La donna senza fretta cammina lungo
il marciapiede, si sofferma ad osservare una vetrina quasi distrattamente, poi
prende una decisione. Entra nella piccola gioielleria con fare piuttosto deciso
ed un immancabile sorriso raggiante sulla faccia. È ben vestita, capelli in
ordine, ed un trucco leggero sopra la sua espressione, con un rossetto velato
sulle labbra, da gran signora. Si sente scaltra lei, in queste occasioni sa che
nessuno può tenerle dietro, figuriamoci un piccolo commerciante abituato a
mettere sul banco anellini di fidanzamento e qualche girocollo senza
importanza. Lei si guarda attorno per un attimo, poi chiede subito di una
collana importante, un regalo da fare a sua madre dice, qualcosa che lasci
l'anziana donna senza parole. Il gioielliere si schiarisce la voce, balbetta
qualcosa, guarda fuori dalla porta a vetri con la chiusura automatica, poi si
decide ed apre la cassaforte nascosta dietro un angolo, tirando fuori subito i
pezzi migliori tra quelli che tiene dentro al suo negozio.
Lei intanto parla, dice delle cose
generali di sua madre, sui rapporti che intrattengono, sul tenore di vita a cui
la sua vecchia è da sempre abituata, ma senza esagerare, con metodo, lasciando
supporre molti aspetti e mettendo in condizioni il gioielliere di ascoltarla e
di annuire alla massa di notizie che gli viene sciorinata. I pezzi le
piacciono, ma non è convinta completamente, "perché mia madre",
spiega senza smettere un momento di parlare, "è abituata a cambiare i
gioielli che indossa anche diverse volte al giorno, a seconda delle
circostanze, e per questo le sue amiche, quando si incontra con loro per la
partita a carte o per il tè, secondo lei devono sempre rimanere quasi
meravigliate di tutto ciò che riesce a sfoggiare".
Il negoziante tira fuori altre cose:
spille, bracciali, diademi, i migliori pezzi di tutto ciò che tiene in
cassaforte; l'ora è morta, in genere non viene nessuno durante il primo
pomeriggio, e lui può intrattenersi senza problemi con una cliente così
importante che a guardarla bene gli pare addirittura di conoscere, tanto da
aver notato la sua faccia magari in televisione, durante qualche ricevimento
d'alta borghesia ripreso dalle telecamere. Lei osserva tutto e fa diverse volte
i complimenti al gioielliere per la sua capacità di mettere in vendita anche
degli oggetti poco usuali, ma niente riesce a convincerla davvero, e dopo aver
fotografato con il suo cellulare un paio di collane, "per averne memoria",
spiega all’uomo che non è del tutto convinta, deve pensarci, probabilmente
ripasserà durante uno di quei giorni seguenti.
Il gioielliere l'accompagna fino
alla porta, le apre e con un gran sorriso le dice che per lei sarà sempre a sua
disposizione, in qualsiasi momento vorrà tornare a fare una visita nel suo
piccolo negozio. Lei se ne va, con la sua borsetta firmata ed il tailleur
elegante sotto al soprabito, e naturalmente soltanto quando lui sta rimettendo
a posto gli oggetti sparsi sui velluti del bancone, si accorge che qualcosa manca,
il pezzo meno preso in considerazione durante tutta la visita della donna. Ma
in fondo tutto ciò non ha neppure una enorme importanza: ciò che lei si è preso
è solamente una copia del pezzo originale, il quale resta al sicuro tenuto
dentro un fagottino, messo in un angolo come qualcosa senza alcun valore,
riconoscibile soltanto per una sigla con cui il gioielliere ama ricordarsi bene
quali siano là dentro i gioielli veri e originali.
Bruno Magnolfi
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