza di suo padre, un argomento del genere, come anche di qualsiasi altro, conservando le sue considerazioni di bambina per i momenti in cui resta da sola con sua madre, normalmente nei pomeriggi in cui sistema con cura i libri e i quaderni sul piano del tavolo e svolge i piccoli compiti che le sono stati assegnati. È sua madre in seguito che aggiorna il marito con un breve riassunto di quei suoi progressi, anche se lui difficilmente mostra di apprezzare troppo quei buoni risultati scolastici.  

 

            Bruno Magnolfi

sabato 17 gennaio 2026

Forte preoccupazione.


            Non mi ero ancora ambientato nella casa nuova, e i pomeriggi dopo la scuola li trascorrevo con semplicità nel giardinetto sul retro, generalmente da solo, divertendomi con qualche soldatino o facendo correre sul vialetto quei piccoli modellini di macchina che ancora possedevano le ruote. Ma quel pomeriggio lasciai perdere ogni altra cosa, e pur senza avere un’idea precisa mi avvicinai al cancello che delimitava il perimetro di fronte alla facciata della palazzina, e che naturalmente dava direttamente sulla strada, percorsa molto raramente da qualche vettura. C’era un bambino che non conoscevo lì davanti, e forse annoiato proprio come me stava giocando da solo sul marciapiede con un vecchio pallone sgonfio, probabilmente già forato per un uso poco attento. Quando mi vide lui si avvicinò lentamente all’inferriata, e così mi chiese come mi chiamassi, e poi anche da quanto tempo abitassi in quell’appartamento, visto che non mi aveva mai visto prima di allora. Dopo qualche chiacchiera tramite la quale confessai di non conoscere ancora nessuno in quei paraggi, considerato che la mia famiglia si era trasferita in quel quartiere solo da qualche giorno, lui mi parve contento di poter fare la mia conoscenza, tanto che io aprii il cancello e lo raggiunsi, anche per compiere con lui qualche passaggio con quella palla che sembrava proprio l’unico gioco possibile. Mi confidò subito di avere un anno più di me e che lungo quella strada abitavano diversi bambini della nostra stessa età, tanto che era difficile là fuori rimanersene da soli per molto tempo.

            Poco dopo difatti giunse un altro ragazzino, che a dire la verità avevo già visto nel cortile della scuola che frequentavo la mattina, ed alla fine ne arrivò persino un altro che riconobbi subito per essere un mio compagno di classe nella prima elementare, anche se ad un banco lontano dal mio, del quale perciò conoscevo il nome ma di cui non avevo immaginato che abitasse proprio da queste parti. Lasciammo perdere subito il pallone, e ci mettemmo seduti ad un gradino per parlare un po’ di noi, delle cose da fare, delle possibilità che offriva quella strada, dei giochi che potevamo inventarci visto che a detta di tutti eravamo in molti a ritrovarsi nei pomeriggi su quei marciapiedi. Gli altri mi indicarono i caseggiati in cui abitavano, ed io rapidamente spiegai qualcosa di me, anche se non mi dilungai affatto sulla mia famiglia e su ciò che mi riguardava strettamente. Poi riprendemmo a passarci con i piedi quel vecchio pallone, ma a quel punto vidi di sfuggita che dietro ai vetri della finestra di casa c’era mia mamma intenta ad osservare cosa facessi. Mi sentii subito a disagio, lei non mi aveva certo dato il permesso di uscire dal perimetro della abitazione, ed adesso mi aveva guardato senza dirmi niente, come se potessi ricevere una punizione già così. Dopo poco trovai una scusa con quei miei compagni e così rientrai senza fretta nel giardinetto di fronte e quindi in casa.     

            Mia madre non disse ancora niente, anzi si comportò subito come se nulla fosse successo, ma in questo modo il senso di colpa parve calare inesorabilmente su di me, che cercai, per tutto il resto del pomeriggio, di apparire il più possibile obbediente e attento soprattutto a non ostacolare il suo daffare. Naturalmente non servì a nulla tentare di recuperare credibilità e comportarmi verso di lei in un modo il più possibile affettuoso: il guaio ormai era fatto, sembrava ancora dire il suo modo di fare mentre preparava qualcosa per la cena, ed io da quel giorno compresi che quella sensazione di delusione nei confronti dei miei genitori non mi avrebbe facilmente abbandonato. Parecchi giorni dopo tre di quei ragazzini che avevo imparato a conoscere come miei vicini di casa, vennero a suonare il campanello. Mia madre aprì il portoncino e probabilmente li osservò con serietà, tanto che quelli con una certa timidezza chiesero se Marco fosse in casa, e se poteva uscire per andare un po’ con loro. Sentii, al riparo nell’altra stanza, che lei diceva con tono fermo: <<Purtroppo non si sente ancora molto bene, e forse è meglio se rimane dentro la sua casa>>. I tre se ne andarono, ed io restai perplesso, visto che pensavo di sentirmi bene, ed anche se forse ero ancora un pochino debole, certo non mi avrebbe fatto male uscire con loro per un’ora in quel pomeriggio, anche solo per restare di fronte alle finestre del nostro appartamento a parlare di qualche cosa senza troppa importanza.

            Mia mamma non disse niente di quella piccola visita e della richiesta di quei miei compagni, ma io compresi rapidamente che forse la sua premura ed attenzione nel proteggere la mia salute stava diventando qualcosa di diverso da ciò che secondo me era proprio necessario. In fondo però, pensai subito dopo, che non mi interessava troppo stare sulla strada con quegli altri che forse venivano addirittura spinti fuori casa dalle loro famiglie, e quindi potevo ritenermi addirittura fortunato ad avere dei genitori che continuavano ogni giorno a preoccuparsi solo per me.

 

            Bruno Magnolfi   

martedì 13 gennaio 2026

Convinzioni.


            In questo primo anno del 1960 l’andamento economico per quanto mi riguarda sta leggermente migliorando: difatti ho appena acquistato persino una motocicletta, anche se usata, giusto per non recarmi a piedi a lavorare, e in ogni caso mi pare proprio che il mio mestiere di artigiano riesca a dare ultimamente maggiori frutti, tanto che mi sono impegnato a lungo nel cercare una nuova abitazione in affitto per me e per la mia famiglia, con maggiore spazio per noi anche se purtroppo più costosa di quella vecchia, ma insomma una casa che si possa dimostrare più confortevole ed utile anche per i miei due figli piccoli. Credo proprio che per Marco la malattia che lo ha tenuto per diversi mesi lontano da tutto quanto sia oramai alle spalle, anche se lui appare ancora debole e certe volte mostri ancora delle difficoltà nelle proprie relazioni con noi e soprattutto con gli altri. Stasera, terminato il lavoro, l’ho portato con me per fargli visitare la nuova casa dove abiteremo nei prossimi anni, e lui mi è parso piuttosto contento, sempre però con le sue maniere timide e poco espansive. Mi ha fatto capire comunque che avere un giardino tutto per noi, pur piccolo, gli pare qualcosa di molto bello, e che non vede l’ora di potersi muovere in piena libertà in quelle contenute aiuole erbose. Ha molto apprezzato anche la mia motocicletta, ed anche se ho guidato con molta prudenza tenendolo davanti tra le mie braccia durante quel breve percorso, Marco mi è sembrato felice di sentire in faccia l’aria della velocità, e nelle orecchie il rombo del motore. A volte lo vorrei già grande, capace di stupirmi con le sue uscite che persino adesso sembrano a volte da persona adulta, ma mi rendo conto che per lui sarà un percorso piuttosto lungo quello volto a recuperare tutto il tempo della malattia che lo ha tenuto a casa nel letto, senza parlare di quello trascorso in ospedale.  

            Sua sorella Loriana mostra invece una grande vitalità; eppoi è molto studiosa, ed anche se per quest’anno frequenta soltanto la seconda classe elementare, già la sua maestra, così come mi ha spiegato mia moglie che va ad accompagnare e a riprendere la bambina ogni giorno, dice che per sua esperienza difficilmente ha visto degli alunni così interessati a ciò che viene spiegato ed insegnato da chi sta in cattedra. È diligente, ordinata, cortese con gli altri compagni, e soprattutto attenta, ed è sempre tra i primi alunni a comprendere tutte le nozioni che vengono affrontate. Pur impegnandomi nel mio lavoro piuttosto a fondo per tutta la giornata, però certi apprezzamenti mi ripagano ampiamente di tutti i sacrifici che devo affrontare, così spero davvero che il prossimo anno, quando anche Marco inizierà a frequentare la scuola elementare, ci siano per lui le stesse parole lusinghiere da parte di chi ci sarà a fargli da insegnante. Ed è naturale che io mi affidi al fatto che anche lui riesca a seguire le orme della sorella dal punto di vista sia didattico che del comportamento, dimostrandosi altrettanto studioso e diligente. Anzi, spero tanto che Loriana svolga nei suoi confronti un ruolo da apripista delle varie materie scolastiche, controllando a casa i suoi compiti e dandogli qualche spiegazione aggiuntiva sui tanti aspetti affrontati in classe. Anche se per i miei figli non sogno certo grandi carriere da chissà quali geni di certe materie di cui adesso non conosco neppure il nome, spero però che in seguito siano davvero in grado di studiare almeno fino a quando ne avranno voglia, in modo da comprendere il mondo e la realtà molto meglio di me e di mia moglie, che al contrario di loro non abbiamo potuto frequentare la scuola molto a lungo.

            Riconosco che per Marco il percorso scolastico sarà forse più arduo, almeno per quanto riguarda questi primi anni che avrà di fronte, sentendosi sicuramente a disagio rispetto ai suoi compagni così in piena salute da permettere loro di maturare quelle piccole conoscenze e quelle buffe amicizie tra bambini assolutamente importanti e in certi casi addirittura necessarie per ciascuno, ma riconosco che il suo essere stato ammalato per tutto questo tempo può spingerlo in seguito a provare dentro di sé una qualche forma di riscatto nei confronti della sfortuna capitata a lui. Già, perché una malattia infantile si può solo interpretare come una casualità negativa, una sfortuna maledetta della quale non si può certo incolpare nessuno, e che può capitare tra capo e collo senza che tu abbia mai fatto nulla per meritarti una disgrazia di quel genere. Per questo confido in mia figlia Loriana, affinché con il suo impegno riesca a colmare ogni possibile o eventuale lacuna di suo fratello, e a controbilanciare il momento difficile da lui trascorso. Certo, sono convinto che le cose andranno sicuramente per il meglio da ora in avanti, e già l’impegno manifestato da parte di lei è una riprova precisa del suo forte desiderio di spianare la strada per quanto è possibile al piccolo Marco. Ce la faremo, ho detto a mia moglie qualche giorno addietro, e più andiamo avanti e più ne sono convinto.

 

            Bruno Magnolfi

giovedì 8 gennaio 2026

Personalità vera.


            Ogni due o tre giorni mi impegno a fare il bucato, mettendo i panni a bagno in un grosso mastello dove in seguito, in genere la mattina seguente, li strofino con molta cura e quindi li risciacquo, per poi strizzarli abbondantemente per più di una volta. Alla fine, prendo una cesta con i panni ancora umidi e quindi scendo giù, nel cortile sul retro della casa, dove stendo con attenzione la biancheria, e naturalmente anche il resto, sopra a dei cordini appropriati che mio marito tempo fa ha fissato da un muro a quello di fronte. <<Vieni a farmi compagnia?>>, gli dico a Marco che ha deciso quest’anno di non andare più alla scuola materna, visto anche io preferisco tenerlo a casa, considerata la persistente debolezza del suo stato fisico e la dieta alimentare prescritta dai medici da quando è stato dimesso dall’ospedale. Lui non dice niente di particolare, però in genere mi segue con i suoi modi remissivi ed il suo comportamento da timido, come se preferisse probabilmente restarsene in casa, ma per farmi quasi un favore fosse pronto a venire con me. Si scendono due rampe di scale, Marco porta le mollette che servono per fissare i panni lungo i fili; quindi, apriamo una porticina in fondo all’ingesso del palazzetto dove abitiamo ed eccoci subito nel vasto spiazzo per metà lastricato dove su un fianco ci sono una serie di piccole case abitate ad un solo piano, e dall’altro una fila di stanzini generalmente usati per ricoverare la legna che serve per le cucine economiche.

            Marco si siede sempre sopra una grossa pietra, e da lì si fa attirare la propria attenzione o da un rametto che trova per terra oppure da un sassolino da cui è attratto, ed anche se io mi metto a parlare con qualcuna delle nostre vicine che intanto escono fuori dalle loro abitazioni per un motivo o per l’altro, lui non alza neppure la testa, e generalmente le saluta a voce bassa, limitandosi a sorridere quando qualcuna gli chiede come si senta. Sollevo le spalle, lascio correre e spiego io al posto suo come vadano le cose. Al centro del cortile c’è un pozzo chiuso con una grossa manovella per far sgorgare l’acqua azionandola, ed accanto un vecchio lavatoio ormai andato in disuso da dove ogni tanto fa capolino qualche piccola rana. Marco si diverte semplicemente ad osservare la poca vita che si svolge attorno a questi elementi, fatta di girini e di lucertole, certe volte affondando il rametto nella poca acqua o pescando una foglia secca rimasta in superficie. Non sembra mai interessato ai nostri vicini di casa, ed anche se c’è una bambina della sua stessa età che in qualche caso viene da lui per parlargli, non sempre lei riesce a trovare l’argomento giusto per fargli aprir bocca.  

            In casa di una signora che abita una casa in fondo al cortile hanno acquistato una delle prime televisioni che ancora in questi anni quasi nessuno possiede, e lui la prima volta che è entrato con me, dopo molte insistenze, per osservare questo nuovo elettrodomestico che stava trasmettendo un programma di notizie, è rimasto incantato, al punto da mettersi seduto a guardare ammirato le figurine sopra lo schermo e non accorgersi neppure chi ci fosse attorno a lui. Qualcuno continua a dirmi che Marco è molto chiuso in sé stesso, forse anche troppo, ma a me sembra solo un bambino che ha sofferto per essere rimasto a lungo da solo dentro un grande ospedale, ammalato al punto da non riuscire per molto tempo neppure a muoversi dal suo letto. Adesso sta meglio, è evidente, ma ci vorrà del tempo prima che torni a mostrarsi sociale e amichevole con chi gli sta attorno. Con sua sorella va molto d’accordo, anche se lei, che è un po’ più grande, non ha sempre la pazienza di inventare qualche attività di gioco per coinvolgerlo. Qualche volta la sera lei nasconde un piccolo oggetto in qualche angolo dentro la stanza, e lui viene invitato a scoprire dove sia quell’oggetto. Allora si anima, a Marco piace quel gioco, forse perché non ha bisogno di molte parole da dire, e poi certe volte tira fuori un fiuto particolare per risolvere quel piccolo segreto, come se avesse una sensibilità tutta sua nel comprendere con grande rapidità dove andare a cercare l’oggetto nascosto.

            Il prossimo anno inizierà per lui la scuola elementare, ed io credo che avere dei compagni di classe, impegnarsi a svolgere i compiti che la loro maestra avrà da sottoporre a tutti loro, e poi stare in un banco dove scrivere e tenere in ordine quaderni e matite, saranno tutte cose che potranno attirarlo al punto da modificarne facilmente il carattere. Suo padre quando rientra dal lavoro gli tocca ancora la fronte, come per rendersi conto se ancora scottasse per la febbre alta, proprio come nei mesi trascorsi, e a lui forse piace quel gesto, anche se non dice mai niente, e probabilmente dentro di sé sente ancora di essere in parte ammalato. Qualche volta, quando sta seduto, lo osservo da dietro, senza che lui mi veda, e mi convinco sempre di più che Marco nei prossimi anni sarà un bravo bambino, giudizioso, capace, obbediente, e prima o poi mostrerà a tutti la sua vera personalità.

 

            Bruno Magnolfi

lunedì 5 gennaio 2026

Grave situazione.


            Mio fratello sicuramente è sempre stato un bambino timido e di poche parole. Ancora prima dell’insorgere della malattia ha sempre amato isolarsi e giocare per conto proprio, anche durante il periodo in cui ha potuto frequentare la scuola materna, proprio quando tutti gli altri piccoli compagni parevano voler solo ridere e scorrazzare, e poi adesso che è uscito da poco tempo dall’ospedale dove è rimasto ricoverato per ben più di un mese, appare ancora più schivo, chiuso in sé stesso, come se quel pallore del visino sempre serio e smunto, insieme a quella magrezza che gli regalato la dieta curativa, data probabilmente anche dalla sofferenza che si è trovato ad affrontare, fossero il proprio tratto distintivo addirittura anche del suo carattere. Come sorella maggiore ho pensato molto a come poterlo aiutare e sostenere magari proprio nello spingerlo ad integrarsi con i suoi compagni e con il gruppo dei bambini vicini di casa nostra, ma anche per me non è mai stato troppo semplice, soprattutto perché non vorrei forzare la sua misteriosa volontà cercando di fargli compiere dei giochi e delle attività che non gli interessa proprio svolgere. Per quanto mi riguarda, almeno dopo tutto il periodo in cui ho abitato dalla zia, quelle lunghe giornate trascorse senza la mia famiglia hanno lasciato sicuramente degli strascichi che probabilmente sono stati capaci di cambiare almeno in parte i miei comportamenti. Anche il distacco da mio fratello ha comportato per me un leggero allontanamento dai suoi modi di fare, soprattutto quando ho scoperto con disagio, al suo rientro a casa, che alcuni atteggiamenti in lui erano variati, senza che fossi capace di comprenderne del tutto il motivo.

La mia maestra di scuola come sempre è molto paziente e comprensiva con me, e mi incoraggia quasi ogni giorno nelle varie attività didattiche, probabilmente rendendosi conto che è appena trascorso un periodo piuttosto complicato anche per tutta la mia famiglia. Io da parte mia credo di impegnarmi al massimo, e cerco sempre di essere all’altezza delle aspettative che sembra abbiano tutti nei miei confronti. Osservo a lungo la maestra, i miei compagni, tutte le persone che incontro ogni giorno, e mi pare quasi che tutti sappiano sempre qualcosa più di me, qualcosa che soltanto con grande impegno e con tanto sacrificio, specialmente negli studi, ma anche nel rispetto per gli altri, probabilmente potrò riuscire a conoscere. Anche la mia mamma poi sembra più assente rispetto a qualche tempo fa, come se fosse stanca, quasi svogliata nel riprendere le attività di sempre. Mio fratello Marco naturalmente ha ancora necessità di cure e di controlli, ma soprattutto è quel suo dover essere alimentato ogni giorno con dei cibi semplici, essenziali, senza olio, grassi, e senza neppure un pizzico di sale, che pone lei ed anche tutti noi stessi in una condizione un po’ particolare. Lui non si lamenta, sembra accettare tutto quanto senza ribellarsi mai, anche se io sono convinta che prima o dopo tirerà fuori il proprio carattere che reputo poco remissivo.

Mio padre sta cercando per noi una casa nuova, e questo fornisce alla nostra famiglia un minimo di curiosità e quel pizzico di aspettativa per il futuro che forse difficilmente riusciamo a trovare in altri aspetti della giornata. Io non mostro mai delle gelosie per le attenzioni che i nostri genitori impiegano nei confronti di mio fratello, però certe volte mi pare addirittura che siano esagerati nel comportarsi con lui come se fosse ormai fragilissimo e addirittura incapace nel provvedere da solo almeno ad alcune delle piccole cose di ogni giorno. Siccome mostra oltretutto ancora una certa disappetenza dopo il periodo ospedaliero, certe volte pare che il desiderio più forte di mia mamma sia addirittura quello di mettersi ad imboccarlo, come fosse ancora un neonato che non sa badare a sé. Invece ha quasi cinque anni, ed ormai i medici lo hanno giudicato guarito dalla malattia, anche se ha ancora necessità di qualche cura. Anche mio padre credo che mal sopporti l’atteggiamento che assume la mamma certe volte, però non dice niente, si limita a guardare da un’altra parte lasciandola da sola ad occuparsi del suo bambino.

Spesso viene a farci visita la zia, credo soprattutto per stare un po’ con me, tanto che in certi pomeriggi è lei a portarmi fuori per qualche passeggiata, e qualche volta anche per comperarmi qualcosa che secondo lei mi serve, o è addirittura indispensabile, sostiene. Così mi giungono a volte dei regali inaspettati, soprattutto costituiti da qualche vestitino, ed io sono sempre un po’ restia a mostrarli ai miei genitori, perché riconosco che è come se fossi trattata in un modo privilegiato rispetto a mio fratello, e questo naturalmente non va bene, anche se a Marco non interessa niente di tutto ciò e lascia che attorno a lui tutto accada senza tirare mai fuori la propria opinione. Mia mamma durante certe sere l’ho sentita piangere, ma non ho compreso mai del tutto per quale motivo lo facesse, e in ogni caso ho sempre fatto finta di niente, proprio per non aggravare la sua situazione.

 

Bruno Magnolfi

sabato 3 gennaio 2026

Lungo periodo.


            Suo padre è una persona semplice, assiduo frequentatore di un vicino caffè con biliardo dove spesso si intrattiene nelle serate a scherzare con gli amici e i conoscenti di sempre. Non è abituato ad affrontare degli argomenti un po’ troppo complicati, e quando si trova a dover spiegare a Loriana, la propria figlia maggiore, che quel suo fratello da settimane febbricitante dovrà essere internato in un ospedale e probabilmente per un lungo periodo, lo fa con parole dirette, senza mezzi termini, pur in parte cedendo alla commozione del momento. Lei reagisce in maniera quasi inaspettata, iniziando subito a piangere a dirotto e spiegando tra le lacrime che si sentirà sicuramente troppo sola senza di lui, e che per tutto quel periodo non saprà proprio neanche con chi giocare e trascorrere il suo tempo libero dalla scuola. Che la mamma poi si trasferisca in città da certi parenti per assistere quel figlio ricoverato, è un’altra batosta che lei riesce a malapena a sopportare, anche se suo padre le dice subito che per tutto il periodo sarà sua zia a prendersi cura di lei, e che per questo impegno sistemerà le cose in maniera da darle nella propria abitazione non molto distante tutta l’accoglienza possibile. Loriana è sempre andata d’accordo con la zia, che per altro abita da sola, anche se adesso per lei dover affrontare questi cambiamenti improvvisi è sicuramente qualcosa da cui si sente spaventata, ma alla fine comprende benissimo che tutto dovrà essere svolto in funzione del piccolo Marco e della sua guarigione completa che tutti naturalmente si augurano avvenga in fretta.

            Lei quell’anno ha appena iniziato a frequentare la prima classe elementare, ma a scuola la maestra è molto contenta dei suoi risultati: la ritiene una bambina giudiziosa, intelligente, capace di grande attenzione e di impegno. Però adesso tutti i cambiamenti che deve affrontare non saranno cose semplici da superare, e soprattutto il pensiero del suo fratellino internato in un grande ospedale dove per lui ritrovarsi per gran parte della giornata completamente da solo le pare qualcosa di cui da ora in avanti lo immagina già spaventato. Marco però prima di tutto sta male, e adesso non gli importa quasi nulla del proprio futuro, visto che da molti giorni trascorre gran parte del suo tempo dentro al proprio letto e forse non si ritrova neppure le forze per riflettere su ciò a cui dovrà andare incontro. La mattina seguente poi sua mamma lo avvolge in una spessa coperta ed insieme salgono su un treno freddo e rumoroso, e lui, pallido e rassegnato, si lascia sballottare senza lamentarsi di nulla, non trovando neppure la forza di reagire agli eventi. Ma è nel preciso momento quando giunge in clinica, e nell’istante in cui gli viene assegnato un letto dove la mamma lo sistema con l’aiuto di un’infermiera gentile che comprende quanto le cose stiano rapidamente precipitando. Ci sono altri bambini nella sua stanza, ma ognuno sta per conto proprio e in silenzio, e per Marco l’osservazione della notte che scende fuori dal vicino finestrone vetrato all’interno di una città che neppure conosce gli pare addirittura un viaggio intrapreso senza neppure immaginarne itinerario e destinazione.

            Ci vorrà quasi un mese per comprendere da parte dei medici e dei sanitari l’origine della malattia di Marco, e in quelle domeniche in cui suo padre e sua sorella Loriana si recano da lui a fargli una visita, Marco si sente oramai quasi al di fuori da quella famiglia, come se il suo viaggio fosse in pieno svolgimento e tutto ciò che sono stati fino ad allora i dettagli della sua piccola vita fossero diventati ormai elementi rimasti alle spalle. Persino sua sorella non gli sembra più quella che conosceva fino a pochi giorni addietro, e l’unica cosa che riesce a farlo sorridere sono quei piccoli giocattoli e i piccoli libri di figure che gli vengono donati. Dopo molti giorni, presso a poco identici, viene però preso in braccio da un infermiere forte e gentile, che senza dirgli neppure una parola di troppo lo porta in ascensore con sé, fino ad un padiglione attiguo dove vengo sistemati i bambini ormai convalescenti. Tutti ridono là dentro, il clima è molto migliore, sembra che tutto il malessere accumulato nell’ospedale pediatrico svanisca dietro a quella vitalità miracolosamente ritrovata da tutti. Anche Marco naturalmente sta meglio, e forse sta iniziando persino ad affezionarsi a quell’ambiente, a fare qualche amicizia con i malatini della sua età, e a trovarsi maggiormente a proprio agio, tanto che quando viene dimesso prova persino un certo dispiacere nel dover abbandonare così all’improvviso tutto quanto, anche se c’è la sua mamma a guidarlo, e lui si comporta esattamente come lei gli chiede di fare. Tornare a casa, in famiglia, agli oggetti e agli affetti che conosce è una gioia che quasi non si aspettava, e Loriana è lì, pronta ad abbracciarlo, anche se tutto quel periodo a suo modo di vedere si è rivelato anche per lei troppo lungo.

 

            Bruno Magnolfi

mercoledì 31 dicembre 2025

Sconfitto dalla volontà.


            Il bambino confusamente ricorda che durante quel periodo era così piccolo d’età che la sua mamma riusciva ancora agevolmente a tenerlo a lungo in braccio, e nel mentre sua sorella, di qualche anno più grande di lui, tornata da scuola quel giorno con una pellicola scura fornita dalla sua maestra e da posizionare sugli occhi, quel giorno era scesa fin nel cortile posteriore della loro piccola casa per andare ad osservare il cielo in quel momento ancora sereno. Lui invece, dalla finestra del primo piano dove abitavano, continuava a guardare incuriosito gli eventi che stavano per verificarsi, proprio mentre lei appariva immobile insieme ad altre tre o quattro persone del vicinato, e forse un po’ le invidiava quella libertà di andare all’aperto e di godere in piena tranquillità di quelle giornate tiepide e al momento senza alcuna nuvola in cielo. La sua febbre persistente, data da quella malattia che gli procurava persino dei continui e terribili dolori alla testa ed anche alle ossa, da diverso tempo non gli concedeva questa possibilità, e nonostante le sue giornate proseguissero a trascorrere quasi interamente nel suo letto di bambino, a lui difficilmente veniva voglia di proiettarsi verso l’esterno, pur soltanto con la semplice fantasia, proprio come nel corso di quel pomeriggio. Gli animali da cortile che qualche famiglia allevava dentro ad alcuni recinti poco distanti da lì, avevano poi iniziato ad emettere degli strani versi, come avvertendo uno strano pericolo imminente, e quando il sole, fino a quel momento brillante come sempre, aveva infine iniziato ad oscurarsi, pareva che un grido continuo e prolungato di dolore iniziasse a percorrere come un tremito qualsiasi creatura vivente.

            Da dietro ai vetri della finestra il sole non si riusciva a scorgere, restando in una posizione troppo alta in cielo, ma quel buio progressivo e innaturale che era giunto, addirittura pauroso per la sua repentinità, pareva adesso qualcosa di talmente fuori dall’ordinario da far persino tremare quel bambino malato, come preda di una febbre aggiuntiva, fino a giungere al punto, quando l’apice dell’eclisse fu oramai evidente a chiunque ed il buio infine così denso e profondo da assomigliare del tutto a quello notturno, di farne voltare lo sguardo verso l’interno della stanza in cui si trovava, quasi a voler evitare o esorcizzare quella visione addirittura terrificante. Fu esattamente in quel momento che a sua madre venne da piangere con una certa spontaneità, forse scorgendo in quel gesto irrazionale di suo figlio il rifiuto stesso di una prossima vita un po’ crepuscolare, condannata dalla malattia; un’esistenza minore, alle spalle dei sacrifici di qualcuno della famiglia, oppure di qualche istituto ospedaliero, che con l’andare degli anni avrebbe dovuto sorreggere una situazione inguaribile, e un’esistenza destinata ad un lento e inesorabile declino. Il loro medico di famiglia insieme al pediatra avevano prescritto per i giorni seguenti il suo ricovero urgente in ospedale, ed anche se il bambino non era a conoscenza di quanto realmente l’attendesse per il prossimo periodo, sua mamma si sentiva già quasi disperata, e tenerlo in braccio per fargli assistere a quello spettacolo della natura le aveva fatto riflettere su cose un po’ penose, pur mostrandosi come uno svago.

            Il buio improvviso durante il giorno sembrava come l’inizio di una fine imminente, e molti si erano già espressi con popolare superficialità in quel senso, anche se per i più informati era soltanto un avvenimento che si verificava ad intervalli lontanissimi tra loro, tanto da poterne assistere, durante tutta un’intera vita, solamente una volta. Qualcuno con convinzione aveva spiegato addirittura che quello era solo l’inizio del cataclisma, la dimostrazione chiara che la specie umana, con la propria evidente mancanza di solidarietà che si era manifestata con la guerra, non era stata capace di adempiere ai compiti per cui era stata creata, e quella punizione data dalla natura stessa era qualcosa di evidentemente conseguente. La madre si sentiva disperata, ma nonostante tutto riusciva ad essere adesso quasi gioiosa nei confronti del suo malatino, sapendo che il distacco, dopo aver consegnato il suo bambino nelle mani dei medici ospedalieri di una città lontana, sarebbe stato un trauma per tutta la famiglia, e specialmente per lui, improvvisamente solo in una camera del tutto estranea, con le lenzuola troppo bianche, e i profilati delle attrezzature di un acciaio persino troppo freddo e insidioso.

            Tutto pareva convergere verso una situazione di una tristezza sconcertante, ma nessuno aveva intenzione di aggravare la vicenda in corso: la sorella si era voltata ad un tratto verso la finestra, forse attratta da quegli sguardi familiari, ed aveva salutato il bambino con un sorriso divertito accompagnato da un gesto della mano, mentre la mamma aveva salutato a sua volta, quando l’oscurità era ormai incombente. Infine, il buio aveva avvolto tutto quanto, e la paura aveva reso più piccoli tutti gli esseri viventi, anche se quell’attimo era durato poco tempo, e dopo poco la visione di ciò che si poteva osservare da quella finestra del primo piano era tornata quella di sempre. La mamma poi si era allontanata dai vetri ancora con il bambino in braccio, e poco dopo lui era stato coricato di nuovo nel suo letto, come se qualcosa fosse ormai alle loro spalle; già superato, sconfitto dalla volontà.

 

            Bruno Magnolfi